Per fortuna che ci sono i video che documentano come IL FATTO siano gli attacchi da parte dei manifestanti (se stai dentro una manifestazione sei un manifestante anche se ti travesti e tiri fuori dallo zaino le bombe carta) alle forze di polizia accompagnati da devastazioni di beni pubblici e privati (e teniamo fuori i saccheggi dei negozi che restano un fatto a parte).
Non si capisce se per tutti IL FATTO sia grave o sia una marachella da ragazzi che va scusata. In realtà tutti dicono “condanno le violenze”, ma non tutti dicono “fermate i violenti”.
Poi c’è LA NARRAZIONE. Qui eccelle chi può vantare una maggiore presa sull’opinione pubblica e sui media perché ritiene di essere capace di comprendere il mondo con superiori strumenti intellettuali rispetto ad altri.
La narrazione parla di malessere giovanile che va compreso prima di intervenire sulle violenze per reprimerle. In questo modo si collegano le violenze al disagio e si fornisce una giustificazione. Però c’è un però: i temi citati nelle proteste sono i più vari (dal clima, alla Palestina, alle spese per la difesa, al carovita, al lavoro) e quindi ci si dota di un’arma formidabile: l’impossibilità di misurare le eventuali risposte alle rivendicazioni la maggior parte delle quali va oltre le possibilità di azione di un governo nazionale. In questo modo il disagio non finirà mai e motiverà di continuo le proteste. Aumenti gli stanziamenti per la scuola? Il disagio giovanile continua per le guerre o per il clima o per chissà cos’altro.
La narrazione però prosegue accusando il governo di non saper prevenire le violenze. Tuttavia, se vengono messi in atto strumenti di prevenzione (fermo preventivo), li si condanna come una manifestazione di autoritarismo che va verso lo stato di polizia. Quindi si intende prevenzione come rimozione delle cause profonde del malessere ossia carta bianca a chi lo esprime con rabbia e violenza.
Anche singoli episodi di scontri fisici tra agenti di polizia e manifestanti vengono portati come dimostrazione di questa torsione. In realtà I VIDEO (siano benedetti) mostrano come non sia possibile distinguere tra manifestanti pacifici (in realtà tutti molto aggressivi almeno a parole) e quelli organizzati per gli scontri perché sono mischiati.
Ci sono video che mostrano i manifestanti che fronteggiano la polizia, la prima fila a mani alzate per dimostrare la propria innocuità, ma dietro ci sono gli incappucciati che lanciano bottiglie e sassi e sparano razzi contro la polizia; parte la carica e ovviamente, travolge tutti. Meglio: dovrebbe travolgere, perché spesso sono gli agenti ad avere la peggio e il numero dei feriti lo dimostra. Manifestanti pacifici che feriscono decine di poliziotti in tenuta antisommossa? Non è possibile, ma la narrazione non molla e continua a piangere sui poveri manifestanti repressi nei loro diritti sacrosanti diritti.
SUCCEDE quindi che chi si oppone al governo sfrutti le manifestazioni inclusa la parte violenta, accusi il governo di non saper prevenire e quando si fa prevenzione accusi la polizia di abusare dei suoi poteri. Un cappio al collo della democrazia.
In tutto questo però c’è una sola certezza: manifestare va bene, ma la forma pacifica è OBBLIGATORIA E NON SONO AMMESSE VIOLENZE. Chi attacca la polizia e devasta le strade DEVE ESSERE FERMATO CON LA FORZA. Non c’è altro modo e pazienza se c’è una parte politica che sfrutta le manifestazioni per il suo tornaconto elettorale. Si spera che gli italiani sappiano riconoscere la malafede di chi spera di uscire vincitore dal caos impartendo a tutti lezioni di democrazia.
…


BIBI RISORGE E SI BATTE. NON HANNO SCALFITO LA SUA STRATEGIA
Lascia un commento