Salvini, Fratoianni e Putin
I leader di Lega e Sinistra Italiana sono i cavalli di Troia della Russia. Da posizioni opposte, ma con proposte convergenti, perseguono l’obiettivo di affossare l’Unione Europea a tutto vantaggio di Putin.

I leader di Lega e Sinistra Italiana sono i cavalli di Troia della Russia. Da posizioni opposte, ma con proposte convergenti, perseguono l’obiettivo di affossare l’Unione Europea a tutto vantaggio di Putin.

L’intervento di Draghi a Rimini ha reso evidente l’abisso che esiste fra il premier e i tanti nanetti della politica italiana. È per non far notare questa differenza che le notizie sul governo sono sparite dalla cronaca.

Un futuro opposto attende le due principali leadership del momento. Indipendentemente dal risultato elettorale, Letta tornerà a Parigi mentre la Meloni potrebbe diventare il capo di un nuovo movimento conservatore.

PD e Verdi e Sinistra Italiana trovano l’accordo su cose non al centro dell’intesa raggiunta con Azione. Così due alleanze diverse su cose diverse. Roba che fa impallidire l’ingenuità del Berlusconi del 1994.

La scelta di Calenda e Bonino affossa la possibilità di un terzo polo che non si limiti a fare testimonianza. L’agenda Draghi è ormai carta straccia. Si torna indietro di trent’anni. Stesse proposte, stessi personaggi, stessa fuga dalla realtà.

Un po’ per necessità e un po’ per convinzione i Dem continuano a rincorrere i grillini. Non hanno il coraggio di abbandonare il “campo largo” perché di fatto dovrebbero ammettere che aveva ragione Renzi.

Nei ballottaggi prevale il centrosinistra ma un’astensione ben oltre il 50% testimonia del profondo malessere del Paese. Nel 2023 un voto politico che sarà essenziale per il nostro futuro. Ma per ora nessuna luce in fondo al tunnel.

Dal voto ammnistrativo esce sconfitto il “campo largo”. Il centrodestra è maggioranza nel Paese. Per portare avanti l’agenda Draghi il PD deve guardare al centro e il centro deve smetterla di fare come i capponi di Renzo.

Grande consenso a Strasburgo per l’intervento di Draghi. Salvini e Meloni tentano di sfruttare il consenso del premier che però ha detto l’esatto contrario di quello che vogliono i due leader sovranisti.
La realtà ha fatto fallire gli opposti disegni del “campo largo” e del “centrodestra unito”. Verso una ritrovata autonomia del mondo liberaldemocratico e riformista. Anche dal basso arrivano spinte in questo senso. Gli esempi di Lucca, Pistoia e Carrara.
L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e l’imperizia di Salvini hanno fatto esplodere le contraddizioni del centrodestra. Ora l’alleanza è morta e sepolta. E se rinasce sarà una cosa completamente diversa e avrà il volto della Meloni.
Dicendo che Articolo 1 potrebbe rientrare nel PD, D’Alema ha certificato lo spostamento a sinistra dei Dem e la morte del progetto politico di Veltroni. I prossimi mesi diranno se i riformisti sono ancora in partita.
I grandi elettori del centro destra sostengono la tesi di Berlusconi Presidente della Repubblica. Ma la stragrande maggioranza sa che la cosa non è possibile. Il momento che attraversa il Paese richiede una figura davvero super partes.
