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COSA POSSONO DIRE I SONDAGGI

I sondaggi sono farlocchi oppure letti con attenzione possono indicare una tendenza reale?

di Luciano Pallini | 28 Maggio 2026

Sono un consumatore di sondaggi, abituato a seguire settimanalmente quello che SWG realizza per La7: i commenti ai post con i quali li pubblico su Facebook li definiscono farlocchi, guidati da obiettivi più o meno chiari per suggestionare l’opinione pubblica e condizionare il voto, giudizi espressi, prevalentemente, da chi si vede assegnare percentuali di intenzioni di voto assai lontane da aspettative illusorie.

Sulla trasparenza e affidabilità dei sondaggi, dei loro limiti e distorsioni si può leggere l’articolo di Giovanni Di Franco (2022) “La trasparenza e l’affidabilità dei sondaggi elettorali in Italia al tempo di internet e dei social media”[i].

La cadenza settimanale del sondaggio SWG fa sì che si registrino solo modesti spostamenti percentuali di voto, a riprova – sostengono i critici – della loro scarsa utilità, se non truffaldini, guidati da poteri – neanche tanto oscuri – che ne comandano i risultati per influenza lo sprovveduto elettore.

Tutto ciò premesso, vale la pena proseguirne la lettura nella convinzione che sia ragionevole supporre che, se distorsione esiste, essa si mantenga più o meno costante nel tempo così che le eventuali differenze segnalino movimenti nelle preferenze per i vari partiti, al di là del livello del consenso che, in effetti, tra i diversi sondaggisti mostrano qualche differenza. 

Su questo presupposto, sono stati messi a confronti i risultati dell’ultimo sondaggio SWG del 25 maggio 2026 con quelli del 20 ottobre 2025, per i singoli partiti e per le due coalizioni che, prevedibilmente, si confronteranno alle prossime elezioni politiche nel 2027, se non vi sarà scioglimento anticipato delle Camere.

Sondaggi SWG per La7

Il Campo largo

Il campo largo progressista comprende il Partito Democratico, il Movimento Cinquestelle, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa e Italia Viva: dal raffronto dei risultati fra il sondaggio di maggio 2026 e quello di ottobre 2025 mantiene sostanzialmente invariata la sua forza al 45,7%, con un leggerissimo calo (-0,3%) rispetto al 2025.

Il PD contribuisce con un + 0,4% salendo al 22,5% dal 22,1% ed un altro contributo positivo viene da Italia Viva (+0,2%) che arriva al 2,5%. In calo risultano sia i Cinquestelle (-0,5%), in discesa dal 13,2% al 12,7% che +Europa (-0,4%), all’1,4% dall’1,8%. Invariato resta invece il consenso per AVS al 6,6%. 

Alla fine, i rapporti interni al Campo largo risultano invariati, nonostante la vittoria del NO al referendum sulla giustizia e la mobilitazione incondizionata a sostegno di Gaza e di un pacifismo a senso unico, alimentato dal bellicismo erratico di Trump e dalla risposta di Israele, dura ma inevitabile per la sua sopravvivenza, ad un attacco coordinato, sotto la regia dell’Iran, da parte di Hamas, Hezbollah in Libano e Houti nello Yemen.

Un pacifismo, come quello dei partigiani della Pace degli anni ‘50 del Novecento, smaccatamente filosovietico e finanziato dall’Unione Sovietica, così come quello di oggi è supportato – im misura più o meno coperta – dalle organizzazioni islamista. Per ora, la paurosa deriva antisemita pare non pagare, elettoralmente.

Sui temi sociali ed economici, il campo largo vive solo di slogan e proposte propagandistiche, all’insegna più o meno dello spendi e tassa che segnò la rovina del laburismo negli anni ’60 del Novecento.

Il Centrodestra

Tanto rumor per nulla, allora, da questi sondaggi? Non è così se si guarda a quanto succede nella coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati): a maggio 2026 i consensi che riceve si fermano al 42,8%, con un calo del 5,6% rispetto ad ottobre 2025 quando aveva raggiunto il 48,4%.   

Fratelli d’Italia paga il prezzo più alto (-2,9%) con il calo al 28,1% rispetto al 31% di ottobre 2025 ma altrettanto pesante è l’arretramento della Lega, dall’8,5% di ottobre 2025 al 6,0% di maggio 2026.

Anche Forza Italia perde consensi, seppur in misura più contenuta (-0,5%), in calo dal 7,9% al 7,4%: solo Noi Moderati segna un +0,3%, dall’1,0% all’1,3%.

Non è il crollo dei consensi, ma uno smottamento ben visibile che può essere la spia di una frana che ha preso velocità e che può diventare inarrestabile.

I cittadini avvertono lo scarto crescente tra la sicumera della premier Meloni ed il peggioramento della loro condizione e colgono lo stridio di chi si arrampica sugli specchi per cercare giustificazioni e vuole scaricare le responsabilità sulle politiche dell’Unione Europea (che sicuramente ne ha) perché impedisce di aumentare la dose di spesa pubblica da iniettare nell’economia italiana appesantita dagli sperperi dei bonus,  in primis quello  del 110%, del reddito di cittadinanza e il fallimento del PNRR, non solo sul versante della spesa ma soprattutto delle riforme che dovevano  rimuovere i freni alla crescita della produttività e nel dare impulso all’innovazione attraverso le liberalizzazioni, unica risposta alla cappa soffocante della burocrazia.

Certo, va riconosciuto che il governo Meloni si è trovato immerso nella crisi degli equilibri mondiali: andata al governo a settembre 2022 quando l’Ucraina era già stata attaccata dalla Russia con la conseguente crisi energetica, ha dovuto misurarsi con il mortale attacco ad Israele condotto da Hamas il 7 ottobre ed alla durissima risposta israeliana alla minaccia della sua cancellazione dalla carta geografica diretta dall’Iran e attuata dalle sue milizie a Gaza, in Libano e dallo Yemen, ha visto l’affermazione di Trump e del suo movimento negli USA   che prima l’hanno colmata di false lusinghe per poi scaricarla brutalmente come inaffidabile.

Non solo Giorgia Meloni, chiunque si sarebbe trovato in grandi difficoltà per affrontare questa situazione per la quale occorre mantenere la barra dritta, facendosi legare all’albero maestro per non cedere alle tentazioni delle sirene dell’antieuropeismo come del sovranismo becero della ricerca di scorciatoie per mantenere i consensi, in una situazione dove anche gli alleati sono in piena crisi, non solo Fratelli d’Italia.

Cosa è successo tra ottobre 2025 e maggio 2026.

Tra ottobre 2025 è avvenuto il fatto nuovo della nascita di Futuro Nazionale, una nuova formazione politica di estrema destra guidata dall’ex generale Roberto Vannacci, alla quale il sondaggio di maggio 2026 attribuisce già il 4,3% dei consensi, in crescita per l’attrazione che esercita sui delusi sia dentro Fratelli d’Italia per la svolta moderata di Giorgia Meloni che si sarebbe imborghesita tradendo gli ideali che furono  alla base della nascita del MSI e di altre formazioni dell’estrema destra sia dentro la Lega di Salvini, l’incauto apprendista stregone che ha creato il personaggio Vannacci.

L’inclusione di Futuro Nazionale nella coalizione attualmente al governo ne riporterebbe – se la politica fosse aritmetica – i consensi in alto, al 47,1% sopravanzando il Campo largo ma ne   sposterebbe l’asse politica decisamente a destra,  sulle politiche migratorie come sulla cessazione del sostegno all’Ucraina ma probabilmente risulterebbe inaccettabile  per le forze che si propongono come  espressione del moderatismo di centrodestra sia per da Forza Italia, dove opera attivamente Marina Berlusconi, sia per Noi Moderati.

Assieme a Futuro Nazionale, al di fuori dei due campi che attualmente si confrontano sulla scena politica, sta Azione di Carlo Calenda, salita a maggio 2026 al 3,5% (+0,6%): nella tassonomia di Giorgio Gaber, Azione non è di destra, non è di sinistra e, su questa base, vorrebbe, nel mercato della politica, far pesare i suoi voti.

Il campo largo progressista si considera a questo punto autosufficiente e già vincente e quindi appare poco propenso ad offrire a Calenda spazi pari alle ambizioni, anche per l’incompatibilità con l’ex rottamatore Renzi, uno scavezzacollo ormai in là con gli anni

Dall’altro lato, una scelta per il centro destra appare una opzione incompatibile, alternativa a quella di Vannacci: anche per l’elettorato di Azione, diviso a metà tra moderatismi di sinistra e di destra, sarebbe troppo ingoiare anche il generale.

Restano fuori dai radar le altre liste, in crescita al 3,7% (+1,0%): vi si ritrovano formazioni civiche a base regionale, ben attive nelle ultime elezioni comunali in Sicilia ma non solo, e il neonato Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin e Andrea Marcucci: forse il rifugio possibile, l’ultima Thule offerta ai riformisti per scampare al campo largo sottovuoto spinto di Conte e Schlein, alternativa al non voto o all’astensione. In attesa dell’approdo che sceglierà la coalizione di centrodestra.


[i] in Quaderni dell’Osservatorio elettorale – Italian Journal of Electoral Studies 85(2): 77-95, Firenze University Press

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Pubblicato in : Politica

Info Luciano Pallini

Laureato in Economia e commercio all’università di Firenze con il massimo dei voti e la lode, Luciano Pallini è stato dal 1970 al 1975 responsabile dell’Ufficio studi del Comune di Pistoia. Qui, dal 1975 al 1988, ha ricoperto diverse cariche elettive. Già componente del consiglio di amministrazione dell’Irpet e della S.a.t. “Galileo Galilei” di Pisa, svolge da trent’anni attività di consulenza alle imprese e di ricerca economica. Attualmente svolge attività di coordinamento del Centro studi Ance Toscana e del Centro studi della Fondazione Filippo Turati. Presiede inoltre l’associazione E.s.t. (Economia società territorio) con la quale realizza progetti di sviluppo basati sulle risorse locali, in particolare i beni culturali.

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