REINDUSTRIALIZZAZIONE DELLA TOSCANA, APPUNTI SPARSI [24]
Dopo il 1989-1991 è cambiato un mondo. Non è stato distrutto un Muro.
Roberto Barzanti (n. 1939) iscritto nel 1957 al Partito Socialista Italiano, dirigente della Federazione Giovanile Socialista Italiana, quindi membro del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria fin dalla sua fondazione nel 1964. Dal 1974 è esponente del Partito Comunista Italiano, del PDS, dei DS e pur aderendo alla prospettiva disegnata a Torino da Walter Veltroni nel giugno 2007 non confluì, nel successivo ottobre, nel Partito Democratico. Né ha fatto parte di altre formazioni politiche
È stato sindaco di Siena dal 1969 al 1974, quindi assessore nella giunta della Regione Toscana dal 1975 al 1979 con l’incarico degli affari generali e delle politiche europee. Successivamente è stato vicesindaco del comune di Siena fino al 1984.
È stato eletto al Parlamento europeo alle elezioni europee del 1984, e poi riconfermato nel 1989 e nel 1994, per le liste del PCI e del PDS. È stato vicepresidente del Parlamento europeo dal 14 gennaio 1992 al 18 luglio 1994.
Ha tenuto corsi su istituzioni e politiche audiovisive in Europa nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pisa e nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Siena, laurea specialistica in radiofonia.
Risiede a Siena, dove è stato presidente della Biblioteca comunale degli Intronati dal 2012 al 2018 . Attualmente è presidente dell’Accademia degli Intronati e presidente onorario delle Giornate degli Autori, associazioni di autori del mondo del cinema.

Dopo il 1989-1991 è cambiato un mondo. Non è stato distrutto un Muro.

Inaccettabile suona la tesi di chi ha sostenuto che con il crollo del regime fascista e la guerra civile che l’aveva contrassegnato moriva la patria stessa. In effetti tramontava una versione della patria per come era stata cinicamente propagandata e usata da un’ideologia totalitaria.

Servizi, infrastrutture, agricoltura, turismo, elezioni. Tutto a Firenze è motivo di contrasti e opposte fazioni. Eppure ci sono le energie intellettuali per rilanciare una città che ha le risorse per imboccare le strade nuove dell’innovazione tecnologica, di un nuovo senso dell’industria, di una ricerca effettuata in Università di prestigio.

Se il problema del Pd è darsi una nuova identità plurale e non cedere alle sirene del "papa" o della "papessa" esterni scelti sulla base di risentimenti o di immotivate speranze la via delle primarie aperte ormai codificate porta allo sfascio.

Le cronache attestano che i rapporti si stanno facendo movimentati e una più o meno intensa partizione bipolare è assai visibile. Il centrodestra ha contato non poche vittorie immediate nei 13 Comuni capoluogo ma non esiguo è il numero dei ballottaggi del 28-29 maggio, anche dove la destra sembrava favorita.

Firenze tornerà ad essere una città-mondo se si aprirà ad una dimensione metropolitana alimentata da più poli qualitativamente concepiti, non subordinati rispetto al cuore magnifico del patrimonio fisico ereditato.

Non è saggio disarticolare un Paese ma è fondamentale rappresentare unitariamente una pluralità di condizioni e di culture da governare promuovendo eguaglianza diffusa e parità di chances. Se il gioco si fa duro, la Toscana assuma una funzione moderatrice

Si moltiplicano interrogativi e dubbi sul futuro – e sul presente – della Banca Monte dei Paschi di Siena. Anche se la strada sembra obbligata, ci si chiede quali saranno le intenzioni che avrà il nuovo governo.

Il rischio del PD è di rifugiarsi in una pratica neofrontista: una raccolta sotto unica sigla, «Democratici e Progressisti» per esempio, di posizioni differenziate al punto da render poco decifrabile la via. Articolo ripreso, con il consenso dell’autore, dal Corriere Fiorentino del 30 luglio.

Sarebbe importante che questo 25 Aprile registrasse la ripresa di un concreto europeismo. Nell’esaltare le date che hanno contrassegnato la sconfitta del nazifascismo questa dimensione europea è stata sempre sottaciuta e sminuita.

L’ora delle scelte non coincide con i distinguo, pur legittimi, né concede i tempi delle analisi storiche. Per promuovere una diplomazia leale ed una trattativa tra le parti con pari dignità la forza non è disgiungibile dalle volontà.
È inaccettabile che, ignorando responsabilità e competenze di organi e istituzioni, si assista al ripetersi di una sguaiata commedia all’italiana marcata da vizi da tutti a parole esecrati.
Sulla proposta di Carlo Rubini, vedasi articolo “Diamo voce al dissenso”, l’intervento di Roberto Barzanti. Irenici dialoghi e attento ascolto non bastano. Il requisito da richiedere universalmente è la tolleranza reciproca.
