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VENEZIA: OPERAZIONE MARTELLA. NATA MALE E FINITA PEGGIO

La sconfitta del centrosinistra veneziano si legge anche come il fallimento di una candidatura percepita come burocratica, priva di visione e di concretezza programmatica. Ed è il frutto amaro del vuoto strategico della “Stagione Buona”

di Lorenzo Colovini | 28 Maggio 2026

Dopo l’inaspettata (dai più) débâcle della candidatura Martella a Sindaco di Venezia, inevitabilmente, si sono scatenati i commenti. Di coloro che sulla sconfitta hanno lasciato le impronte digitali (con una certa sgradevole tendenza all’autoassolutorio gli elettori non ci hanno capito… colpa degli elettori dunque). E di coloro che, in tempi non sospetti, avevano criticato inascoltati le scelte dei dirigenti locali di PD & soci. Segnalo in particolare questo strepitoso intervento di Matteo Montagner: A Venezia il Campo Larghissimo ma minato, già pubblicato anche su SOLORIFORMISTI e pure l’onesta e lucida riflessione di Franco Vianello Moro:

https://www.luminosigiorni.it/politica-3/le-ragioni-di-una-sconfitta/

Non è mancata, more solito, la dichiarazione di Cacciari, da sempre maestro insuperato del “senno del poi”, nel dire che era evidente che sarebbe successo questo e quello ma nel dirlo DOPO che è successo.

Sottoscrivo in pieno quanto detto da Matteo e Franco. Tento solo qualche ulteriore analisi, senza pretesa di essere esaustivo. Prima una premessa, per non peccare io stesso del comodo esercizio di esercizio “senno del poi”. Ammetto che io pure ero convinto che avrebbe vinto Martella (al ballottaggio). Perché sovrastimavo l’inerzia della stanchezza da parte della gestione Brugnaro e perché, evidentemente, vivo (come tutti noi) in una bolla percettiva che non è rappresentativa della realtà. E non avevo capito il sentimento prevalente dei miei concittadini. Dunque sconfitta (per me) inaspettata ma per nulla affatto immeritata. Al contrario, meritatissima. Ero infatti persuaso che non solo la candidatura Martella in sé, ma tutta l’operazione politica che ha portato a questa, fossero pessime.  C’è appunto un prima (ovvero il percorso che ha condotto a Martella) e un dopo (la proposta politica che ne è scaturita). Merita considerarli separatamente.

Il prima. Sono i primi mesi del 2025 e il vasto fronte di partiti e forze civiche che si ritrova nella prospettiva di contestare al centrodestra il Comune alle Amministrative 2026, si unisce dandosi il nome di La Stagione Buona. La versione locale del Campo Largo del centrosinistra, in sostanza. I soggetti della Stagione Buona per mesi si incontrano e discutono. Di cosa, sinceramente, non è dato sapere (da una indiscrezione, si è appreso che ne hanno approfittato per conoscersi..). Certamente non discutono di programmi o di definire un progetto riconoscibile di città perché il misero leaflet prodotto dopo mesi di gestazione contiene solo scontate ovvietà.

Nel frattempo, irrompe in campo la proposta programmatica dei Futuri di Venezia di Alessio Vianello che offre un lavoro molto ambizioso e complesso di analisi e proposta per la città, unitamente a una implicita proposta di candidatura dello stesso Vianello per il centrosinistra. La cosa viene di fatto ignorata, al di là di generiche dichiarazioni di apprezzamento e comincia a trapelare una convergenza sul nome del candidato sindaco, appunto il sen. Andrea Martella. La nostra testata lancia nel giugno 2025 un appello:

https://www.luminosigiorni.it/politica-3/una-scelta-di-valore-per-il-futuro-di-venezia-da-fare-adesso/

cui aderiscono più di 100 persone affinché si definisca una candidatura civica e non politica (in cui in filigrana si intuiva facilmente lo stesso Vianello). L’appello non sortisce risultati di sorta, se non qualche infastidita reazione dei protagonisti della Stagione Buona, quasi stupiti che qualcuno osi disturbare il manovratore. Alla fine del 2025 si arriva alla formalizzazione della candidatura Martella.

Il dopo. La candidatura Martella presenta oggettivamente evidenti elementi di debolezza: parlamentare alla quinta legislatura, non uso da lustri a competizioni elettorali dove si devono conquistare voti personali, apparatnik di partito peraltro di seconda linea, sconosciuto in città, poco conoscitore della stessa, l’empatia di un armadio dell’Ikea. Ciononostante, viene salutata dai corifei della Stagione Buona e, va detto, anche da molti esponenti “di area”, con uno smisurato (e, per chi scrive, incomprensibile) trionfalismo misto a piaggeria.

Ne viene esaltata la capacità di ascolto, l’autorevolezza e lo standing parlamentare, se ne loda la generosità per essersi messo a disposizione (come se non fosse stata un’ambizione che coltivava da mesi..) e si toccano picchi inarrivabili di lirismo, del genere ha disposto un telaio capace di tessere insieme reti, speranza, opportunità. (..) Il telaio ha consentito di mettere insieme, dare colori, aggiungere ingredienti, ricucire strappi, far conoscere mondi.. (cit. Maurizio Cecconi su Ytali).

Fin qui, siamo nell’ambito di una scelta legittima, ovvero di puntare a una figura fortemente politica, tra l’altro Segretario Regionale del partito largamente più forte della coalizione. Sicura garanzia di rispetto di equilibri e accordi di potere presi tra i molti appetiti dei componenti la Stagione Buona. Ci sta.  Ma qui arriva il peccato mortale.

L’intera narrazione della campagna elettorale di Martella viene fondata sulla suggestione romantica della Reconquista di Cà Farsetti indegnamente occupata da 11 anni dall’usurpatore Brugnaro, sulla illusoria rivendicazione di privilegi quali lo Statuto Speciale, su pochi paletti identitari – NO agli scavi in Laguna, NO al ticket ai turisti in qualunque forma, ridare potere alle Municipalità – soprattutto funzionali a strizzare l’occhio all’ala iperambientalista. E, infine, su una retorica ossessiva sulle virtù dell’ascolto e della partecipazione dal basso (contrapposte alla postura, effettivamente pessima, del fasso tuto mi di Brugnaro). Ma con una spaventosa carenza programmatica e di visione.

Si capisce allora, a posteriori, l’ostentata indifferenza, financo il fastidio, con cui la proposta dei Futuri era stata lasciata cadere. Perché implicava scelte, anche divisive, perché richiedeva di definire problemi e mezzi per risolverlo (e magari di conoscerli e averli vissuti sulla pelle, quei problemi…). Nulla di tutto questo. La sostanza dell’approccio programmatico martelliano non è fornire risposte operative ma l’istituzione di un’Agenzia, un Osservatorio, un Assessorato dedicato, un’Assemblea pubblica, un Tavolo Permanente, una Cabina di Regia (davvero ammirabile il florilegio lessicale prodotto) per individuare le risposte stesse.

Qualche esempio: sul tema casa (pubblica) la visione martelliana si articolava in Piano Casa, Osservatorio casa, Agenzia sociale per l’abitare, Consulta sulla casa, Assemblea pubblica, Assessorato alla casa. Con accenti financo surreali come il compito per l’Osservatorio di “mappare” le case pubbliche inutilizzate (come se non fosse un dato già a disposizione).

Altro esempio: overtourism e ticket. Martella, giustamente, evocava la definizione della famigerata soglia di carico da non superare. Detto che non indicava alcuna idea di come farla rispettare, detto che non intendeva ricorrere alla deterrenza di una Card obbligatoria – salvo dire in questo passaggio (assolutamente paradigmatico dell’approccio Martella) che boh, forse, vedremo – sarebbe stato da aspettarsi che si fosse preso la responsabilità di indicare il valore di questa soglia. E invece, anche in questa circostanza, l’ideona era di incaricare Cà Foscari e IUAV di studiare il problema e comunicare entro 90 giorni la mitica soglia.

Errore concettuale grave che dimostra la totale poco padronanza della materia. Perché la soglia è una indicazione squisitamente politica, certo basandosi sulla vasta letteratura già prodotta dalle nostre università sul tema, ma non è un numero scientificamente definibile, non è la costante di Planck o il pi greco. La soglia dev’essere stabilita dalla politica, e dal suo valore vanno definite le politiche necessarie e possibili per perseguirla.

Uno pseudo programma infarcito di formule come “serve”, occorre”, “va promosso”, “è necessario”, “si deve”, “intendiamo”, “la questione va affrontata in modo serio”. Assenza totale di obiettivi quantificati, scadenze, milestones, soglie, priorità esecutive verificabili. Di fatto, una richiesta agli elettori di firmare una cambiale in bianco: “votatemi e mi metterò a studiare i problemi. Non so nulla (in realtà io sospetto che nemmeno volesse fare nulla) ma non vorrete mica la continuità con l’era Brugnaro?” E la maggioranza degli elettori quella cambiale non ha voluto firmarla.

Quanto sopra spiega perché ritengo meritata la bocciatura di questa operazione politica. Intendiamoci, non c’è possibilità di controprova e magari anche un programma sfidante, ambizioso e dettagliato, anche una candidatura più brillante, come quella per cui invano Luminosi Giorni ha per mesi lavorato, avrebbero perso. Magari avrebbero conquistato molti elettori che si sono rifugiati altrove e perso altrettanti sull’ala sinistra. E certamente sono da tenere in conto altri fattori strutturali indipendenti sia dalla pochezza programmatica sia dalla figura del candidato.

Magari il consenso sociale del modello Brugnaro, il mutamento sociologico dell’elettorato, l’astensionismo avrebbero pesato in modo determinante. Sarebbe in ogni caso stata una sconfitta onorevole. Ma i molti padri di questa débâcle non potranno nemmeno consolarsi come Francesco I di Francia all’indomani della disfatta di Pavia… perché tutto è perduto, anche l’onore.

Due parole sugli altri protagonisti di questa tornata. In primis il vincitore assoluto, il neo Sindaco Simone Venturini. È soprattutto una vittoria “sua”, molto più che della coalizione di centrodestra. Ha condotto una campagna coraggiosa e instancabile e ha ben incarnato la compostezza e concretezza sui temi, facendo efficacemente risaltare la differenza di preparazione al ruolo di Sindaco col suo principale competitore.

Aveva compagni di viaggio scomodi (per non dire di peggio) che potevano rappresentare piombo nelle ali della sua candidatura. In particolare, la polemica leghista sulla moschea (peraltro di fatto l’unico argomento della Lega durante l’intera campagna) ha toccato livelli imbarazzanti. Ma la sua lista personale ha ottenuto un risultato strepitoso che gli dà ampi margini di manovra sugli alleati. Sarà lui a dare le carte ed è lecito essere moderatamente ottimisti sulla sua amministrazione a partire dalla certezza che certi aspetti caratterialmente assai discutibili del suo predecessore non si perpetueranno.

Resto molto scettico sulla sua reale intenzione di approcciare seriamente il problema delle locazioni turistiche (ed è un’ombra pesantissima, per quanto mi  riguarda) così come lo vedo freddo sul tema porto offshore ed è tutto da vedere quello che combinerà sull’aspetto integrazione e rigenerazione urbana. Noi di Luminosi Giorni staremo a vedere, seguiremo e giudicheremo, senza sconti né pregiudizi. Per intanto un sincerissimo augurio di buon lavoro per la città tutta.

Chiosa finale per l’unico altro candidato che ha superato le forche caudine dello sbarramento: Michele Boldrin e il suo partito Ora! Un partito di area terzopolista che si è voluto misurare con coraggio e con proposte programmatiche originali, innovative e molto interessanti. Michele Boldrin entra in Consiglio e Ora! ha già annunciato di voler mettere in piedi una “Giunta ombra” per incalzare la Giunta in carica. Ora! ha dato dimostrazione di notevole forza organizzativa (per certi versi stupefacente per un partito nato praticamente ieri) e di capacità di mobilitazione, ha condotto una campagna inesausta e sfruttato appieno l’asset di un candidato carismatico e autorevole. E, sconfinando in tematiche di pertinenza nazionale, potrebbe essere – con tutte le cautele del caso – che possa agire da federatore (finalmente) della galassia di partitini che affollano l’area cosiddetta del Terzo Polo.

Staremo a vedere. Spes ultima dea.

…

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Pubblicato in : Politica

Info Lorenzo Colovini

Nato a Venezia nel 1959, vi ha sempre risieduto tranne alcuni periodi per lavoro. Laureato in ingegneria elettrotecnica nel 1984 all’Università di Padova, sposato con due figli gemelli (ormai 25enni) lavora all’Enel, settore Distribuzione, da 1987. Ha svolto per circa 20 anni incarichi nel territorio per poi passare ad attività di carattere nazionale nel International Business Development, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. Sempre come business developer di Enel, ha vissuto a Pechino per circa un anno e mezzo (2008-2009). Collaboratore fisso della testata on line Luminosi Giorni, rivista di cultura politica con particolare attenzione a temi dell’area veneziana. Fa parte del Direttorio di UNAeUNICA, associazione trasversale nata per contrastare l’ipotesi di divisione del Comune di Venezia nelle due parti di acqua e di terra.

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