In occasione delle elezioni regionali a settembre dello scorso anno, su iniziativa di Solo Riformisti, un gruppo di cittadini che si richiamano ai principi del liberalismo democraticosottoscrivevano un manifesto “Più libertà e innovazione: la Toscana delle nuove opportunità” nel quale ribadivano la loro fiducia
in una società fondata sulla responsabilità individuale e non sulla dipendenza dallo Stato. Una società nella quale ognuno deve poter essere libero di scegliere, di intraprendere, di rischiare, di costruire il proprio futuro, nella quale lo Stato ha il compito di garantire i diritti fondamentali, la sicurezza e i beni collettivi, ma non deve trasformarsi in un freno che soffoca l’iniziativa con burocrazia, centralismo e inefficienza.
Libertà, proseguiva il Manifesto, significa rispetto della persona e del suo lavoro, merito significa premiare chi si impegna e innova, equità significa garantire pari opportunità di partenza, non imporre artificiosamente uguali risultati.
Sulla base di questa visione e di questa valutazione, erano indicati alcuni temi ritenuti decisivi ma che troppo spesso non sono stati affrontati o sono stati trattati in modo inadeguato, pur essendo essenziali per superare la stagnazione nella quale da troppi anni versa l’economia toscana.
La Toscana, era scritto, “è una terra che ha grandi potenzialità, ma oggi mostra segni evidenti di rallentamento. Cresce meno delle regioni più dinamiche, perde pezzi della sua tradizione manifatturiera, invecchia più rapidamente di altre e non riesce ad attrarre o trattenere i giovani, che sempre più spesso cercano all’estero opportunità che qui non trovano. A questo si aggiunge una difficoltà strutturale ad accogliere nuovi flussi migratori regolati e qualificati, capaci di rafforzare il tessuto sociale ed economico.”
Questi temi spaziavano dall’ordine pubblico al rapporto tra impresa e rendita, dal rinnovamento del tessuto produttivo alla rigenerazione delle città, dal cambiamento climatico alla sanità.
All’avvicinarsi delle elezioni per il nuovo sindaco di Pistoia, Solo Riformisti si propone di dare il proprio contributo sulla base dei principi contenuti nel manifesto ed indicare quelle le azioni che risultano decisive per una la ripresa di un percorso di sviluppo in una città, in una comunità che condivide questa situazione di stagnazione.
Sia chiaro: una condizione di stagnazione che affonda le sue radici indietro nel tempo, come ben ebbe a ricordare, in una intervista del luglio 2020 Rilanciare l’economia di Pistoia, il compianto Luca Iozzelli, subito dopo che ebbe lasciata la guida della Fondazione Cassa di Risparmio.
Luca aveva le idee chiare sulle origini lontane della crisi economica locale, su chi è l’attore protagonista dello sviluppo, sul ruolo di comprimari degli altri soggetti, pubblici o privati.
“La crisi della nostra provincia affonda le sue radici ben prima della grande crisi finanziaria globale del 2008. Infatti, interi piccoli distretti industriali (tessile nell’area contigua a Prato, il mobile a Quarrata, le calzature a Monsummano) erano stati quasi spazzati via dalla concorrenza internazionale, conseguenza del processo mondiale noto sotto il nome di globalizzazione. Certo anche la crisi del 2008 ha accentuato il declino del nostro territorio e la recente pandemia ha trovato quindi un territorio già in declino.
E’ quindi necessario un pensiero strategico per l’intera provincia che veda coinvolti tutti gli attori pubblici e privati del territorio per individuare nuove vie per lo sviluppo……..È chiaro che dovranno soprattutto essere coinvolte in questa prospettiva le imprese del territorio, vecchie e nuove, perché lo sviluppo lo fanno le imprese e Enti privati, anche importanti come la Fondazione o Enti pubblici (Regione, Provincia, Comuni, Camera di Commercio) possono solo favorire le condizioni per lo sviluppo”.
E altrettanto bene vedeva le debolezze intrinseche della comunità pistoiese, cui chiedeva lo sforzo di andare oltre le divisioni
“Dobbiamo tutti insieme superare l’atavica propensione presente nel DNA dei pistoiesi alla divisione (non a caso i Bianchi e i Neri ebbero origine proprio a Pistoia), che spesso motiva l’immobilismo. Dobbiamo al contrario, acquisire tutti insieme la convinzione, come dice il titolo di un libro di un grande economista Lester C. Thurow, che “la fortuna aiuta gli audaci” e quindi in un mondo in incredibile accelerazione chi sta fermo è destinato a retrocedere e quindi a dover sopportare un inevitabile declino. Ma le crisi, anche quella nascente dalla recente drammatica pandemia, possono essere elementi da cui partire per invertire decisamente la rotta del passato più o meno recente”
Come uscire da questa stagnazione dovrebbe essere la domanda in cima ai pensieri delle forze politiche e dei loro esponenti che si candidano a governare Pistoia. Ma così non è, a giudizio di chi scrive. In parti non trascurabili opposizioni c’è la tendenza a disegnare un ritratto catastrofista di Pistoia dopo 9 anni di amministrazione del centro destra, i barbari venuti dopo 70 anni di ininterrotto governo della sinistra. Dalla parte del centro destra si tende ad affermare l’idea che, in fondo, tutto va bene o quasi e quel che non va è colpa della regione e, sempre più flebilmente, che è colpa di quelli di prima.
Detto questo, a sinistra come a destra, quel che conta è ritornare alla guida del Comune ma, subito, entrambi gli schieramenti si dividono sul nome della candidata o candidato alla carica di Sindaco, con il rischio che la vocazione neo-centralista alla scala regionale, in una visione da Signoria, imponga, sia dall’una che dall’altra parte, un candidato che soddisfi più equilibri regionali con importanti comuni alle urne che interessi e volontà della comunità pistoiese.
Il centro, a oggi, ha espresso sue valutazioni e richiamato al rispetto delle regole di condivisione delle scelte, ma non sembra che a oggi queste richieste trovino ascolto, ammesso che non si tratti solo di tattiche di negoziazione per assicurarsi qualche spazio nella coalizione che verrà.
Solo Riformisti offre un suo primo contributo al dibattito sui problemi locali con alcune interviste a esponenti della vita economica, sociale e politica pistoiese, diversamente collocati quanto ad appartenenza politica e culturale: a chiusura, sarà chiesto all’ex Sindaco Alessandro Tomasi ed alla Sindaca f.f. Anna Maria Celesti di replicare a osservazioni e critiche avanzate dai diversi intervistati, a loro volta accettando di rispondere alle domande della redazione.
Ovviamente, chiunque sia interessato ad esprimere le proprie opinioni sui temi emersi nelle diverse interviste, può chiederlo: la discussione è ricchezza.
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