Come ripensare le Regioni
Spunti molto interessanti dal confronto sul futuro delle Regioni promosso da SoloRiformisti. Non si devono riportare funzioni allo Stato ma creare un vero Stato federale con differenti livelli di autonomia.

Spunti molto interessanti dal confronto sul futuro delle Regioni promosso da SoloRiformisti. Non si devono riportare funzioni allo Stato ma creare un vero Stato federale con differenti livelli di autonomia.

Le regioni ci sono e vanno tenute. Bisogna organizzare meglio il rapporto governo nazionale – governi regionali, anche alla luce della pandemia. Sbagliato il rafforzamento dell’autonomia regionale. Le regioni hanno già molti poteri e non si vede la necessità di aggiungerne altri.

In via teorica il regionalismo rende più incisivo il controllo degli elettori sugli eletti ma sul piano pratico molto non ha funzionato per i difetti della cultura politica italiana. Gli errori della riforma del 2001 e le modifiche oggi necessarie.

Dobbiamo trovare le formule per valorizzare azione ed efficienza operativa delle Regioni e Inquadrare al meglio i compiti tra Comuni, Province e Regioni, semplificando ed ottimizzando processi e procedure, e eliminando costose duplicazioni.

Sveltire le procedure è possibile. Sarebbe anche utile valutare un qualche finanziamento alle imprese a fondo perduto. La problematica dei ritardi è solo marginalmente politica. Nel nostro sistema La “burocrazia” è molta più radicata di questa o quella coalizione politica.

Si corre il rischio che le risorse a disposizione di privati e imprese non arrivino subito a destinazione. A fare da freno il sistema bancario che teme di essere l’anello debole sul quale si scaricano i problemi irrisolti. Una proposta operativa

Ce ne siamo accorti nel momento peggiore. Non abbiamo una classe dirigente, pubblica e privata. Ci si muove all’insegna della improvvisazione, del giorno dopo giorno. E la burocrazia la fa da padrona.

Tentenna, tentenna ma non cade. La ragione è semplice. Giuseppe Conte, Re travicello, fa comodo a tutti, a destra come a sinistra. Una situazione che durerà almeno quanto l’emergenza.

Mètis è l’intelligenza pratica, distinta dall’epistème tanto cara a Platone. È il pensiero flessibile che si muove tra passato, presente e futuro. Fa tesoro delle esperienze e induce comportamenti non impulsivi ma dettati dalla riflessione

Quando capita qualcosa che ci impressiona molto diciamo sempre che “dopo niente sarà più come prima”. Ma si confonde la spettacolarità di un evento con il suo significato storico. Anche noi non diventeremo migliori per essere stati chiusi a lungo in casa (*).

Consentire di “incontrare congiunti”, invece di limitarsi a regolamentare le modalità degli spostamenti, non limita le occasioni di contagio, ma è espressione di una cultura illiberale in cui l’individuo non è un titolare di diritti ma un suddito.

È necessario inventare una nuova funzione al museo contemporaneo. Non saranno sufficienti le linee guida per la regolazione degli ingressi, sarà necessario ripensare il ruolo del museo nella società e comunicarlo con tutti gli strumenti possibili.

Come dal 25 aprile del ’45 scaturì quella libertà che ha caratterizzato la società di oggi, da questo 25 Aprile, a causa della pandemia, nascerà una nuova forma di libertà responsabile, indispensabile per costruire il futuro.
