Oggi il mondo tira un sorriso di sollievo. Per i credenti Il Papa americano non ha pregato invano, dopo i suoi ripetuti e accorati appelli si profilano due settimane di tregua e la riapertura dello stretto di Hormuz.
Ma al di là dei profili religiosi la domanda cruciale è la seguente: come sfruttare utilmente questi 15 giorni? Un aspetto da considerare è che Washington ha cambiato radicalmente la dottrina politico-militare sul “regime clange”. Non da oggi le dure lezioni dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia (e per certi versi posso testimoniare direttamente anche in Kosovo) sono state oggetto di riflessioni molto approfondite sia al Pentagono che al Dipartimento di Stato.
Distruggere gli apparati istituzionali e amministrativi e avviare da zero un processo di democratizzazione e un conseguente cambio di regime si è rivelato un disastro in tutti i casi che ho appena citato. La nuova concezione politico-militare americana anche quando parla di “regime change” si limita a prospettare una parziale modifica delle élites nella speranza che la parte più moderata, ma soprattutto più lungimirante assuma il governo del paese.
Gli Stati Uniti e Israele difficilmente possono ottenere questo obiettivo politico da soli perché la Russia e la Cina agiscono in senso contrario. Serve il contributo del mondo arabo e musulmano, serve il supporto di paesi influenti come il Giappone e la Corea del Sud e last but not least serve un sostegno attivo dell’Europa. Incoraggiare i politici e i militari iraniani ad emarginare i Guardiani della Rivoluzione e gli ayatollah più fondamentalisti della teocrazia iraniana è l’imperativo di oggi.
Nessuno ora può permettersi di fare Ponzio Pilato. Favorire nuovi spazi di iniziativa all’interno dell’élite è anche il modo migliore di riaccendere le speranze del popolo iraniano dopo la durissima repressione messa in atto dal regime.
Purtroppo sappiamo che la moderazione strategica non appartiene né alla personalità di Trump né a quella di Netanyahu, ma l’Italia e l’Europa in questa fase delicatissima hanno il difficile compito di dare un segnale all’ élite iraniana più moderata affinché le due settimane di cessate il fuoco non restino una occasione sprecata.
L’ ottimismo dei mercati di oggi è incoraggiante, ma come sempre può essere effimero. Altrettanto importante è non delegare tutte le speranze al prossimo vertice tra Trump e Xi Jinping. Sarebbe un errore che il mondo non può permettersi. Come dimostra il fallimento del 2019 il tendenziale bipolarismo USA-Cina non è ancora maturo e l’esito dipenderà anche da come si posizioneranno le cosiddette medie potenze, Europa compresa.
Da Pensalibero
https://www.pensalibero.it/la-tregua-su-hormuz-apre-una-finestra-che-leuropa-non-puo-sprecare/


DOPO IL CASO OPPIDO LA MEDICINA RISCHIA DI DIVENTARE SOLO DIFENSIVA
Lascia un commento