Come ripensare le Regioni
Spunti molto interessanti dal confronto sul futuro delle Regioni promosso da SoloRiformisti. Non si devono riportare funzioni allo Stato ma creare un vero Stato federale con differenti livelli di autonomia.

Spunti molto interessanti dal confronto sul futuro delle Regioni promosso da SoloRiformisti. Non si devono riportare funzioni allo Stato ma creare un vero Stato federale con differenti livelli di autonomia.

Le regioni ci sono e vanno tenute. Bisogna organizzare meglio il rapporto governo nazionale – governi regionali, anche alla luce della pandemia. Sbagliato il rafforzamento dell’autonomia regionale. Le regioni hanno già molti poteri e non si vede la necessità di aggiungerne altri.

In via teorica il regionalismo rende più incisivo il controllo degli elettori sugli eletti ma sul piano pratico molto non ha funzionato per i difetti della cultura politica italiana. Gli errori della riforma del 2001 e le modifiche oggi necessarie.

Dobbiamo trovare le formule per valorizzare azione ed efficienza operativa delle Regioni e Inquadrare al meglio i compiti tra Comuni, Province e Regioni, semplificando ed ottimizzando processi e procedure, e eliminando costose duplicazioni.

Tentenna, tentenna ma non cade. La ragione è semplice. Giuseppe Conte, Re travicello, fa comodo a tutti, a destra come a sinistra. Una situazione che durerà almeno quanto l’emergenza.

Negli ultimi 20 anni il Grande Fratello è stato evocato spesso. Craxi, Berlusconi, Renzi, Salvini. Ora, complice la pandemia, è arrivato. Ha le sembianze dell’Avvocato del popolo che vuole regolare anche i comportamenti domestici.

Quello che preoccupa del governo non è la sua risposta all’emergenza ma il modo messo in campo per portarla avanti. Bypassato il Parlamento, Conte parla direttamente al popolo con mega interventi in diretta televisiva. La democrazia rappresentativa non funziona così.

Come in un regime. Gran parte della stampa riporta le veline del governo e non quello che realmente avviene. Clamoroso il caso del vertice europeo che viene fatto passare come una vittoria delle richieste di Conte.

Al Consiglio europeo una svolta c’è stata, anche se non è quella sbandierata da Conte. Per la prima volta si è ipotizzato un futuro debito comune il che significa cessione di sovranità. La Merkel ancora una volta ha dettato la linea.

Il si al MES di Forza Italia cambia in prospettiva il quadro politico. Si intravede all’orizzonte la possibilità di azzerare la sbornia populista e di far uscire il paese dalle inevitabili difficoltà economiche post-pandemia.

La pandemia ha reso ancora più evidente il continuo conflitto fra Stato e Regioni. Tutto risale alla riforma del Titolo V fatta in modo affrettato e approssimativo. Sembra di essere tornati agli stati regionali della fase pre-unitaria.

È tempo di costruire una democrazia federale europea. In questo orizzonte bisogna riconsiderare i compiti dello Stato centrale, delle Regioni e delle città. In caso contrario ripetiamo discussioni già archiviate dallo scorrere degli anni.

Le Regioni devono tornare a essere organi di programmazione e di legiferazione. Molti consigli regionali – a cominciare dalla Lombardia - hanno ridotto ai minimi termini l’attività legislativa e anche la figura del presidente come “governatore” si è rivelata un’esagerazione.
