Chi ha detto: – La pace in Ucraina dev’essere autentica, giusta e duratura? Zelensky? Ursula von der Leyen? Macron? Chiunque sia stato, ha detto una sacrosanta verità, perché una finta pace come quella che vorrebbero Putin e molti pacifinti italiani come Salvini e Conte non garantirebbe affatto un futuro pacifico, ma sarebbe il preludio di altri conflitti, altra guerra, altri bombardamenti e morti. Persino alla fine della Prima guerra mondiale, quando i vincitori si riunirono nei dintorni di Parigi e si accordarono per scaricare tutte le colpe e i relativi debiti di guerra alla sconfitta Germania, qualcuno che era presente a quelle trattative e capiva molto di economia, un certo Jhon Maynard Keynes, avvertì tutti che, facendo in quel modo, si creavano le premesse per una grave crisi che avrebbe ridotto i tedeschi alla fame con disastrose conseguenze. Keynes scrisse velocemente un piccolo libro, “Le conseguenze economiche della pace”, ma nessuno dei leader europei lo ascoltò. Poi la Storia, purtroppo, gli dette ragione, e la Germania mise a ferro e fuoco l’intera Europa e non solo.
Ma torniamo al concetto di pace autentica, giusta e duratura, espresso con estrema lucidità e fermezza appena pochi giorni fa non da un politico ma dal neo-papa Leone XIV. Un modo di parlare che ha molto sorpreso soprattutto noi laici, liberali e atlantisti, che eravamo rimasti basiti quando il suo predecessore aveva definito la NATO “un cane che abbaia ai confini della Russia”. Bergoglio ci aveva abituato (si fa per dire) ad un altro modo di concepire le relazioni tra la Chiesa e le realtà conflittuali: un modo ispirato a quel francescanesimo rivisitato attraverso l’ottica del populismo e dell’antiamericanismo.
Ma con papa Prevost qualcosa sta decisamente cambiando, soprattutto in un momento cruciale della storia del conflitto russo-ucraino, quando cioè Trump per primo si sta rendendo conto che Putin non rinuncia alle sue mire imperialistiche, e un gruppo di Stati europei “volenterosi”, tra cui l’Inghilterra, si sono appena incontrati a Kiev per dare il segnale forte e chiaro che l’Europa continuerà a stare dalla parte dell’Ucraina con tutte le sue forze economiche, politiche e militari.
Unica nota dolorosa è che la nostra Giorgia Meloni, all’incontro importantissimo dei leader europei a Kiev, ha partecipato solo in videoconferenza. D’altra parte, cosa aspettarsi dal capo di una maggioranza dentro la quale è presente una componente chiaramente filoputiniana?
Aggiungo un altro elemento molto positivo del discorso con cui il papa si è presentato urbi et orbi: la questione delle migliaia di bambini ucraini che sono stati deportati in Russia per “russificarli”, appunto. Un atto di guerra veramente criminale che qualifica ulteriormente il leader russo e lo assimila ai peggiori personaggi della storia contemporanea. Leone XIV ha ribadito con altrettanta chiarezza già usata a proposito della pace che quei bambini devono essere restituiti alle loro famiglie e alla loro patria: l’Ucraina.
Certamente ricordiamo quanta importanza ebbero i discorsi di papa Wojtyla per incoraggiare la rivolta di Solidarnosc e finanche la caduta dell’Unione Sovietica. Chissà se anche Prevost darà una “spintarella” a Putin e al suo regime fasciocomunista.


MERCATO DELL’ARTE 2024: “WAIT AND SEE” (2 DI 2)
Lascia un commento