Mauro Moretti è in carcere, dove sconterà una condanna a cinque anni per la strage di Viareggio. Gianni Alemanno esce dal carcere, dove ha scontato una condanna a un anno e dieci mesi per traffico d’influenze.
Ci sarebbe molto da dire su tutte e due le sentenze. Moretti è stato condannato (volendo semplificare) perché “non poteva non sapere”. Alemanno, per un reato altamente opinabile, che infatti una legge del 2024 ha riformulato, restringendone molto l’area di punibilità. Ma lasciamo perdere simili “inezie”. L’importante è che ora i giustizialisti, di cui son pieni salotti e giornali, saranno contenti: Moretti e Alemanno sono la dimostrazione in carne e ossa che finalmente anche i potenti e i politici finiscono ai ferri.
E tuttavia c’è da credere che – ai più pensosi, almeno, degli arrabbiati – sarà rimasto l’amaro in bocca. Soddisfatti, certo, e però dubbiosi. Non solo perché, anche nella Repubblica dell’Anm e di Travaglio, l’antica aspirazione a buttare le chiavi non è evidentemente praticabile: i rei, prima o poi, tornano liberi. Ma soprattutto perché l’illustre carcerato e l’illustre ex-carcerato hanno offerto all’opinione pubblica una bella dimostrazione di dignità umana e di responsabilità civica. Il manager Moretti, dopo avere rinunciato alle prescrizioni, ha commentato la sentenza con poche parole. “Vado in carcere, anche se ho 72 anni, senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta.
Accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato”. E si è costituito nel carcere di Orvieto. Quanto al politico Alemanno, non è rimasto con le mani in mano, nei mesi trascorsi a Rebibbia, scrivendo e divulgando denunce durissime sul sistema carcerario italiano, sul sovraffollamento dei penitenziari, sul degrado delle celle, sulla carenza di personale. “Qua ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”, ha detto, intendendo continuare da uomo libero la sua battaglia a favore dei detenuti.
Saranno potenti, saranno politici, saranno perciò moralmente ignobili. Ma dopotutto Moretti e Alemanno dimostrano che nel Paese c’è gente che non indulge al vittimismo, che non si nasconde dietro i privilegi, che non chiude gli occhi di fronte alla solidarietà. E che ha il senso dello Stato. I molti Torquemada non se lo chiederanno mai, ma invece dovrebbero: e se fossero proprio queste caratteristiche, queste individualità ad averne fatto dei potenti e dei politici? Ad averli tolti dal mazzo dei moralisti a buon mercato, delle schiere della commedia all’italiana?
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