Il Documento «National Security Strategy 2025» prende atto della fine di un’epoca che K. Jaspers avrebbe definito «assiale». Gli inizi della fine sono più d’uno: l’11 settembre del 2001, quando l’Isis abbatte le Torri Gemelle? l’11 dicembre del 2001, quando la Cina entra nella World Trade Organization? il 10 febbraio 2007, quando Vladimir Putin, alla 43ª Conferenza sulla Sicurezza a Monaco, rivendica un posto al sole per il nuovo/antico Impero russo del 2007? il 15 settembre 2008, quando la Lehman Brothers porta i libri in Tribunale? L’epoca era stata inaugurata in Europa l’8 maggio nel 1945 a Berlino (ma per i Sovietici il 9 maggio) e in Asia il 2 settembre 1945 sulla corazzata Missouri nella baia di Tokyo.
La fine di un’epoca: l’analisi della National Security Strategy 2025
L’America futura, secondo il NSS, è un imponente castello medievale con tre linee di fortificazione: la più interna copre l’intero continente americano, quella intermedia comprende l’Indo-Pacifico, la più esterna comprende l’Europa, quella più occidentale.
In questo quadro, la Ue ha concluso il suo breve ciclo, iniziato il 1° Novembre 1993 a Maastricht. Il sismografo dell’avvenire si è rotto.
Il futuro dell’Europa secondo la NSS: tra sovranismo e nuove alleanze
Quale struttura politica deve sostituire la Ue? Secondo Donald Trump, nessuna. Elon Musk ha chiosato: «L’Ue deve essere abolita e la sovranità deve tornare ai singoli Paesi». Neppure Salvini avrebbe potuto dire meglio. Attestati su questa linea trumpiana, convergente con quella putiniana, stanno i nazionalisti/sovranisti europei: ciascuno vada per sé, si allei di volta in volta con chi preferisce. L’Italia dovrà oscillare tra Triplici Alleanze e Triplici Intese, come nei primi anni del ‘900.La forza di questa posizione non deve essere sottovalutata. L’Ispi sostiene che solo un terzo dei cittadini europei é disposto a combattere per il proprio Paese. La ragione la spiega Norman Kagan: «Diamo per scontato il grado di pace e di prosperità di cui abbiamo goduto negli ultimi ottant’anni. E pensiamo sia la norma. La norma è in realtà molto più simile a come era il mondo prima del 1945». Se esiste una causa del declino europeo e della «civilizational erasure», denunciata dal NSS, è esattamente questa: gli Europei non vogliono prendere atto della fine dell’epoca post-‘45. Del declino europeo il NSS indica, invece, altre cause: le immigrazioni massicce e la restrizione delle libertà democratiche, così come sono state denunciate da Alternative für Deutschland e dalle forze sovraniste europee.
L’impatto delle politiche di Donald Trump e Vladimir Putin
Qui è evidente che JD Vance ha scritto sotto loro dettatura. E si capisce: dal punto di vista americano, è assai meglio commerciare con ciascuno Stato europeo piuttosto che con uno Stato federale di 450 milioni di abitanti. Riprendendo il nome dell’antico slogan mazziniano, «Pensiero e Azione», tocca ora agli Europei, ai gruppi dirigenti, ai partiti, alle forze intellettuali, ai media pensare in modo nuovo il tempo presente e prepararsi ad agire.
Il primo campo di esercizio del pensiero/azione è quello del far vedere il mondo così com’è… Il campanilismo, il nazionalismo, il sovranismo sono prodotto, in primo luogo, dell’ignoranza del mondo e, conseguentemente, degli effetti che le dinamiche globali esercitano su quelle di casa. L’approccio puramente mercatistico da parte delle TV pubbliche e private e dei giornali, a partire soprattutto dai più diffusi sul piano nazionale, ha portato in questi anni a oscurare il mondo «là fuori» per occuparsi delle «baruffe chiozzotte» della politica nazionale e di casi giudiziari, tanto più interessanti quanto più pruriginosi e duraturi. Gli insulti, le urla, il cieco-pacifismo e il filo-putinismo alzano l’audience e perciò i profitti. E bisognerebbe fare un bilancio degli insegnamenti scolastici e universitari.
Il secondo campo di applicazione del pensiero/azione è quello della ri-progettazione delle democrazie liberali. Le democrazie in Europa sono obese di diritti, anoressiche di doveri, deboli rispetto alle potenze economiche e tecnologiche. La loro debolezza rende poco attraente e inutile per i cittadini la partecipazione alla vita pubblica, anche solo in quella forma basica che è il voto. Rinnovare gli istituti della democrazia, rappresentanza e governo, è la condizione per far contare i cittadini e ridare peso alla partecipazione. Quanto alla struttura istituzionale della Ue non è affatto democratica. Vale per i singoli Stati e vale per l’Unione europea una regola di base: quella della scelta personale del rappresentante e del leader di governo. Chi va a votare ritiene utile il proprio voto solo a questa condizione.
Quale futuro per l’Unione Europea?
Tuttavia, la politica cognitiva non basta. Né bastano un esercito europeo comune, nuove armi sofisticate, investimenti nella Difesa. Occorre un «Riarmo morale», scriverebbe don Sturzo, fondato sulla consapevolezza di un patrimonio di civiltà e sulla conseguente volontà di difenderlo. Non basta più essere consumatori e beneficiari di Welfare. Servono cittadini «liberi e forti», ripeterebbe don Sturzo. Era il lontano 1919.
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Ripreso da ITALIA OGGI con autorizzazione dell’autore.
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RICORDANDO ANNA KULISCIOFF
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