Esiste un’area politico culturale nel nostro sistema politico che si può collocare al “centro” o “ai margini” del sistema politico, secondo le preferenze topologiche del momento. Viene battezzata di volta in volta con i nomi più diversi: “centro”, “moderati”, “riformisti”, “liberali”, “liberal-democratici”, “liberal-socialisti”.
La sostanza che “sta sotto” – come dice la parola stessa –ha due volti: uno è quello del rifiuto di ogni estremismo e fondamentalismo. E’ consapevole della complessità della realtà e pertanto di un approccio di governo che ne tenga conto, senza la pretesa di tagliare i nodi con la spada. Perciò la politica è concepita e praticata come mediazione e compromesso.
Da questo punto di vista, questa posizione è l’erede di un modo millenario di concepire la politica da Aristotele a Machiavelli, a Hobbes, a Burke, a Bobbio. Sta all’opposto del populismo trionfante di questi anni, di cui Trump è l’esponente praticante più noto oltre ai populisti ”de noantri”. Quanto a Conte, vuol dire oggi semplicemente clientelismo, assistenzialismo, debito pubblico.
L’altro volto di quella sostanza è il liberalismo, non più quello classico di Montesquieu della separazione dei tre poteri, che tiene conto solo della “libertà di”, ma quello di J.Stuart Mill e di Isaiah Berlin della “libertà da”, aperto al tema dell’”eguaglianza” e della “solidarietà”.
Quest’area liberale ha in Italia molti nomi propri: “Forza Italia”, “Noi moderati”, “+ Europa” “Azione”, “Partito liberal-democratico”, “PSI”, “PRI” “PLI” “I riformisti” del PD, “Casa riformista”, “Libertà eguale”. E non è tutto. Perché esiste un pulviscolo di sigle minori, che attendono la verifica dei voti: “Centro democratico”, “Noi di centro”, “Volt Italia”, “Più Uno”, “Unione di centro”, “Coraggio Italia”, “Noi con l’Italia”, “Italia al centro”, “Democrazia solidale” “Base popolare” “Base Italia”, “Campobase”…
Non è azzardato assegnare a quest’area un peso elettorale nazionale attorno al 15%. Perché non si coagula in un soggetto-partito?
Perché ci sono differenze programmatiche troppo pronunciate? Non parrebbe.
La causa viene tradizionalmente dai suoi stessi soggetti attribuita al bipolarismo, introdotto per via elettorale con il Mattarellum del 1993. Anche se il bipolarismo politico non ha prodotto né un nuovo sistema istituzionale di governo – presidenzialismo o premierato- né un nuovo sistema elettorale, che fossero coerenti con la nuova struttura del sistema politico, esso comunque obbliga a schierarsi e a disperdersi in uno dei due poli.
Questa giustificazione è in realtà un alibi, che inverte causa ed effetto. Un 10%-15% potrebbe benissimo presentarsi da solo e negoziare poi con il vincitore di turno.
La ragione di questa impotenza sta nell’incapacità di costruire una forma-partito liberal-democratica, che ri-assembli le sue tessere scomposte e che abbia la forza di competere.
Quali le cause? Una catena. Quella che appare a prima vista è la trasformazione della forma-partito in comitato elettorale. Ma che, a sua volta, é l’effetto dell’idea che la realtà-verità non sta più alla base della politica. Se fosse così, servirebbero intellettuali specialismi, scienziati, esperti singoli e un intellettuale collettivo che si confrontassero con la realtà e con l’insieme degli eventi che chiamiamo “mondo” e ne elaborassero una descrizione – “la verità – e su questa base costruissero visioni e azioni.
Quando è stata posta fine all’idea che l’episteme stia alla base della politica? Dall’epoca dell’entrata in campo di Berlusconi nel 1993.
Il partito-persona, dotato di ricchezza propria e di interessi privati, non ha più bisogno di “verità”, gli bastano la propaganda e la fedeltà. I Centri-studi sono stati smantellati, gli intellettuali e gli opinionisti sono stati trasformati in propagandisti del Verbo personale. Questo modello ha conquistato tutti i partiti, nessuno escluso. Così anche i partitini e i micro-gruppi, che si proclamano “liberal-democratici”, “moderati”, “centristi” praticano una forma-partito illiberale, che gira attorno al leader. E poiché “i leader” sono troppi e tutti si ritengono “illuminati”, l’effetto finale è la costruzione di una piccola “Torre di Babele”, quale descritta dal Capitolo 11 della Genesi: nessuno capisce più nessuno. E così sarà finché non si tornerà alla politica, basata sul confronto tra descrizioni veritative del mondo.
da Bergamo News sabato 31 ottobre 2026
…


IL FATTO E LA NARRAZIONE CHE LO SMONTA
Lascia un commento