Una intervista che rappresenta un vero e proprio programma di governo, da leggere con attenzione. Un esempio? “Il completamento efficiente, funzionale e accessibile dei servizi sociosanitari di territorio all’interno dell’ex ospedale del Ceppo; lavori finanziati con il PNRR, realizzati da Asl ancora non terminati, ma di assoluta necessità per la cittadinanza. E non mi si risponda come ha fatto la maggioranza, che quello non è un problema del Comune”
1. In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale
La sfida di futuro economico e sociale contenuta nella domanda deve essere sviluppata su due scale diverse. C’è un livello europeo, e a caduta italiano, che riporta a scelte e finanziamenti per attivare piani industriali capaci di rilanciare la crescita, contenere la dipendenza energetica, colmare il forte divario di innovazione rispetto ai paesi extraeuropei, come USA e Cina, mantenendo le tutele sociali e migliorando il nostro welfare. Su questa scala è necessario che si offrano al cittadino votante le informazioni oggettive e necessarie, non ideologiche, per poter scegliere quali forze politiche possano assicurare sviluppo e sostenibilità sociale.
Per quanto riguarda il nostro territorio si deve usare la scala, che definirei locale, ossia quella che il nostro Comune, capoluogo di provincia di media grandezza, può davvero esercitare ed in quest’ottica Pistoia può organizzare la sua crescita che secondo me presenta prospettive interessanti a patto di crederci veramente. Infatti le attività economiche del futuro e le conseguenti possibilità lavorative, come ci dicono numerosi studi, sono collegate ai settori tecnologici e alle competenze digitali, alla transizione verso l’economia verde e alla crescita professionalizzante delle Piccole e Medie Imprese, infine ai servizi alla persona.
Il comparto ferroviario e meccanico industriale così come le tantissime imprese di eccellenza dell’indotto di Hitachi utilizzano la meccanica e l’elettronica avanzata e sono pronte ad affrontare nuove sfide tecnologiche di innovazione: non devono essere lasciate sole. In tal senso il Comune può soprattutto rendere più semplici i processi autorizzativi, sostenere l’espansione di aziende che fanno ricerca e offrono lavoro “buono” e indicare aree dedicate nei propri piani operativi. Anche il vivaismo pistoiese è da tempo impegnato in un importante processo di cambiamento verso forme produttive sostenibili ed esperienze di rigenerazione urbana; in un rapporto di reciprocità il vivaismo può davvero costituire il volano per la valorizzazione verde del nostro comune, può generare altre forme di lavoro collegate e diventare un modello economico e cittadino da esportare. Per quanto riguarda le Piccole e Medie Imprese che stanno vivendo un momento di difficoltà a livello nazionale, mantengono per percentuali buone in Toscane e anche a Pistoia. Oltre le politiche condotte dalle Associazioni di Categoria a livello nazionale, su scala locale il Comune può sostenere le PMI agendo sulle proprie leve ossia le infrastrutture, soprattutto quelle digitali, sul contenimento dei costi della TARI che incide fortemente sulle aziende, sul sostegno politico anche tramite ANCI alla battaglia nazionale per la riduzione dei costi energetici.
La Regione Toscana da anni sostiene le PMI con propri bandi di ricerca e sviluppo e di efficientamento energetico; il Comune può e deve svolgere il ruolo di facilitatore nell’attivazione di attrazione di risorse regionali e nazionali necessarie alle imprese del proprio territorio. Per quanto riguarda l’esteso e sempre più necessario settore dei servizi alla persona il Comune molto può fare e su questo il questionario mi dà modo di esprimermi rispondendo alle successive domande.
2. Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. È stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?
Il tema dell’area metropolitana può essere inserito nell’elenco dei grandissimi assenti di questi lunghi ultimi 9 anni di governo del centrodestra. Tomasi ha tenuto per sé la delega all’area metropolitana ed ha improntato la sua politica sul motto “Pistoia, basta a sé stessa”. Non abbiamo visto un’iniziativa costruita e proposta dai tre sindaci di Pistoia, Prato e Firenze su temi di rilevanza comune. Provo ad elencarne alcuni: politiche di contrasto al rischio idraulico; collegamenti di TPL e infrastrutture; politiche di igiene ambientale con una discussione ostica ma necessaria sul Nuovo Piano Regionale dei rifiuti compreso il tema della autosufficienza impiantistica; la multiutility ALIA/ PLURES per condividere le criticità e il monitoraggio del servizio offerto agli utenti e per la contrazione delle spese che ricadono in bolletta; la crescita economica e sociale da affrontare con il coinvolgimento della CCIAA e delle Associazioni di categoria e per sostenere le imprese e le loro rappresentanze; politiche per la sicurezza urbana con il comune coinvolgimento dei Prefetti; politiche urbanistiche di area vasta sia per la realizzazione delle infrastrutture interprovinciali, per definire comuni indirizzi in materia di consumo di suolo, per la progettazione di impianti di utilità e di uso comune. Infine ma non certo per importanza, la condivisione di progetti culturali e turistici. L’area metropolitana non serve declamarla, deve essere riempita di contenuti con costanza e metodo. Pistoia deve essere propositiva e giocare costantemente le sue partite in ambito di area vasta a partire dal proprio ruolo in ASL Toscana Centro per assicurare ai propri cittadini pari servizi sanitari e sociosanitari.
Tra le proposte che ho portato in CC c’è quella di recuperare un ruolo attivo in occasione della prossima assegnazione regionale del servizio di TPL, costruendo relazioni con altri enti pubblici, potenzialmente quelli dell’area metropolitana. Il TPL è un servizio fondamentale per la cittadinanza del nostro vasto comune e per chi non ha a disposizione mezzi propri; per questo il Comune deve recuperare un impegno ed esercitare il suo peso. La proposta contenuta in una mia mozione è stata accolta dalla maggioranza e diventerà -spero- obiettivo politico della prossima amministrazione. Per quanto riguarda l’aeroporto la vostra posizione favorevole e anche questo argomento dovrebbe entrare nell’agenda del nuovo sindaco.
3. Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?
Da tempo e in vari settori, si assiste all’aggregazione dei servizi al cittadino in aziende complesse – le utility- nella quali la componente pubblica detiene la maggioranza delle quote e le restanti quote sono detenute da privati; molte utility sono quotate in borsa. Il Consiglio Comunale di Pistoia ha affrontato a più riprese le fasi della costituzione e del funzionamento della multiutility ALIA e della quotazione in borsa. Una possibilità quella della quotazione in borsa presentata come l’opportunità per l’azienda di raccogliere capitali da utilizzare per gli investimenti e per progetti di crescita nei vari comuni; quindi per migliorare la qualità del servizio e per contenere i costi.
Ho votato per la quotazione in borsa, quindi al di fuori da condizionamenti ideologici, dopo aver studiato l’organizzazione delle altre utility italiane nella consapevolezza che era e resta importante mantenere la maggioranza pubblica. Il passaggio da Publiambiente ad Alia non è stato indolore e anche a distanza di tempo ho dovuto rilevare che il servizio offerto ai cittadini aveva evidenti criticità, mantenute anche dopo i necessari tempi di rodaggio. Credo necessario prima di ogni altro passo che l’azienda ALIA/PLURES concentri le proprie energie al miglioramento dei servizi ai cittadini e della qualità dei lavori eseguiti.
La modifica al servizio di raccolta che da ottobre ha esteso il Porta A Porta a tutte le aree collinari e montane, ai piccoli aggregati rurali e alle case isolate, concordato fra l’amministrazione e ALIA, è stato attivato senza una precedente comunicazione e informazione ai cittadini e soprattutto senza ascoltare preventivamente le varie criticità e studiare come superarle. In questa fase prima di tutto Alia deve fornire agli utenti servizi appropriati, fare politiche di stabilizzazione delle spese e rimandare a poi l’impegno a costruire visibilità e credibilità per attrarre gli investitori in borsa. Solo considerazioni oggettive sulla base del criterio principe: qualità del servizio e vicinanza ai cittadini.
Per restare nell’ambito Multiutility, insieme alle minoranze, avevo richiesto a Tomasi di rafforzare il sistema di partecipazione del territorio pistoiese nella compagine sociale di ALIA/PLURES. Il Comune di Pistoia, dopo Firenze e Prato, vale nell’assetto della società
il 5, 42% ma aggregando tramite un patto parasociale le quote degli altri Comuni della Provincia il peso salirebbe a 9, 31%, realizzando un modello di politica territoriale e di rafforzamento all’interno dell’area metropolitana, acquistando maggiore consistenza nelle scelte di igiene urbana, nella distribuzione di fondi finalizzati agli interventi sulla rete idrica, per il completamento della rete di depurazione e per lo sviluppo di produzioni sempre più sostenibili e capaci di offrire lavoro. Parole e scritti gettati al vento. Tomasi e Sgueglia non sono stati all’altezza del compito.
4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente? Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide? Per non dire delle sfide per la nuova medicina territoriale.
Non penso sia possibile scegliere una priorità a scapito di altre, perché l’approccio amministrativo più efficace è quello integrato ed è quello di progettare tenendo insieme diversi ambiti di intervento. In secondo luogo, la popolazione è più consapevole dei propri bisogni, spesso vissuti come unici e prioritari e si rivolge al Comune – l’istituzione più vicina ai cittadini- per trovare risposta ai propri bisogni che spesso rappresentano quelli di un’intera classe di persone e quindi meritevoli di una presa in carico collettiva.
Lavorare su più piani è complicato e faticoso. Occorre che il nuovo sindaco si avvalga di una squadra solida e di una struttura tecnica efficiente per lavorare in più ambiti di intervento a partire dalla cultura, per andare alle politiche abilitative, passando per il primo Piano Operativo che è lo spin off dello sviluppo economico, attraverso le politiche per lo sport, inteso anche come sistema di prevenzione al disagio giovanile e via di seguito…
Ritengo comunque che la prossima amministrazione abbia da affrontare alcune gravi situazioni lasciate irrisolte in questi 9 anni:
- l’area dell’ex Ceppo, che trascina con sé le Ville Sbertoli, da ridefinire in un nuovo Accordo di Programma;
- L’area ex Breda: i nuovi proprietari, pur avendo ritirato da mesi il permesso a costruire, non dimostrano interesse ad eseguire rapidamente i lavori che riguardano la parte pubblica ossia i parcheggi, la spina centrale, la viabilità di collegamento con Porta Nuova. Inoltre, l’area si compone di altri lotti per i quali non ci sono decisioni.
- La preparazione e l’approvazione del primo Piano Operativo per definire le aree dove realizzare nuovi alloggi dell’edilizia sociale, aree destinate ad imprese, al vivaismo, alle infrastrutture….
- Il completamento efficiente, funzionale e accessibile dei servizi socio sanitari di territorio all’interno dell’ex ospedale del Ceppo; lavori finanziati con il PNRR, realizzati da Asl ancora non terminati, ma di assoluta necessità per la cittadinanza. E non mi si risponda come ha fatto la maggioranza, che quello non è un problema del Comune. La salute è il primo degli impegni del Sindaco e suo compito è interfacciarsi con chi eroga servizi sanitari per offrire ai propri cittadini le stesse condizioni dei cittadini di Firenze e di Prato.
5. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)
Il Comune di Pistoia possiede circa 900 alloggi di edilizia popolare; l’amministrazione Tomasi, dopo la modifica del Contratto di Servizio con SPES, ha potuto utilizzare fondi di Bilancio propri per eseguire i lavori necessari a rendere assegnabili alcuni alloggi. Una scelta corretta che deve essere mantenuta fino a rendere disponibili tutti gli alloggi per le numerose famiglie che presentano domanda di casa popolare e che rilevano le difficoltà economiche della nostra comunità. Tomasi ha inoltre ottenuto dei fondi dalla vendita delle ex Leopoldine ed ha destinato queste risorse al migliorare l’intero blocco della Certosa, nel complesso delle Fornaci. Il Comune ha acquistato l’area Ricciarelli di proprietà di Spes e ottenuto oltre quattro milioni dalla Regione Toscana per realizzarvi 16 alloggi.
Esistono comunque altri interventi che devono impegnare il nuovo sindaco: nel primo Piano Operativo devono essere identificate le aree nelle quali realizzare edilizia convenzionata. È una possibilità concessa al Comune che stipula con il privato costruttore una Convenzione nella quale definisce l’affitto che deve essere accessibile alla fascia medio-bassa della popolazione, in cambio il Comune concede agevolazioni e riduzioni di spesa al costruttore. È una buona forma di interazione pubblico-privato e gli alloggi realizzati sono apprezzati da tante famiglie. Un altro obiettivo di grande rilevanza è il recupero e l’uso dei numerosi e grandi contenitori vuoti presenti in città, molti di proprietà pubblica, molti altri della Chiesa e degli ordini monastici, da anni disabitati e in cattive condizioni, come il complesso dell’ex Crocifissine, Villa Montesecco, i Villini Desii. Il Codice dei Contratti del 2023 propone lo strumento interessante del partenariato pubblico privato. L’obiettivo è quello di fornire servizi di interesse pubblico tramite accordi e compartecipazione del Comune e dei privati a cui il Comune cede un bene e anche eventuali contributi e il privato – spesso Fondi di Investimento- assume l’impegno alla ristrutturazione completa e alla gestione del bene per un uso prolungato che permette il recupero dell’intervento.
In questi contenitori di pregio, significativi per la nostra storia e comunità, immagino nuovi modelli abitativi, aperti a categorie miste di popolazione, con spazi di socializzazione e di uso comune, alloggi di social housing, destinati a giovani coppie, ad anziani autosufficienti, a studenti, a professionisti. Un modo per riqualificare edifici e per portare nuove famiglie a vivere nella nostra realtà e dare nuove potenzialità economiche.
6. Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante…
Il gatto, che sia bianco o rosso o nero, acchiappa il topo se sa che nella ciotola non ci sono croccantini. Per dire che nel rapporto pubblico privato devono trovare sintesi i bisogni di e gli interessi di entrambi, nella chiarezza dei reciproci intenti. Resta fermo che l’amministratore deve sempre fare gli interessi dei cittadini e che i privati, soggetti economici, devono fare profitto, ma il giusto profitto. Nel bilanciamento di questi reciproci interessi si trovano accordi di sviluppo. C’è da dire che la legislazione non aiuta gli amministratori soprattutto quelli dei Comuni, spesso bloccati da una burocrazia che si auto- rigenera, che trascina per anni gli iter amministrativi delle concessioni, obbligando il privato a notevoli spese e a inevitabile perdite di tempo. Difficoltà presenti in tutto il Paese che procede con un passo lento rispetto ad altri Paesi europei, preferiti dagli investitori. Il nuovo sindaco potrebbe mettere in campo una recente opportunità: chiedere di rientrare nelle Zone di Semplificazione Burocratica seguendo la scia di altri comuni e zone e provare ad imprimere un nuovo passo al nostro territorio.
7. I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città?
Il cittadino si aspetta di vivere in un luogo sicuro e la sua percezione conta più di 100 statistiche; per questo si affida ai politici che promettono di rendergli la vita meno rischiosa. La sinistra ha sbagliato a pensare che la sicurezza non sia un bene di tutti e per tutti e su cui impegnarsi con proposte innovative. La destra ha capito questo bisogno e ne ha fatto un suo punto di forza. Ma le promesse hanno le gambe corte ed i risultati di Pistoia e del governo sono sotto gli occhi di tutti. I giardini pistoiesi presentano le stesse criticità del 2017, in alcuni quartieri continuano a sussistere i problemi di in tempo; è dal 2022 che il governo Meloni emana decreti sicurezza, ha introdotto 50 nuovi reati e 57 aggravanti, ma ogni giorno continuiamo ad avere notizie di morti violente, spesso immotivate o generate da motivi inconsistenti, atti violenti commessi da persone conosciute alle Forze dell’ordine, violenze generate dal degrado e dalla povertà culturale e affettiva. Nello specifico, per Pistoia è necessario che la Polizia Municipale, ora Polizia Locale, torni nelle strade, nelle piazze, torni ad essere vicino ai cittadini per svolgere quel ruolo di prevenzione e di rassicurazione che le è attribuito.
Oggi Pistoia appare abbandonata dalla Polizia Locale. Per costruire una comunità sicura occorre investire in un lavoro lungo e continuo costruito di concerto con i servizi educativi e sociali e con politiche giovanili inclusive. È necessario mettere in campo e rafforzare tutte le iniziative volte alla formazione dei giovani attraverso progetti condivisi con gli istituti superiori per arginare il loro isolamento e il disagio. È necessario inoltre costruirecon le società sportive proposte di attività adeguate alle varie fasce di età ed economicamente sostenibili. È dimostrato come la regolare frequenza di un ambiente sano, con obiettivi concreti, sotto l’occhio attento dell’adulto, possa evitare il disagio individuale, possa contrastare l’avvicinamento e l’uso di sostanze e contrastare anche l’uso di strumenti di violenza facilmente reperibili.
È necessario ampliare i contenitori di incontro e di socializzazione per i giovani, impegnarli in progetti che nascono dai loro interessi e dai loro bisogni. Per questo ho richiesto di inserire nel programma della larga coalizione l’estensione oraria della biblioteca San Giorgio per due giorni settimanali fino alle 22:00. Un tempo utile anche per offrire iniziative volte alla conoscenza e al rispetto delle regole e all’educazione affettiva. Non si ottiene la sicurezza solo con la repressione, ma con la prevenzione.
8. Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?
Le generalizzazioni sono sempre difficili e inducono in errore così come non esistono risposte semplici a problemi molto complessi come quello delle migrazioni, presenti in ogni parte del mondo con lo spostamento di milioni di persone e per svariati motivi. In Italia e a Pistoia arrivano e rimangono persone che hanno bisogno di istruzione, di formazione, prive di risorse proprie (nel 2014 e 2015 transitavano a Pistoia famiglie di siriani e etiopi che lasciavano la città dopo poche ore per raggiungere con risorse proprie i Paesi del Nord Europa).
A Pistoia abbiamo soprattutto uomini e minori e per loro l’amministrazione ha continuato a dare la disponibilità a quello che un tempo era lo SPRAR ed oggi di chiama SAI, destinato alle persone riconosciute come richiedenti asilo. E questo è positivo. Manca però tutta la parte precedente, quella della prima accoglienza che il governo Meloni ha ridotto ai CPA dove si offre l’assistenza sanitaria e non più l’apprendimento della lingua italiana come accadeva nel passato, CPA funzionali soprattutto al rimpatrio. Ma le persone che arrivano e non rientrano nello status di richiedenti asilo, non tornano a casa come ci vogliono far credere; continuano a vivere illegalmente e a lavorare nel nostro Paese, sfruttati e obbligati al silenzio perché illegali.
Il viaggio per i migranti è stato lungo e pieno di insidie: il ritorno non è previsto. (Una nota di colore: le norme sull’immigrazione adottate da Tramp hanno reso illegali dalla notte alla mattina numerosi cittadini italiani residenti in USA, il nostro governo è andato a riprenderli. Si fa presto a diventare illegali!) Penso che sia necessario riorganizzare la prima accoglienza, ma al contempo rivedere le norme che impediscono a chi è in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato di poter eseguire lavori di pubblica utilità. Lavori utili al migrante per imparare anche le competenze trasversali e precedenti al lavoro e utili alla comunità che apprezza chi si inserisce in un contesto contribuendo al benessere di tutti. L’inattività non fa bene né al migrante né alla comunità che accoglie. Questo è quanto chiedevano i cittadini nel 2017 e questo è quanto chiedono ancora le comunità dove sono stati accolti alcuni migranti usciti da Vicofaro.
Rispetto a Vicofaro non penso che quello sia un modello di accoglienza sostenibile per i migranti e per la comunità. Vicofaro ha accolto persone in condizioni di difficoltà, ma dopo il primo momento le persone avevano bisogno di essere inseriti in progetti di crescita e di integrazione. Pistoia resta una realtà accogliente e generosa infatti, fuori dai clamori, continuano ad esistere situazioni di accoglienza e di integrazione sostenute economicamente e orientate all’autonomia della persona.
9. Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servizi da parte del soggetto pubblico?
Il vaso di coccio si è rovinosamente incrinato quando questa amministrazione ha accettato con il nuovo Accordo di Programma del 2019 di demolire il nuovo padiglione di Viale Matteotti ( un ospedale dove i lavori di adeguamento erano finiti poco prima del trasloco al San Jacopo). Quella era la sede ideale per realizzare e contenere tutta la medicina territoriale senza grandispese e in tempi brevi; il Padiglione Cassa di Risparmio poteva essere un’altra opportunità per Pistoia da inserire nella coprogrammazione e coprogettazione con tutto il Terzo Settore.
Ad oggi per realizzare i servizi territoriali nel Cassa di Risparmio sono stati destinati oltre 4,5 milioni del PNRR recentemente integrati con 1,3 milioni. Lavori che dovevano essere terminati prima a agosto, poi a dicembre e che ancora non vedono la conclusione. La priorità dell’amministrazione Tomasi era mantenere rapporti con la dirigenza ASL affinché tutti i lavori fossero eseguiti al meglio e nei tempi previsti, in modo da far conoscere i servizi, abituare le persone ad usarli, evitare il sovraccarico presso il pronto Soccorso e offrire tutti i servizi all’interno di un’unica struttura efficiente e attrattiva per i medici e i professionisti sanitari.
Questa amministrazione non ha mai fatto un’analisi oggettiva della popolazione e dei bisogni per individuare le priorità e sulla base di queste destinare risorse proprie e presentare a finanziamento progetti costruiti con il Terzo Settore; la mancanza di una programmazione di lungo respiro mette in difficoltà anche il Terzo Settore.
10. Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.
Per la città a parità di rilevanza
- Ex Breda
- Ex ceppo
- Attivare tutti i soggetti a vario titolo coinvolti e interessati per predisporre un progetto di rilancio della città, che preveda interventi di recupero dei contenitori vuoti – il decoro e il verde con supporto dei vivaisti – l’accessibilità che vuol dire anche rifacimento di marciapiedi – la realizzazione di parcheggi e la progressiva estensione di zone pedonali per rendere reale e possibile l’uso delle piste ciclopedonali…
Per la Periferia
- Migliorare la viabilità ed i collegamenti con la città e fra i centri urbanizzati.
- Sostenere e creare, se assenti, luoghi collettivi ed aggregativi.
- Sostenere le imprese locali.
- Mantenere i presidi scolastici.
Per la Collina e la montagna
- Realizzazione di Comunità Energetiche Rinnovabili, aggregati capaci di produrre e condividere l’energia prodotta tramite impianti a fonte rinnovabile, riducendo sensibilmente i costi luce e calore sia per la gestione familiare che per le imprese di varia natura e anche per il terzo settore.
- Migliorare il sistema del Trasporto Pubblico Locale e chiusura dell’anello nord della circonvallazione.
- Sgravi e agevolazioni per chi recupera edifici esistenti a fini abitativi e lavorativi.
- Programma pluriennale, organizzato in base a criteri oggettivi, di contrasto al dissesto idrogeologico. I fondi regionali ci sono, occorre che il Comune abbia progetti pronti predisposti dai propri uffici o da tecnici esterni. Le mie proposte di implementare il capitolo di Bilancio per finanziare i progetti sono state ripetutamente bocciate.
- Reale attivazione delle funzioni del Distretto rurale forestale
11. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai?
Una delle prime decisioni di questa amministrazione è stato uscire da UNISER, indebolendo il ruolo di Pistoia nell’ambito regionale e dimostrando alcun interesse verso un’esperienza che pur mostrando luce e ombre e pur dovendo rivedere la sua organizzazione, restava un faro acceso su Pistoia.
La ripresa di accordi fra Fondazione CariPT – Comune di Pistoia e UNIFI è molto positiva perché è cambiata l’impostazione che oggi prevede la realizzazione di laboratori di alta ricerca che non possono essere spostati o chiusi in una girata di cappello – come accaduto in passato- e che garantiscono presenze di ricercatori e studenti e di innovazione di territorio. Sono d’accordo a che il Comune metta a disposizione del progetto le strutture dell’Annona.
12. Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?
L’amministrazione Tomasi non si è avvalsa di un quadro conoscitivo e di un progetto complessivo di città e di territorio prima di operare le scelte operative. Ho riscontrato questo approccio “istintivo” anche nella stesura del Piano Strutturale, carente di indagini e di studi preliminari se non quelli obbligatori.
Ad esempio, fin dal 2028 ho richiesto al Sindaco che si procedesse ad un semplice studio sull’andamento pluriennale dell’anagrafe scolastica per capire quali edifici scolastici erano indispensabili e quali sarebbero tornati nella disponibilità del Comune. Ho richiesto anche un semplice studio sull’età e le caratteristiche della popolazione anziana e sola. Lo studio era funzionale, senza nuocere a nessuna fascia della popolazione, ad individuare le strutture che potevano essere destinati alla popolazione matura. Pensavo a centri di socializzazione per la popolazione più anziana ma ancora autosufficiente – pensavo a forme di cohousing con piccoli appartamenti per singoli e coppie, forniti di servizi collettivi, soluzioni abitative accessibili economicamente, privando le persone del carico di impegni e responsabilità che un alloggio di proprietà comporta. Non è mai stato fatto uno studio prospettico dei bisogni della popolazione a cui ancorare le scelte di governo.
Ritengo positivo l’attivazione di fondi regionali e statali, integrati con risorse di bilancio comunale, per l’adeguamento statico e sismico degli edifici scolastici – per alcuni interventi sugli impianti sportivi comunque carenti per numero e manutenzione – positivo anche l’uso di fondi di bilancio per il recupero di alloggi popolari e per finanziare il Contributo affitto.
Male la viabilità: piccoli interventi a richiesta, decontestualizzati rispetto al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. La realizzazione di piste ciclo pedonali è avvenuta senza contestualmente realizzare parcheggi di attestamento funzionali a limitare il transito cittadino ormai fuori controllo e in antitesi alla mobilità dolce
Male Piazza San Lorenzo e la scelta dei nuovi arredi cittadini. Anche il recupero degli edifici del complesso San Lorenzo avviene senza sapere a cosa questi serviranno; unica informazione è lo spostamento dell’anagrafe. Bene il recupero di Legnorosso con fondi PNRR.
Male la Cultura a partire dal venir meno del Comune, nel lontano 2017, degli impegni con la Fondazione Marino Marini che hanno aperto la falla, divenuta valanga, dello scontro con la stessa Fondazione. Gli interventi sulla struttura che ho richiesto tante volte e per molti anni sono iniziati da poco. Resta l’impegno a sostenere il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Marini per permettergli di attivare i progetti che parte della cittadinanza continua ad aspettare.
13. Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?
La costruzione di un programma di coalizione condiviso e la scelta di un candidato sindaco/ sindaca altrettanto condiviso dal tavolo della coalizione.
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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -8- ANDREA BRACHI
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