Dal 2 aprile gli Stati Uniti imporranno dazi permanenti del 25% sulle auto importate. Lo ha annunciato il presidente, Donald Trump, parlando dallo Studio Ovale. “È l’inizio della liberazione”, questa la retorica del messaggio lanciato dalla Casa Bianca, “queste tariffe si aggiungeranno a quelle esistenti già in vigore”. Con i dazi che verranno imposti dal 2 aprile Trump è convinto che gli Stati Uniti possano incassare “tra 600 milioni e un trilione di dollari in due anni”.
Proprio oggi, 27 marzo, si svolge l’edizioni primaverile della conferenza della BPEA, Brookings Papers on Economic Activity, organizzata dal prestigioso istituto di ricerca statunitense con l’obiettivo di offrire tempestive e approfondite analisi circa le principali questioni politiche del mondo reale.
Maurice Obstfeld, Senior Fellow – Peterson Institute for International Economics , ha indirizzato la sua ricerca al deficit commerciale degli Usa, tra mito e realtà”The US trade deficit: Myths and realities”
In una intervista ha dichiarato che c’è sempre tanta retorica politica sulla bilancia commerciale in tutto lo spettro politico, dal quale giunge ai cittadini il messaggio che il deficit commerciale è sempre una cosa negativa e il risultato di una nefasta macchinazione straniera (per tutti, i parassiti europei) o degli Stati Uniti che hanno provocato ed alimentato la globalizzazione dell’economia. Dalla ricerca emerge invece che la realtà è un tantino più complessa e meno netta.
E ‘vero che le politiche adottate da paesi esteri possono aumentare il deficit degli Stati Uniti, come hanno fatto le politiche cinesi mirate a scoraggiare i consumi, osserva. Ma è altrettanto vero che le politiche nazionali possono incidere assai di più. domestiche possono svolgere un ruolo ancora più grande: ad esempio, la bolla dei prezzi delle case negli Stati Uniti agli inizi degli anni 2000 ha reso i proprietari di case più ricchi, proprietari che hanno aumentando la loro domanda sia di beni che di. servizi. “Poiché la maggior parte dei servizi non può essere importata, l’occupazione statunitense si è spostata verso i servizi e la maggiore domanda di manufatti è stata soddisfatta dalle importazioni” Tuttavia, anche se il declino dell’occupazione nell’industria è correlato al deficit della bilancia del commercio estero attraverso driver fondamentali comuni, non ha grande senso attribuirne la colpa al disavanzo commerciale.

E ‘un fatto assodato che “mentre le economie diventano più ricche attraverso la crescita della produttività, il settore manifatturiero si riduce inevitabilmente come quota dell’economia, indipendentemente dal fatto che la bilancia commerciale sia in deficit o in surplus”
Secondo la ricerca, a differenza delle roboanti affermazioni del presidente Donald Trump, non è chiaro quale potrà essere l’effetto dell’aumento delle tariffe: si ridurranno le importazioni ma si ridurranno anche le esportazioni statunitensi poiché gli altri paesi risponderanno con loro tariffe sui prodotti USA. In più, per il rafforzamento del dollaro in conseguenza di minori importazioni, i beni e i servizi statunitensi risulteranno più costosi all’estero. A questo va aggiunto che i dazi imposti sui beni intermedi utilizzati dalle industrie statunitensi per realizzare il prodotto finale in pratica equivalgono ad una tassa sia sulle esportazioni statunitensi dei prodotti finali sia sui prodotti statunitensi che sono in concorrenza con i prodotti importati.
Cosa potrebbe succedere se le tariffe non riescono a ridurre il deficit commerciale? Aumenterà sicuramente la pressione politica sulla Federal Reserve (e già se ne sono avuti evidenti segnali) per indebolire il dollaro tagliando i tassi di interesse statunitensi e con il dollaro indebolito i beni statunitensi sarebbero più economici all’estero.
Ma, c’è sempre un ma in tutte le storie di apprendisti stregoni dell’economia, “A meno che l’economia degli Stati Uniti non si muova in recessione, un sostanziale taglio dei tassi di interesse ora sarebbe inflazionistico”.
Obstfedsottolinea comele tariffe e le pressioni sui partner commerciali esteri per rafforzare le loro valute e quindi indebolire il dollaro potrebbe portare allo sganciamento sia economico che politico dagli Stati Uniti.
Ridurre il deficit di bilancio è la via migliore per ridurre la domanda di importazioni e di prendere prestiti da paesi stranieri. Ma è una musica che non piace all’orecchio dei politici “Se il Congresso approva un bilancio che aumenta i deficit [fiscali], la situazione peggiorerà, nonostante eventuali dazi… Le tariffe genereranno alcune entrate, ma non abbastanza per tappare il buco” ha concluso Obstfeld.
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