Donald Trump ha dichiarato che i 28 punti per l’Ucraina sono trattabili.
E c’è di più. Secondo quanto ha scritto stanotte il Washington Post in una corrispondenza da Halifax alcuni senatori repubblicani e democratici hanno parlato con il Segretario di Stato. Marco Rubio avrebbe negato che il piano sia dell’amministrazione USA, ma che esso rappresento la lista dei desideri (wishfulist) dei russi. In effetti Vladimir Putin ha dichiarato che si tratta di una buona base per i negoziati a condizione che la Casa Bianca convinca gli ucraini e gli europei della bontà della proposta.
In questa situazione di incertezza tutti i riflettori sono pertanto puntati sull’Incontro di oggi a Ginevra tra la delegazione USA guidata dallo stesso Segretario di Stato Marco Rubio e una squadra di negoziatori ucraini inviati dal Presidente Vladimir Zelensky.
All’ incontro parteciperanno a fianco dell’Ucraina rappresentanti di Regno Unito, Italia, Germania e Francia e UE. Per Palazzo Chigi ci sarà il Consigliere Diplomatico di Giorgia Meloni, Fabrizio Saggio. Al G20 in corso a Johannesburg sono state espresse senza contrapposizioni frontali alcune significative critiche alla bozza dei 28 punti.
Come sintetizza Francesco Bechis nel suo ultimo articolo nel Messaggero i “paletti” europei condivisi anche da Giorgia Meloni riguardano le concessioni territoriali alla Russia e l’indebolimento delle forze armate ucraine oltre ovviamente alla richiesta di un ruolo proattivo che NATO e UE dovranno avere nei negoziati di pace.
In questa cornice mi limito a sottolineare tre punti critici e al tempo stesso propositivi:
a) l’avvio del negoziato dovrebbe prevedere come è avvenuto nel caso di Gaza (72 ore) una precisa scadenza per l’avvio cessate il fuoco;
b) si dovrebbe indicare la composizione della forza militare multinazionale che avrà il compito di sorvegliare la buffer zone come parte integrante delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina senza preclusioni pretestuose;
c) e infine a mio avviso rivedere radicalmente quanto previsto nel punto 21 comma D relativo all’ arretramento delle forze ucraine. Quest’ ultimo elemento è chiaramente pensato per salvaguardare l’immagine oggi indebolita di Putin.
All’ Ucraina basta un pareggio, mentre dopo quattro anni di risultati davvero modesti ed una enorme perdita di vite umane a Vladimir Putin non basta salvare la faccia, ma deve risultare (o quanto meno) apparire come vincitore. Sotto questo profilo la possibilità di filmare i carri armati e la fanteria ucraina che si ritirano dalle posizioni mantenute per anni (a carissimo prezzo) rappresenta lo scenario che a Putin interessa di più. In genere si ritira l’aggressore e non l’aggredito se non in caso di resa, altro che pace giusta!
Se si vuole e serve creare una buffer zone benissimo ma entrambe le parti si devono ritirare in modo simmetrico.
Vedremo nei prossimi due o tre giorni quali saranno gli sviluppi della diplomazia nella speranza di interrompere presto i bombardamenti russi che giorno e notte colpiscono con ferocia la popolazione ucraina.
Tuttavia guai a dimenticare che non c’è solo la diplomazia. Anche l’opinione pubblica conta. Mentre a Ginevra si incontra le delegazioni dei governi oggi a Roma (e in altre città europee) si manifesta in solidarietà con l’Ucraina. Io ci sarò.
Considero, infatti, un preciso dovere morale solidarizzare con il popolo ucraino in un momento così delicato. Spero che all’ appello delle associazioni degli ucraini in Italia aderisca il maggiore numero di cittadini.
Aggiungo che l’adesione e la partecipazione dei partiti politici (leader e attivisti) sarà la prova della coerenza di comportamento della politica italiana.
Mi rendo conto che è difficile sperare che Matteo Salvini e Giuseppe Conte partecipino, ma mai dire mai. Certo chi non può mancare è Arianna Meloni per FdI ed Elly Schlein per il PD.
Sarà altrettanto interessante verificare, infine, quanti pacifisti e quanti pro-Pal saranno presenti al corteo che partendo dall’ Esquilino alle 15 arriverà a piazza San Giovanni? Se diserteranno la manifestazione sarà la prova della palese faziosità dei finto-pacifisti.
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LA SVOLTA LIBERAL DEMOCRATICA
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