
Aragon, André Gide et Malraux
La serata di apertura del congresso, alla Mutualité, si riunisce nella galleria una folla eccitata composta in maggioranza da giovani. Sul podio, André Gide e il presidente André Malraux; sono circondati da scrittori sovietici, ma anche da Heinrich Mann, Egon Erwin Kisch per la Germania, E. Ors per la Spagna, Sforza per l’Italia, Forster per l’Inghilterra, e ancora Barbusse, Benda, Bloch, Guehenno, Cassou, Vaillant-Couturier, Nizan per la Francia.
C’è Ilya Ehrenburg, ambasciatore culturale di Mosca.: la politica dei comunisti si era allora aperta e il congresso della Mutualité voleva accogliere tutte le tendenze antifasciste, a condizione che non criticassero l’Unione Sovietica.
André Malraux legge un telegramma di Romain Rolland. A parte Forster che dichiara che non è comunista, ma che lo sarebbe se fosse più giovane e più coraggioso, e Julien Benda, coraggioso, che tiene a chiarire che per lui esiste una concezione occidentale dell’Arte che si basa sulla metafisica greca, e una concezione comunista dell’Arte, materialista e che vorrebbe annientare la cultura del passato; a parte questi due relatori, il congresso nei suoi partecipanti si preannuncia molto favorevole con le sue presenze alla rivoluzione comunista… Tranne ancora, Robert Musil, ma parla in tedesco; e la stampa lamenta di non aver ricevuto la traduzione. Solo gli ascoltatori che conoscono la lingua tedesca ascoltano un discorso che fa riferimento al bolscevismo e al fascismo uno dopo l’altro…!
“Credo che ciò che trattiene molti dei nostri scrittori sia la loro mancanza di fiducia nel proletariato, e perfino… una mancanza di fiducia nell’uomo.» secondo André Malraux, dal podio.
Il discorso di Erwin Kisch viene letto in francese da Vaillant-Couturier… Il sovietico Luppol riprende il dibattito sulla cultura e sui valori del passato; valori che solo il proletariato è in grado di criticare.
Barbusse non è in buona forma e annoia l’assemblea. Klaus Mann porta il gelo nella sala leggendo testimonianze di artisti rimasti in Germania. Malraux improvvisa, si agita… Il caso di” Victor Serge” divide il congresso; ma la presidenza chiudeva il dibattito affermando la propria fiducia nell’Unione Sovietica. – Nel nostro Paese, un congresso del genere non avrebbe senso, poiché qui centosettanta milioni di persone sono concentrate proprio sulla conquista della cultura. Non si tratta di difenderla, ma di diffonderla, di diffonderla sempre di più.
Lancelot riesce a salutare Aldous Huxley che lo riconosce, nonostante lo spessore dei suoi vetri. Se non crede in un regime fascista nel suo paese; nota una fascistizzazione degli spiriti; tuttavia dubita che si possa a lungo – come in Germania – riportare un popolo allo stato primitivo, e irreggimentare la scienza come fanno i nazionalsocialisti. Michaël Gold del Daily Worker di New-York, nota che anche negli Stati Uniti scrittori come Mencken o T.E. Elliot possono farsi fascistizzarsi … Se alcuni esaltano i pionieri del passato… noi altri, dice, siamo per gli operai, i pionieri del futuro…! Gli intellettuali sembrano impotenti; gli operai, se si organizzano, possono sconfiggere il fascismo…
Lancelot ed Elaine sono colpiti da questa speranza che tutti (quasi ) qui, sembrano rimettere nella vocazione collettiva degli operai, dei contadini, dei lavoratori… Ecco una fede, che hanno difficoltà a condividere…. Hanno potuto sentire la risposta di Alexej Tolstoj ad un giornalista che gli chiede se un tale congresso sarebbe possibile in Unione Sovietica. – Nel nostro paese, un tale congresso non avrebbe senso, poiché da noi centosessanta milioni di volontà sono tese proprio verso la conquista della cultura. Non si tratta di difenderla, ma di diffonderla sempre più. -Sulla base dell’esperienza sovietica, pensi che gli intellettuali siano in grado di difendere efficacemente la cultura? -No, no, protesta Tolstoj. Lo dico molto seriamente. Gli intellettuali isolati dalla massa dei lettori proletari devono a tutti i costi modificare le loro concezioni…

Henri_Barbusse, Alexej_Tolstoi, Boris_Pasternak – Paris_1935
Lancelot si avvicina a Gide, che spiega che l’importante è che gli scrittori abbiano capito la natura del pericolo che li minaccia e che, in questo sentimento, si siano riuniti al di sopra di ogni particolare divergenza. La cultura è minacciata dal fascismo, non è forse il pensiero profondo di ognuno di noi?
Molti – tra i radicali e i socialisti – vogliono rimanere fiduciosi, l’antifascismo ha un contenuto repubblicano, e quindi una cultura nazionale… La Francia non può essere fascista!
Una questione di fondo rimane difficilmente da trattare ed è la” questione russa” e la possibile critica del regime sovietico, di fronte all’attualità dei primi processi di Mosca.
Questa domanda è senza dubbio la ragione di un certo disagio che impedisce a Lancelot di condividere il fervore comunista. Elaine lo spiega ancora più decisamente, esprimendo una confusione trattenuta.
Il comunismo cercherebbe nella nostra cultura, nelle nostre tradizioni, qualcosa con cui mascherarsi per venderci la loro rivoluzione; e più esattamente dice – ha appena letto” Staline : Aperçu historique du bolchevisme ” – per venderci la dittatura di Stalin…!
L’ordine del giorno qui sarebbe piuttosto quello di difendere l’idea che in Unione Sovietica il pensiero libero riceve le maggiori possibilità di sviluppo. André Gide dichiara: Non ammiro niente di più in U.R.S.S. che questa grande preoccupazione per la protezione, il rispetto delle particolarità di ogni popolo, di ogni piccolo Stato compreso nella grande Unione Sovietica; rispetto della lingua, dei costumi, delle usanze, della cultura, particolari a ogni piccolo Stato rispetto che va direttamente a rispondere alla accusa ricorrente rivolta al comunismo e all’U.R.S.S. di cercare di eguagliare, livellare ed uniformare tutti gli uomini dell’immensa Russia, in attesa di poter operare sulla terra intera. (…) Quello che ci aspettiamo e quello che comincia a mostrare l’U.R.S.S. dopo un duro periodo di lotte e di momentanea costrizione in vista di una più completa liberazione, è uno stato sociale che permetta il maggior sviluppo di ogni uomo, l’emergere e la messa in evidenza di tutte le sue possibilità.»
La sera, durante il giorno, le discussioni continuano al bar della Mutualità o intorno ai caffè circostanti, in particolare per Lancelot, a un tavolo dei Deux Magots.
Il pomeriggio del 24 giugno, Lancelot dovette recarsi al garden-party organizzato dal Ministero degli Affari Esteri da ministro Pierre Laval, in onore dei congressisti, non degli scrittori, ma delle camere di commercio mondiali che studiano le cause e i rimedi della depressione economico dell’epoca. …

Questo congresso ha permesso a molti intellettuali di proclamare la loro ammirazione per l’URSS e il loro solido attaccamento al proletariato che edifica il socialismo. André Gide ha affermato che «è in una società comunista che ogni individuo, la particolarità di ogni individuo, può svilupparsi più perfettamente.»
Il congresso si chiude con la fondazione dell’associazione internazionale degli scrittori per la difesa della cultura, guidata da un ufficio internazionale che ha come missione il mantenimento e l’ampliamento dei contatti che il congresso ha permesso di stabilire.
Si impegna – secondo i termini stessi della risoluzione adottata – «a lottare sul proprio terreno, che è la cultura, contro la guerra, il fascismo, in generale contro ogni minaccia alla civiltà». Alla sua testa un presidium di dodici membri, alcuni dei più grandi nomi della letteratura mondiale: André Gide, Henri Barbusse, Heinrich Mann, Thomas Mann, Maxime Gorki, Forster, Aldous Huxley, Bernard Shaw, Sinclair Lewis, Selma Lagerlof, Romain Rolland, i quattro premi Nobel. La sede dell’organizzazione è a Parigi.
2 ottobre 2021
Tradotto con il permesso dell’autore da
https://perceval.over-blog.net/2021/08/juin-1935-congres-international-des-ecrivains.html
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1] 90 ANNI DAL CONGRESSO INTERNAZIONALE DEGLI SCRITTORI PARIGI GIUGNO 1935 – INTRODUZIONE
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