Sanità toscana, una regione sicura
In vista delle ormai prossime elezioni regionali riprendiamo il confronto programmatico sui temi della campagna elettorale. Il Dott. Giacomo Trallori interviene sulla sanità.

In vista delle ormai prossime elezioni regionali riprendiamo il confronto programmatico sui temi della campagna elettorale. Il Dott. Giacomo Trallori interviene sulla sanità.

La pandemia offre l’opportunità di ridisegnare natura e struttura dello stato sociale. Compito dei progressisti è quello di progettare un welfare che riduca le disuguaglianze. Un articolo di Francesco Gualdi e Francesco Galletti pubblicato da Policy Network.

Il paradosso del PD: ieri aggressivo coi socialisti, oggi remissivo coi 5Stelle. A Zingaretti converrebbe guardare al partito che non c’è e farsi promotore di una aggregazione che comprenda i ceti produttivi e tutti coloro che, laici e riformisti, guardano all’Europa.

Sarà la Ceccardi a sfidare Giani per la Presidenza della Regione. Una scelta totalmente sbagliata ma in linea con il passato. Le conseguenze saranno che il candidato del centrosinistra farà una passeggiata e Italia Viva conquisterà tutti i moderati.
La politica resta inconcludente anche davanti alla crisi economica. Deve uscire allo scoperto un movimento di “resilienza” civica per politiche di sostenibilità e anticipazione dei cambiamenti. L’appello di Mattarella.

Gli Stati Generali servono solo a nascondere l’immobilismo del Governo, spaccato a metà fra grillini e PD. Il programma per il rilancio del Paese non può essere portato avanti da questa maggioranza. Solo Dibba può sparigliare le carte.

Populismo, antiparlamentarismo, statalismo, giustizialismo. Queste le caratteristiche del governo in carica che si trova di fronte la peggior destra possibile. L’unica speranza è nel risveglio della società civile. Altrimenti per l’Italia non c’è speranza.

Si apre a Villa Pamphili il Festival delle Chiacchere. Non stupisce l’iniziativa di Conte, sotto la regia di Casalino. Stupisce il PD che continua a cedere su tutto, sulla giustizia, sulla scuola, sul welfare.

Dopo i segretari nazionali, Amendola è indubbiamente la figura più rilevante nella storia del PCI. La sostanza della sua eredità è nella necessità di innovazione e nell’inconciliabilità tra sinistra di governo e sinistra antagonista.

Amendola ha dato il suo contributo più rilevante perché ha interpretato la formula togliattiana del partito nuovo come la netta affermazione del fatto che il Pci fosse e dovesse agire come Partito di governo. Per lui il destino delle classi lavoratrici era indissolubilmente legato a quello della nazione.

Negli ultimi anni della sua vita nel mirino di Amendola, insieme a tutti i compagni e gli avversari politici inclini alla faciloneria e alla superficialità, quegli intellettuali da lui accusati di genuflessione opportunistica o miope alle sgangherate mode del tempo.

Amendola puntava a una democratizzazione del capitalismo di Stato spalleggiata da ampie mobilitazioni del mondo del lavoro, mentre Trentin e Ingrao attribuivano al conflitto industriale un ruolo centrale nella promozione di forme di democrazia economica alternative al corporativismo di matrice cattolica.

Anche Amendola che era senza ombra di dubbio il più “aperto” nei confronti dei partiti politici dell'area liberalsocialista non si può certo definire un socialdemocratico dentro il Pci. Il suo impegno era finalizzato a costruire, con la spinta della classe operaia, una società a misura dei lavoratori che andasse oltre anche alle migliori esperienze socialdemocratiche.
