Un grande passo in avanti rispetto al 2022, quando una serie di referendum promossi da Lega e Radicali Italiani, sempre sul tema dell’amministrazione della giustizia, avevano raggiunto un’affluenza del 20%.
Stavolta il consenso di chi era a favore di un cambiamento è stato incredibilmente più alto.
Ancora non sufficiente a cambiare. E del resto non è che fosse facile.
La resistenza al cambiamento dell’opinione pubblica è testimoniata dai tanti fallimenti referendari degli ultimi decenni.
E poi, delle tante corporazioni che governano questo paese, la magistratura organizzata è tra le più potenti e toccarne gli interessi è difficile. Ed oltretutto a pochi importa davvero farlo.
Men che meno interessa ai magistrati.
Dopo il caso Palamara vi furono le elezioni del CSM e la corrente a cui apparteneva il succitato, ottenne gli stessi voti che aveva avuto nella tornata precedente. Come se nulla fosse successo; prova evidente dell’impermeabilità al cambiamento di un sistema che adesso sarà ancora più solido, più irriformabile e potenzialmente ancora più facile a quel tipo di baratti di posti, nomine e carriere.
Ma del resto questo era un referendum strano. Dove un governo di destra proponeva una riforma che era stata a lungo una riforma delle forze laiche e socialiste. Non una riforma di destra.
E non è un caso che molto elettorato di destra abbia votato per il NO.
Qualcuno cita in positivo il dato sull’affluenza. Dimenticando che questa è stata ottenuta abbassando il livello del dibattito appena sotto la lotta nel fango. Anche perché finché il dibattito era rimasto in un ambito di analisi specifica, l’attenzione dell’opinione pubblica era rimasta a dir poco laterale.
Con l’inasprirsi dei toni del confronto ed un deterioramento a tratti indegno, del dibattito, ecco che anche l’attenzione si è alzata ed i risultati sono stati quelli di una maggiore affluenza.
È la democrazia bellezza, si dirà. Ma a questo punto mi aspetto campagne elettorali sempre più dominate dall’insulto e dalle più spudorate menzogne (ed in effetti non è che di recente siano mancate).
Ma del resto, se questa è la merce che funziona, fatico a capire cosa possa frenare qualcuno dal servirsene.
C’è da dire che l’emergenza fascismo funziona sempre, specie qua in Toscana. Una regione che, da quando esistono le regioni, è sempre stata governata da una sola parte politica, che ha creato un blocco di potere che si innerva in ogni rivolo della società.
Ma pure la paura del fascismo alle porte deve funzionare alla grande!
Ed in effetti è bastato aver dichiarato di votare SÌ per venire tacciato di fascismo e altre amenità. In questo contesto basta veramente poco sforzo per venire vestito dei panni dell’estremista. Non serve mica fare chissà cosa di ardito o di rischioso.
Non serve nemmeno sostenere tesi estreme. Basta non aderire.
Il campo largo mi pare che rimarrà ben solido. E con la guida di Conte potrebbe anche essere competitivo con il centrodestra. Del resto, c’è una parte di paese a cui piace quel tipo di conservatorismo statalista, moralisteggiante e piuttosto conformista sul piano intellettuale.
Credo che i tempi che abbiamo davanti siano sicuramente divertenti. Non m’azzarderei a definirli interessanti, ma questo passa il convento.
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PER UNA GIUSTIZIA GIUSTA VOTATE SÌ!
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