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Ustica, l’importanza della verità

E’ un preciso dovere delle nostre società andare nella direzione opposta rispetto alla deriva sempre più autoritaria della Russia putiniana. Vivere e credere in una società aperta significa puntare alla ricostruzione rigorosa dei fatti, anche quando particolarmente spiacevoli.

di Marco Mayer | 11 Settembre 2023

La maggioranza dei quotidiani  non ha colto  il tema cruciale sollevato con la sua intervista a Repubblica dal Presidente Amato sulla strage  di Ustica.

Amato – libero dalle responsabilità istituzionali  che hanno caratterizzato la sua vita  pubblica  (ultima la Corte Costituzionale) – solleva il tema cruciale della trasparenza e della ricerca della verità, pilastri delle società aperte e della difesa delle libertà su cui si fonda la stessa Alleanza Atlantica.

È, infatti, difficile parlare di democrazia quando la democrazia non è in grado di ammettere e correggere gli errori da essa stessa  compiuti.

È incredibilmente miope e provinciale appiattire e/o sminuire le  dichiarazioni di Amato (che affronta una delle vicende più drammatiche della nostra storia recente) alla attualità contingente

Non ha alcun senso parlare di “destabilizzazione e/o di “stress test” per il Governo Meloni. come hanno fatto numerosi commentatori.

Se non si continua a cercare  con ostinazione la verità – a piu’ di 40 anni di distanza dalla tragedia di Ustica – la credibilità della NATO (e più in generale dei paesi democratici  che ne fanno parte) sarà ad alto rischio.

Nello Stato di diritto la politica deve essere ben distinta dalla morale, ma non per questo la politica non ha responsabilità etiche.

In questi giorni le tante menzogne  contenute nei manuali scolastici di storia (voluti da Putin)  sui carri armati a Budapest nel 1956 e sull’ URSS del dopo guerra hanno fatto arrabbiare persino Viktor Orban.

E’ un preciso dovere delle nostre società andare nella direzione opposta rispetto alla deriva sempre più autoritaria della Russia putiniana.

Vivere e credere in una società aperta significa puntare alla ricostruzione rigorosa dei fatti, anche quando particolarmente spiacevoli.

Dopo la diagnosi (elaborata nel luglio del 1980)  dei tracciati radar di un ex pilota americano, noto analista del settore,

http://www.vfrflight.net/index.php?topic=16234.0.
in Italia il primo a parlare di missile fu nel dicembre 1980  Rino Formica (allora Ministro dei trasporti) che  informò subito il Ministro della Difesa, Lelio Lagorio.

Ma –  in seguito ad una sollecitazione del Presidente della Repubblica  Francesco Cossiga –  le parole più forti le espresse Bettino Craxi l’ 8 novembre 1988 in Parlamento:

“Se risulterà definitivamente accertato che si è trattato di un missile risulterà per necessità ristretta la cerchia dei possibili responsabili.”.

Solo dopo la caduta del muro di Berlino negli anni novanta si aprono i primi spiragli sulla strage di Ustica.

Sulla base dell’ intesa tra Prodi e Solana nel 1996/7  la NATO fornisce un  primo rapporto sui tracciati radar che evidenzia la presenza di almeno 21 vettori nella zona. Successivamente sarà accertata la presenza di altri 4 mezzi aerei di nazionalità indeterminata.
Nel 2007 e nel 2008 è nuovamente Cossiga che affronta  il dossier Ustica, questa volta attribuendone esplicitamente la responsabilità ad un missile francese.

A proposito di Francia la storica Bruna Bagnato ha ricordato due elementi importanti:

https://flore.unifi.it/handle/2158/1192676

primo, nel 1990 la deposizione del Direttore del SISMI Ammiraglio Fulvio Martini in Commissione Stragi  chiama in causa Francia  e/o Stati Uniti;

secondo, il Quai d’ Orsay non risponde pubblicamente a queste  accuse nonostante la formale richiesta di Palazzo Farnese che a Roma è sotto la pressione dei media e dell’ opinione pubblica italiana.

Per quanto riguarda, infine,  gli Stati Uniti dai documenti declasssificati del biennio 1988/ 1989 si ricava l’ impressione che rispondano con dati specifici, ma sempre “settoriali” alle numerose richieste scritte e verbali formulate dal nostro Ambasciatore a Washington, Rinaldo Petrignani.

http://documents.theblackvault.com/documents/dod/readingroom/5/774.pdf

Durante nove anni di indagini Il giudice Rosario Priore ha richiesto centinaia di rogatorie internazionali e come si  è visto la  vicenda ha complessi risvolti internazionali su cui si deve ancora chiarezza.

E’ pertanto difficile dar torto a Giuliano Amato o peggio sminuire il suo appello.  Non è accettabile che  37 anni dopo alcuni degli accertamenti sollecitati da Bettino Craxi  e da Francesco Cossiga non siano stati ancora effettuati.

 

PS Per quanto riguarda, invece,  Gheddafi – come sottolineato dal figlio Bobo – non è stato Craxi ad avvertirlo del pericolo (come Amato ipotizza, ma solo come  congettura de relato), ma da quanto informativa sarebbe arrivata al Leader libico dal Generale Santovito, all’ epoca a capo del SISMI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato in : Redazionale

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luigi

    9 Settembre 2023 alle 14:55

    Tutto vero ed importante ciò che afferma l’articolo.
    Ma per noi di periferia, resta la confusione fra le tante persone autorevoli che ci hanno informato delle tante e rigorose indagini della magistratura ed i tanti dubbi che altri di quando in quando manifestano. Resta il fatto che siamo ansiosi e coscienti della importanza della verità ma oggi, dopo quasi 40 anni siamo un po’ sgomenti.

    Rispondi

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