Ma quale “Costituzione più bella del mondo”?
È l’ora di farla finita con la retorica della Costituzione più bella del mondo. Il mancato rinnovo dei nostri meccanismi istituzionali ci fa correre il rischio di vanificare gli stanziamenti del PNRR.
È l’ora di farla finita con la retorica della Costituzione più bella del mondo. Il mancato rinnovo dei nostri meccanismi istituzionali ci fa correre il rischio di vanificare gli stanziamenti del PNRR.
Un’astensione che sfiora il 50% è un pericolo per la democrazia. In tanti non votano perché lo ritengono inutile. I partiti una volta incassati i voti su una determinata linea agiscono poi secondo le convenienze del momento.
Dalla maggioranza della politica italiana Draghi è stato accettato più per necessità che per convinzione. Inevitabile che la sua azione ne risenta. Se ora i riformisti non alzano la testa, l’Italia perderà la sua ultima occasione.
Nove mesi al governo e l’Italia sta imponendosi, finalmente in positivo, all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Mario Draghi ha calato il settebello.
Dal voto amministrativo esce sconfitta l’opzione populista. Quasi azzerati i grillini e fortemente ridimensionata la Lega. Draghi tira dritto, centrosinistra e centrodestra ancorati, per ora, alle vecchie opzioni.
Due anime nei Cinquestelle. Quella che contesta il sistema, alla Capanna, leader Grillo, quella che punta alla gestione del sistema, alla Mastella, con Conte. Il professore alza la voce “non faccio il prestanome”. Tattica o strategia?
Doveva essere espropriata. Ma oggi la società Autostrade, grazie alla furia giustizialista di Toninelli e Conte, corre il rischio di uscire e tornare nel portafoglio dei Benetton che potrebbero anche guadagnarci.

Notizie superficiali, non verificate, fake news, impressioni presentate come fatti, omissioni, rivelazioni che non sono tali. Lo stato dell’informazione italiana è desolante ed è causa del malessere che vive il Paese.

Zingaretti ha accreditato Conte come federatore dell’alleanza PD, M5S e LeU. E ora i grillini, con Conte leader, si apprestano a conquistare quella parte dell’elettorato Dem che, per dimenticare Renzi, vuole tornare ai vecchi tempi.

Dall’intergruppo fra PD, LeU e 5Stelle alla possibile scelta strategica di un’alleanza politica. Il Partito Democratico, per cancellare dalla sua storia il riformismo di Renzi, sta imboccando una strada che lo porterà ad una situazione senza sbocco.

Altro che “uno vale uno”. L’incarico a Draghi è un colpo mortale al populismo grillino, al tentativo di Zingaretti di riportare il PD sulla vecchia strada e alla deriva statalista e assistenzialista di Salvini e Meloni.

Il mandato esplorativo a Fico ha un solo significato. Il nuovo governo, con Conte o senza, dovrà cambiare politica. E’ quello che serve al Paese che non può tornare a crescere con la demagogia, l’assistenzialismo e il giustizialismo.

Al Paese servono un nuovo governo e un nuovo programma. Non basta trovare una maggioranza qualsiasi. Assistenzialismo e populismo aggravano, e non risolvono, i problemi che sono sul tappeto. Le strade percorribili
