Su La Lettura del 18 gennaio 2026 è stata pubblicata una intervista a Cynthia Ozick, “Senza memoria storica non può esistere letteratura” La scrittrice, 97 anni nata nel Bronx da genitori ebrei immigrati dall’Europa orientale, cresciuta in un ambiente segnato dalla memoria dell’Europa perduta e dall’ombra della Shoah, è saggista e intellettuale statunitense tra le maggiori interpreti del rapporto tra letteratura, identità e memoria nel secondo Novecento americano.
Dall’intervista riprendiamo le risposte ad alcune domande
Del secolo corrente l’ha colpita l’esplosione dell’antisemitismo, quindi un secolo figlio di quello precedente, che ha vissuto l’Olocausto
«L’eruzione dell’odio contro gli ebrei all’indomani del 7 ottobre 2023 ha segnato lo spegnimento di un consenso morale e un colpo ai principi della civiltà. All’improvviso il massacro di 1.200 ebrei nei pacifici kibbutz del sud di Israele e a un festival musicale frequentato da centinaia di giovani ha scatenato una famelica reazione non solo dal fiume al mare, ma da Londra a New York, da Amsterdam a Sydney, dal Belgio alla Spagna, dalla Norvegia alla Francia, dal Canada alla Turchia e all’Irlanda, inondando tutti i mezzi di comunicazione di diffamazione degli ebrei.
Disinformazione, ignoranza e delirio producono i loro effetti non innocenti, ma ciò che colpisce in modo particolare è che i diffamatori più ingegnosi sono pienamente consapevoli di mentire. Come nell’Europa pre e post illuminista e sotto l’egemonia islamica, gli ebrei devono restare sottomessi, inferiori e indifesi contro l’omicidio e l’espulsione. Soprattutto, non devono essere autorizzati a vivere e prosperare in pace: questo è il nucleo più profondo dell’antisemitismo storico e contemporaneo. Ne consegue che il XXI secolo è, in fin dei conti, il figlio naturale del XX».
Impressiona il fatto che siano stati migliaia di scrittori ad alimentare il negazionismo la campagna di antisemitismo
“Il negazionismo dell’Olocausto è con noi da mezzo secolo; e tuttavia lo spettacolo e il consumo culturale — la propaganda — hanno accelerato e ora dominano l’opinione pubblica mondiale, dai capi di Stato ai professori di discipline umanistiche, fino alle folle urlanti nelle strade e nei campus.
Le predazioni della Germania nazista furono condannate quasi universalmente. Le calunnie complici dell’era Dreyfus furono ribaltate da un solo Émile Zola. Eppure, nel 2024, migliaia di scrittori hanno collaborato a una massiccia campagna di slogan antisemiti, infangando liberamente l’espressione “diritti umani”».
Su Israele, Gaza e l’accusa di genocidio
«È stato elaborato un vocabolario pervasivo che inonda il mondo: genocidio, carestia, apartheid, occupazione, olocausto — termini confutabili con la verità storica e con un’informazione onesta. Gli slogan infidi possono scacciare integrità e ragione. Capofila di questo è la surreale accusa di colonialismo di insediamento a proposito della presenza ebraica in Palestina.
Un popolo che per duemila anni è stato senza terra, senza potere, ghettizzato, privato di diritti, diffamato, periodicamente decimato viene presentato come portabandiera dell’imperialismo? Questo non significa negare che la popolazione di Gaza abbia subito miserabili sofferenze di una guerra, imposta da Hamas, o da una politica dell’Unrwa concepita per mantenere i palestinesi come rifugiati apolidi in perpetuo».
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GAZA NON È AUSCHWITZ. PERCHÉ LA LEZIONE DI CARIDI STERMINA LA MEMORIA DELLA SHOAH
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