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PERSEGUITATI E DIMENTICATI

Sono circa 220 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. Il rapporto della Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, pubblicato recentemente, è sostanzialmente passato sotto silenzio nonostante la gravità delle denunce, tutte documentate.

di Redazione Solo Riformisti | 2 Novembre 2026

Pubblichiamo un estratto dal rapporto che denuncia la grave situazione in cui vivono i cristiani in 18 Paesi del mondo. 12 di questi hanno una maggioranza di fede islamica, 3 buddista, 1 Induista e 2 sono stanzialmente atei.

“Perseguitati e dimenticati? Rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede 2024–2026presenta testimonianze dirette, casi studio e analisi a livello nazionale, regionale e globale, con l’obiettivo di esaminare in quale misura i cristiani siano presi di mira nel mondo. Già̀ prima del biennio preso in esame dal presente Rapporto emergevano segnali di un aumento delle pressioni e delle violenze contro i cristiani.
I dati più̀ recenti del Pew Research Center indicano che nel 2023 si sono verificati episodi di ostilità̀ anticristiana, dagli abusi verbali fino alle uccisioni, in 165 Paesi, rispetto ai 160 del 2021. I dati mostrano che i cristiani hanno subito forme di ostilità̀ in un numero di Paesi superiore a quello registrato per qualsiasi altro gruppo religioso e che il divario rispetto alle altre comunità̀ di fede si è ampliato in un periodo in cui le ostilità̀ nei confronti dei gruppi religiosi hanno raggiunto livelli record….

In base a ricerche condotte da ACS, circa 220 milioni di cristiani nel mondo sono direttamente esposti alla persecuzione, che comprende violazioni come quelle descritte dall’arcivescovo.

Questa edizione di Perseguitati e dimenticati? Analizza la situazione in 18 Paesi nei quali le violazioni della libertà religiosa ai danni dei cristiani destano particolare preoccupazione. Il periodo preso in esame va dal 1° agosto 2024 al 30 giugno 2026 e l’analisi valuta se, rispetto al biennio 2022– 2024, si sia registrato un deterioramento della libertà religiosa dei cristiani.

Gli studi condotti per realizzare Perseguitati e dimenticati? 2024– 2026 hanno rilevato che in poco più̀ della metà (55 percento) dei Paesi esaminati l’oppressione dei cristiani è aumentata rispetto all’edizione precedente. In molti casi, se non nella maggior parte di essi, questo deterioramento ha interessato specifiche regioni anziché́ l’intero territorio nazionale. Il Rapporto ha inoltre individuato una serie di fattori che spiegano perché́ persecuzione e oppressione siano peggiorate non soltanto nei singoli Paesi, ma in interi continenti.

Analisi globale

I principali risultati a livello globale sono i seguenti.

L’oppressione dei cristiani da parte dei regimi autoritari ha raggiunto livelli senza precedenti in Paesi con una significativa influenza globale o regionale, in cui aumentano i sentimenti antioccidentali.

In Cina, la repressione si è intensificata mentre le autorità̀ hanno cercato di allineare maggiormente la dottrina religiosa ai principi comunisti, con detenzioni di massa, incarcerazione di membri del clero sulla base di cavilli giuridici, chiusura di chiese e controllo dei contenuti religiosi online.

In Iran, gli arresti di cristiani sono raddoppiati nell’arco di 12 mesi, parallelamente all’intensificarsi della repressione.

In Nicaragua, il regime ha inasprito la repressione nei confronti dei cristiani, arrestando ed esiliando membri
del clero, impedendo ordinazioni, chiudendo istituzioni ecclesiastiche e confiscandone i beni, e vietando l’ingresso nel Paese a persone in possesso di Bibbie.

I cristiani vengono sempre più̀ spesso considerati «corpi estranei» nei Paesi in cui il nazionalismo religioso alimenta una crescente oppressione e violenza e favorisce l’uso strumentale della legislazione contro le minoranze.

In India, l’aumento del numero di Stati che hanno adottato leggi «anti-conversione» è stato associato a una crescita degli attacchi contro i cristiani. Sono stati segnalati casi
di estremisti che hanno dato alle fiamme decorazioni natalizie, nonché́ di cristiani ai quali è stato impedito di seppellire i propri defunti o che sono stati persino costretti a riesumare i corpi dei propri cari.

In Pakistan, gruppi islamisti sempre più influenti
hanno rappresentato le minoranze come una minaccia demografica, contribuendo ad alimentare abusi endemici ai danni delle minoranze cristiane, in particolare di ragazze e giovani donne costrette alla conversione e al matrimonio.

Da una costa all’altra dell’Africa subsahariana, i cristiani sono esposti a un rischio crescente, nel contesto della più grave ondata di attacchi iperestremisti dal periodo di massima violenza di Daesh (ISIS) in Medio Oriente.

Sei dei primi 10 Paesi del Global Terrorism Index 2026 si trovano in Africa (cfr. di seguito), dove la minaccia terroristica si è estesa dalla costa orientale del continente fino a quella occidentale2.

In Mozambico, militanti islamisti hanno apertamente dichiarato l’intenzione di instaurare un califfato. Secondo alcune stime, dal 2017 circa 1.000 cristiani sarebbero stati uccisi a Cabo Delgado, in un contesto caratterizzato da decapitazioni, rapimenti di bambini e incendi di chiese e abitazioni.

In Burkina Faso, dove, secondo alcune stime, almeno il 40% del territorio nazionale sarebbe sotto il controllo di gruppi islamisti, alcuni cristiani sono stati costretti a conformarsi a consuetudini islamiste, anche in materia di abbigliamento, mentre altri sono stati vittime di esecuzioni sommarie.

Milioni di cristiani fanno parte dell’esodo di massa delle popolazioni sfollate dalle zone di conflitto, in alcuni casi per motivi religiosi. Il fenomeno si è esteso, trasformando intere regioni di Paesi africani e asiatici in zone ad alto rischio.

In Nigeria, almeno un milione di cristiani rientra tra gli oltre 3,5 milioni di sfollati interni, mentre intere comunità̀ hanno abbandonato città e villaggi a causa dell’aumento esponenziale delle violenze, soprattutto nel nord e nella Middle Belt. Banditi, gruppi etnici e jihadisti hanno attaccato comunità̀ cristiane e di altre fedi, suscitando critiche nei confronti del governo per la sua incapacità̀ di garantire lo Stato di diritto.

In Sudan, sono state denunciate atrocità̀ riconducibili
a crimini di guerra e una brutale oppressione islamista, mentre il Paese affronta la più grave crisi di sfollamento al mondo. Dopo oltre tre anni di guerra civile, più̀ di 100 chiese risultano danneggiate o distrutte.

Il contesto segnato da conflitti e sconvolgimenti politici in Medio Oriente ha accresciuto i timori per la sopravvivenza del Cristianesimo in alcune delle sue terre d’origine.
In Siria, dove persiste una situazione di instabilità̀ dopo la caduta del regime di Assad, autorevoli esponenti ecclesiastici hanno pubblicamente messo in guardia dal rischio di una minaccia esistenziale per la Chiesa, mentre secondo alcune stime la popolazione cristiana del Paese sarebbe diminuita di oltre l’80 percento dal 2011.

Nel Libano meridionale, gli attacchi hanno provocato un esodo di massa della popolazione e la distruzione di proprietà̀ ecclesiastiche, svuotando alcuni centri di storica presenza cristiana fino a trasformarli in città fantasma.

Africa

La persecuzione dei cristiani in Africa è aumentata. Sei dei 10 Paesi maggiormente colpiti dal terrorismo secondo il Global Terrorism Index 2026 si trovano nel continente: Burkina Faso (2°), Niger (3°), Nigeria (4°), Mali (5°), Somalia (7°) e Repubblica Democratica del Congo (8°). Anche Camerun e Mozambico figurano tra i primi 20 Paesi3. Le prime posizioni della classifica mostrano inoltre come
la regione del Sahel sia ormai divenuta l’epicentro del fenomeno, segnalando uno spostamento geografico e una tendenza preoccupante del terrorismo globale. Le comunità cristiane di questi Stati sono state colpite in misura sproporzionata, in quanto spesso prese di mira da gruppi jihadisti o coinvolte in dinamiche più ampie di violenza settaria e intercomunitaria.

I Paesi maggiormente colpiti — in particolare Nigeria, Burkina Faso, Mali e Niger — ospitano consistenti popolazioni cristiane, che spesso vivono accanto a maggioranze musulmane. I gruppi legati allo Stato Islamico e le organizzazioni affiliate ad Al-Qaeda, come JNIM, si sono rapidamente espansi nel Sahel e nelle regioni circostanti. Questi gruppi operano oltre i confini nazionali, rendendo più difficile contrastarne l’espansione e favorendo la diffusione della violenza nella regione.

Negli Stati fragili, caratterizzati da una governance debole, i gruppi estremisti sfruttano le divisioni religiose per perseguire i propri obiettivi4. In regioni quali il nord della Nigeria e il Sahel centrale, gruppi terroristici hanno attaccato chiese, membri del clero e villaggi cristiani. Rapimenti, omicidi e decapitazioni non sono infrequenti. Ciò ha contribuito ad alimentare la percezione di una particolare vulnerabilità̀ dei cristiani, spesso confermata dai fatti, all’interno di contesti di conflitto più̀ ampi.

La violenza terroristica ha costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Le comunità̀ cristiane, in particolare quelle situate nelle aree rurali o di confine, sono state costrette allo sfollamento e hanno subito la perdita dei mezzi di sussistenza e la distruzione delle infrastrutture religiose, comprese chiese e scuole. Il persistere degli attacchi compromette la possibilità̀ per i cristiani di praticare la propria fede in condizioni di sicurezza e alimenta il timore che violenza e sfollamenti possano determinare cambiamenti a lungo termine nella composizione religiosa delle regioni colpite.

Molti attacchi terroristici sono legati a tensioni locali, tra cui controversie etniche o intercomunitarie, che gli estremisti sfruttano per reclutare combattenti ed estendere la propria influenza.

Medio Oriente

I conflitti in corso hanno segnato profondamente la regione, mentre continuano a farsi sentire le conseguenze dell’attacco sferrato da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. Le operazioni israeliane a Gaza hanno causato migliaia di morti e sfollati, mentre le chiese della Sacra Famiglia e di San Porfirio hanno offerto rifugio ai cristiani in fuga dalle violenze7. Il conflitto si è esteso anche al Libano in seguito agli attacchi israeliani contro Hezbollah, gruppo militante sostenuto dall’Iran. Le tensioni nella regione sono state ulteriormente aggravate dalla guerra tra Stati Uniti e Iran iniziata nel febbraio 20268.

In Siria, la lunga guerra civile si è conclusa con la sconfitta di Bashar Al-Assad e l’insediamento alla presidenza di Ahmed Hussein Al-Sharaa, già comandante jihadista di Hay’at Tahrir al- Sham (HTS). Dopo la caduta di Assad, sono aumentati gli attacchi contro le comunità̀ minoritarie, in particolare contro alawiti e drusi. Anche i cristiani sono stati presi di mira: un devastante attentato suicida contro la chiesa di Mar Elias a Damasco ha provocato 25 morti e 65 feriti9. Si è trattato del più̀ grave attacco contro la comunità̀ cristiana siriana dal massacro di Damasco del 186010. Finora è stato difficile determinare l’impatto complessivo di questi episodi di violenza sui cristiani del Paese11.

I Jihadisti hanno distrutto l’icona di Gesù e della Vergine Maria nella chiesa greco-melchita di San Giorgio quando hanno conquistato Maaloula, città-santuario della Siria.

Le milizie islamiste e gli attori non statali continuano a esercitare un’influenza destabilizzante nella regione, vessando e attaccando le comunità̀ cristiane minoritarie. Sono stati compiuti alcuni progressi nel disarmo delle milizie, in particolare in Iraq, dove due dei più potenti gruppi sciiti delle Forze di Mobilitazione Popolare (Popular Mobilisation Forces, PMF) hanno dichiarato che consegneranno le proprie armi allo Stato12. Tuttavia, le milizie continuano a svolgere un ruolo destabilizzante in diversi Paesi del Medio Oriente, tra cui Libano, Iraq e Siria.
L’instabilità̀ e i conflitti nella regione hanno inoltre riacceso, tra le comunità̀ cristiane, i timori per il futuro della loro presenza. Le operazioni israeliane contro Hezbollah hanno svuotato i centri cristiani lungo il confine tra Israele e Libano. In tutto il Paese, almeno un milione di persone è stato costretto a lasciare la propria casa13. Il recente attacco iraniano contro basi statunitensi in Iraq, nei pressi del quartiere cristiano di Erbil, ha alimentato la preoccupazione per un nuovo esodo, mentre alcuni leader ecclesiastici si interrogano sulla possibilità̀ che le famiglie cristiane rimangano nel Paese in un simile contesto di violenza.

In gran parte della regione persistono restrizioni giuridiche e amministrative nei confronti dei cristiani. In Egitto, dove vive la più numerosa comunità̀ cristiana del Medio Oriente, continuano a essere segnalati rapimenti di donne e ragazze cristiane, costrette a convertirsi e a contrarre matrimonio.
Al contempo, le autorità̀ hanno adottato alcune misure positive per consentire ai cristiani di ristrutturare le chiese esistenti e costruirne di nuove, sebbene tali provvedimenti non siano stati applicati in modo uniforme15. Al contrario, in Turchia i cristiani continuano a subire forti pressioni attraverso restrizioni giuridiche e amministrative. Le autorità̀ turche hanno reso difficile la costruzione di nuove chiese, in un quadro più ampio di repressione statale attuata mediante strumenti giuridici anziché́ attraverso forme manifeste di violenza.
Nel complesso, conflitti e instabilità̀ continuano a rappresentare una grave minaccia per la presenza cristiana in Medio Oriente, con il rischio di provocare ulteriori sfollamenti delle comunità̀ cristiane.

Asia

L’autoritarismo statale continua a minacciare la libertà religiosa in alcune aree dell’Asia, alimentando repressione, discriminazione e persecuzione. In Corea del Nord e in Cina, il

Cristianesimo è spesso considerato un’influenza occidentale dannosa e una minaccia alla coesione nazionale. In Corea del Nord, anche semplici espressioni della fede cristiana, come possedere una Bibbia o partecipare a una funzione religiosa, possono comportare l’arresto. Secondo alcune stime, il numero complessivo dei detenuti nelle carceri e nei campi di lavoro potrebbe raggiungere le 190.000 persone, e i cristiani ne rappresenterebbero una parte significativa.

In Cina, la repressione si è intensificata mentre le autorità̀ hanno cercato di allineare la dottrina religiosa ai principi del Partito Comunista. Sono state segnalate detenzioni di massa, incarcerazioni di membri del clero sulla base di cavilli giuridici e chiusure di luoghi di culto, mentre nuove norme consentono un controllo più stringente sui contenuti religiosi online. Il Vietnam presenta un quadro più articolato: persistono i tradizionali modelli comunisti di controllo restrittivo, ma a essi si affianca una crescente concezione della libertà religiosa come elemento capace di contribuire positivamente alla società̀ socialista. Ciononostante, le comunità̀ cristiane appartenenti alle minoranze etniche degli altopiani continuano a subire una dura persecuzione. Sia la Cina sia il Vietnam influenzano la nomina dei responsabili dei gruppi religiosi ufficialmente riconosciuti.

In India, è stato il nazionalismo, anziché́ il comunismo, a introdurre dinamiche autoritarie nella sfera religiosa. Nonostante un quadro legislativo sempre più̀ restrittivo, che comprende le cosiddette leggi «anti-conversione»,
il problema principale rimane l’ostilità̀ sociale. Nel 2025, in India sono stati registrati oltre 700 episodi di violenza anticristiana, alimentati in parte dalla retorica dei gruppi nazionalisti Hindutva, secondo i quali la crescita delle minoranze avrebbe determinato una diminuzione della popolazione indù. Allo stesso modo, in Pakistan, gruppi quali Tehreek-e-Labbaik presentano le minoranze come una minaccia demografica, contribuendo ad alimentare abusi quali il rapimento di ragazze e giovani donne, costrette alla conversione e al matrimonio. In entrambi i Paesi, i cristiani e le altre minoranze religiose subiscono attacchi che vanno dalle aggressioni fisiche all’interruzione delle celebrazioni religiose.

Recenti episodi sembrano delineare un modello ricorrente di attacchi specificamente rivolti contro gli edifici ecclesiastici nell’ambito delle ostilità̀ contro i cristiani. Nel gennaio 2026, nella provincia pachistana del Punjab, è stata profanata la croce della chiesa del villaggio di Ghanekey e sono state strappate le pagine di Bibbie e libri di inni16. In India, le autorità̀ di alcuni Stati sono state coinvolte in tentativi di demolizione di chiese. Nel giugno 2025, il governo dello Stato del Maharashtra ha annunciato l’intenzione di demolire le chiese considerate «non autorizzate»17. Nell’aprile 2026,

la Shiloh Church of Christ di Pune è stata inserita tra gli edifici destinati alla demolizione1. Analogamente, edifici ecclesiastici sono stati presi di mira durante attacchi contro i fedeli in Laos, mentre in Birmania (Myanmar) la giunta ha bombardato luoghi di culto nell’ambito della propria campagna contro gli oppositori del regime.”

…

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