È uscito il 30 maggio sul Corriere della Sera il sondaggio il sondaggio IPSOS DOXA sulle intenzioni di voto curato con solita competenza da Nando Pagnoncelli, volto notissimo per i tele dipendenti.
Il titolo con il quale il quotidiano lo presenta è d’effetto, Fratelli d’Italia cresce (+1,4%) ed il PD crolla (-2,0%), risultati che certificherebbero come illusoria la convinzione diffusa nel Campo largo, e soprattutto nel PD, di aver vinto le elezioni comunali e di aver iniziato la rimonta. Queste variazioni si riferiscono al sondaggio del mese precedente e probabilmente sono causate dalla assoluta incapacità di esprimere un progetto politico da parte del PD e della sua segretaria, dal linguaggio circonvoluto ed elitario proprio della sua formazione e mentalità.
A me, tuttavia, interessa sottoporre il sondaggio IPSOS DOXA alla stessa analisi riservata, in una precedente nota, al sondaggio SWG per La7: per questo i risultati del l sondaggio di questo fine maggio 2026 vengono confrontati con quelli del sondaggio di fine ottobre 2025, lo stesso intervallo preso in considerazione per SWG.
Tutti gli attuali partiti di governo segnano un evidente calo, in particolare la Lega che scende al 5,7% (-2,3%) per la defezione di dirigenti e militanti verso Futuro Nazionale.
Contiene la perdita (-0,4%) Fratelli d’Italia per il rimbalzo positivo di questo mese al 27,6%, mentre Forza Italia cala all’8,2% (-0,8%) e Noi Moderati scivola verso l’irrilevanza sotto l’1%, allo 0,8% (-0,2%).
Più articolata la dinamica all’interno del Campo largo, dove il PD si ferma al 20,1% (-0,8%). In crescita le componenti più populiste tra le quali il Movimento 5 stelle sale al 14,5% (+1,0%) e AVS cresce dello 0,5% al 6,8%. Appaiono in difficolta invece le forze riformiste, assolutamente minoritarie ed irrilevanti nel Campo largo: Italia Viva non supera il 2,0% (-0,6%) e Più Europa (dilaniata da scontri di potere…) vale l’1,5% (-0,3%).
Tirando le somme il Campo largo a fine maggio conserva invariati o quasi i suoi conensi (44,9%) con un modestissimo -0,3% su ottobre 2025 mentre il centro destra si ferma al 42,3% segna un consistente arretramento (-3,7%) rispetto al 46,0% di ottobre 2025: il sorpasso è servito (sulla carta, perché poi i consensi del campo largo devono superare le tante reciproche resistenze a coesistere).
Al di fuori delle due coalizioni restano Azione, al di sopra sempre del 3%, calata di un modesto 0,2% e soprattutto il neonato Futuro Nazionale del generale Vannacci arrivato al 4,8%, sottratto ai partiti del centrodestra ma anche motivando al voto dalla astensione elettori di estrema destra disillusi dal governo Meloni e dalle sue politiche giudicante troppo accomodanti, un tradimento delle promesse elettorali.
Sondaggio IPSOS DOXA per Corriere della Sera

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Il confronto tra sondaggi
Se si mettono a confronto i dati dei due diversi istituti di ricerca, si può affermare tranquillamente che tra ottobre 2025 e maggio 2026 è avvenuto il sorpasso del Campo largo sul centrodestra, per la sostanziale tenuta del Campo largo (ancora da sottoporre alla prova del voto tutti insieme appassionatamente in un unico contenitore con un unico leader, Schlein o Conte che sia ma la scelta è dirimente.
Consensi delle due coalizioni e partiti esterni, confronto IPSOS DOXA e SWG

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Il soccorso ai due schieramenti potrebbe venire dai voti di Azione, l’unica opzione praticabile per il Campo largo con evidenti contraccolpi su 5 Stelle ed Italia Viva, mentre il centrodestra teoricamente potrebbe scegliere se allargarsi a Vannacci oppure a Calenda, sicuramente alternativi fra di loro e con prevedibili ripercussioni sulla componente più moderata della coalizione, se la scelta cade su Vannacci oppure sull’ala intransigente che, insofferente del moderatismo meloniano, potrebbe lasciare per approdare con Vannacci.
Sulle scelte per la coalizione influiranno anche le prevedibili ripercussioni sui consensi ai principali partiti della coalizione, nel livello attuale di maggio e nelle dinamiche rispetto a ottobre 2025.
Nel centrodestra la situazione appare più chiara: i due istituti di ricerca mostrano tutti e tre i principali partiti in evidente calo di consensi, particolarmente accentuato per la Lega, dalla quale sia per convinzione che per convenienza si stanno allontanando diversi dirigenti locali attratti da Futuro Nazionale. Anche Forza Italia rivela tutta la sua debolezza per una leadership evanescente e contestata da chi ha in mano i cordoni della borsa. Di Noi Moderati si può dire solo che è a concreto rischio di diventare partito dello zero-virgola.
Resta Fratelli d’Italia con la sua incompiuta transizione verso una moderna destra conservatrice, compiutamente europeista nella assunzione responsabile dei vincoli anche se non in ottica federalista, fautrice di libera iniziativa e concorrenza e avversaria delle rendite: troppo spesso prende il sopravvento il richiamo della foresta, quello delle radici nel MSI, partito antisistema. E gli elettori percepiscono queste contraddizioni che fanno fare un passo avanti e due passi indietro. E mancare gesti simbolici come l’intitolazione del seggio alla Camera a Giacomo Matteotti è un segnale fortemente negativo.
L’unica consolazione per Giorgia Meloni viene dal PD che nel Campo largo è messo ancora peggio, non riuscendo a schiodarsi da un pur rispettabile 20-21% dei consensi.
Il problema è si tratta di un consenso che viene da un mix di ceto medio intellettuale, operatori della scuola e nelle professioni, pensionati o vicini alla pensione, che vota alla fine in automatico per nostalgia di quando erano ancor giovani e belli e un più ristretto nucleo di “giovani leoni” che ha assunto la direzione del partito – senza contrasto dai più anziani alla sola ricerca di una qualche collocazione – spingendolo su posizioni radicali in materia di diritti civili, di assistenzialismo e di rifiuto della crescita economica e di deciso antioccidentalismo come stella polare della sua collocazione internazionale. Alla fine, la posizione del PD sul Paese può essere riassunta in una citazione:
“«Il paese è allo sfascio e attende risposte non equivoche, per restituire dignità alla convivenza tra gli uomini, punto: finale di articolo che ho già scritto un centinaio di volte dal 1969», diceva Mastroianni scrivendo a macchina nella redazione d’un settimanale in una scena d’un film del 1980, “La terrazza”.
Non è che sia cambiato granché, solo che usiamo TikTok invece dei settimanali, conclude Guia Soncini, Linkiesta, 2 giugno 2026.
Consensi dei partiti, confronto IPSOS DOXA e SWG

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Quel che soffre il PD è anche la concorrenza del movimento 5 Stelle, disponibile all’alleanza nel Campo largo soltanto a condizione di averne la leadership. Con consensi di tutto rispetto tra il 13 ed il 14%, trova la sua forza nel rinunciare ad ogni coerenza di linea, di idee per il futuro del paese. La linea? Una, nessuna, centomila.
Nel Campo largo chi gode buona salute, con consensi stabili ma che difficilmente supereranno il 6,5-7% è AVS, l’Alleanza Verdi Sinistra che fa della radicalità senza responsabilità la sua linea politica.
In deciso affanno appare Più Europa di cui non si percepiscono proposte e appare funzionale solo alla conservazione i un posto al tavolo della spartizione dei seggi.
Altrettanto in affanno appare Italia Viva che, nata per ribaltare l’offerta politica in chiave riformista, si è trasformata in seconda linea di prodotto del brand principale, il PD, cui assicura la copertura di segmenti minori di mercato altrimenti irraggiungibili dalla casa madre.
Al di fuori – attualmente – dei due poli si trovano Azione e Futuro Nazionale.
Di Azione è difficile percepire una esatta collocazione ma va riconosciuta coerenza almeno sui temi dell’economia: l’eccessiva erraticità nelle alleanze rischia di comprometterne l’immagine impedendone un ampliamento dei consensi oltre il 3%.
Di Futuro Nazionale si è già detto: vola con in vento in poppa, raccogliendo i delusi dalle politiche del centrodestra, a partire da quelle sui migranti
Diversi commentatori affermano che non va sopravvalutata la sua capacità di crescere: può essere, mi limito a ricordare che Fratelli d’Italia ha iniziato la sua corsa ll’1,96% nel 2013 ed oggi è sul 27/28%, per non dire di AfD che in Germania sempre nel 2013, appena fondata, aveva mancato per un soffio l’entrata al Bundestag, rimanendo al 4,7% ed oggi è in corsa per diventare il primo partito al 30% circa.
Due note finali: la prima riguarda gli Altri partiti, in crescita tra il 3,7% ed il 4,6% dei consensi raccoglie liste regionali e neonate formazioni come il Partito Liberaldemocratico: tra queste possibile esca un unicorno che si afferma nel panorama politico nazionale?
Secondo, in generale i sondaggi non riescono ad intercettare i meno istruiti: quelli benedetti da Trump ma dileggiati come impresentabili di Hillary Clinton, i “sans dents” come li chiamò François Hollande. Sono gli operai meno sindacalizzati, i lavoratori del turismo e dei servizi tradizionali, le casalinghe…
Quando proposte serie, non di assistenzialismo populista per loro? Quando una leader di partito non si rivolgerà ad una casalinga con la supponenza di chi le spiega il mondo ma di chi si preoccupa dei suoi problemi? 80 anni fa fu anche con il voto decisivo di queste donne che nacque la Repubblica italiana. Ed a loro è dovuto rispetto.
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È COMODO OGGI PIANGERE PER GAZA
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