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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -10- SERGIO GIUSTI  

Le opinioni di alcune personalità pistoiesi: SERGIO GIUSTI intervistato da Luciano Pallini.

di Sergio Giusti | 17 Febbraio 2026

“Un sindaco di “svolta” dovrebbe portare la città scegliere una strada che non sia l’isolamento auto compiacente di chi sogna di essere davvero Capitale della cultura, dell’arte o del libro” afferma Sergio Giusti che ricorda l’esperienza di Pistoia Futura, “finita malissimo nonostante gli sforzi compiuti per farla funzionare sicuramente superiori a quelli per non farla funzionare anche se a capo dei definiamoli “non convinti” c’era il Sindaco di Pistoia. Anche in questo tentativo estremo e senza precedenti, di fare sul serio, le vere insufficienze furono prima di tutte, quella politica, del non-sviluppo, che si annida ancora a destra e a manca della politica cittadina”

1.      In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni dell’intelligenza artificiale 

R. Sono da molto tempo convinto che le istituzioni locali, per tradizione, si occupino più o meno bene della manutenzione del territorio e che invece non si preoccupino dello sviluppo economico convenzionalmente lasciato allo spirito individuale delle imprese che devono essere controllate a vista perché non sporchino in terra a non facciano polvere. Se così è stato nel passato non può esserlo ancora, le imprese anche di medie dimensioni crescono nella misura in cui il territorio gli è favorevole anche culturalmente.

E allora che cosa la giunta Tomasi e le precedenti hanno fatto in proposito? Come si sono adoperati gli amministratori, ad esempio, per caratterizzare Pistoia come città della “viabilità sostenibile” grazie alla presenza di Hitachi, azienda leader mondiale nella costruzione di treni? Quali e quanti amministratori sono a conoscenza che Pistoia è anche la culla del consorzio DITECFER che raccoglie le imprese più tecnologiche del comparto delle componenti ferroviarie?  e se un amministratore conosce queste realtà che cosa ha fatto per coinvolgere il comune in quelle attività? Lo stesso dicasi per il Vivaismo.

Insomma quello che voglio dire è che adesso, la priorità riguarda lo sviluppo del territorio ed oggi si deve individuare nella sua economia il punto nel quale concentrare le energie migliori.

Capisco anche che purtroppo la domanda che proviene dai cittadini, in tempo di “populismo bilaterale”, attenga spesso le cose piccole seppure importanti per le persone ma questo accade perché alle cose importanti che riguardano il futuro, i giovani, il lavoro, gli stessi cittadini pensano o confidano che sia la politica ad occuparsene.

Per quanto riguarda la domanda posta, credo che il processo di de-industrializzazione sia destinato a crescere in tempi anche rapidi e che non possa essere contenuto, ovviamente, confidando di recuperare occupazione e Pil, su turismo e cultura. Tanto più se dobbiamo affrontare i bisogni essendo condizionati dal “consumo zero” del territorio, un “comandamento” che per Pistoia pesa di più non avendo zone industriali da riconvertire ma moltissimo del suo territorio occupato dalla coltivazione delle piante.

Più in generale penso che la Toscana  potrebbe caratterizzarsi come territorio ideale per lo sviluppo di attività innovative anche futuribili (ricerca, comunicazione, servizi sociali, ambiente, paesaggio, clima, qualità della vita) e così anche Pistoia, forse anche  più di altre città in quanto “povera di tutto” si presenta per assurdo, più libera da condizionamenti (es. Università, economia marittima, ed altro) e nella possibilità di  progettare uno scenario nuovo  per una occupazione nuova anche se in mestieri non facilmente individuabili oggi per domani.

Serve poi superare finalmente la presunzione, che caratterizza la pubblica amministrazione pistoiese, riguardo al fatto che un’impresa, soprattutto se piccola, è un problema da sopportare, controllare e possibilmente dissuader dall’intrapresa… Si potrebbero naturalmente circostanziare i motivi e le occasioni in cui l’impresa trovi ostacoli nella pubblica amministrazione ma credo servirebbe a poco dato che i problemi grandi e piccoli, dipendono da una cultura del “900 improntata alla mitizzazione del “lavoro buono e sicuro nello Stato e alla Breda”.

La pubblica amministrazione deve aiutare chi fa impresa e creare un clima di collaborazione e di fiducia in coloro che intraprendono.

2.      Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. E’ stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?

R. Quando si iniziò a parlare concretamente della costituzione delle Città Metropolitane, si presentò la possibilità di affrontare il problema della “dimensione di città anche per Firenze che insieme a Prato e Pistoia, già componevano “l’area metropolitana” in qualche modo enunciata dalla Regione Toscana, ed in quel momento emerse tutto lo scetticismo di parti essenziali delle istituzioni cittadine che dichiaravano di ambire ad un ruolo di cerniera tra Firenze ed il mare con grande simpatia per Lucca.

Quella convinzione autonomista lasciò irrisolto il problema, cos che anche per le giunte Tomasi non è stato un problema snobbare l’espansionismo politico di Firenze/Prato che ha reso ininfluente Pistoia priva di qualsiasi idea di integrazione necessarie a presidiare il tema della viabilità, del turismo.

Un sindaco di “svolta” dovrebbe portare la città scegliere una strada che non sia l’isolamento auto compiacente di chi sogna di essere davvero Capitale della cultura, dell’arte o del libro.

3.       Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?

R. Bisogna proseguire nel percorso di consolidamento dei processi di aggregazione nella consapevolezza che non ci possiamo permettere di sbagliare sull’’efficienza non solo dal punto di vista economico e funzionale ma anche dal punto di vista del rispetto e qualità dei rapporti con il cittadino/utente.  Si perché di solito o siamo una cosa (pubblica) o il contrario (privata) senza pensare ad un ruolo di privato/sociale che, diventerebbe un modello economico-sociale definitivo.

4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente?  Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide?  Per non dire delle sfide per la nuova medicina territoriale. 

R.  Ribadisco l’esigenza che la città si doti di un piano/programma condiviso dalla politica e dai cittadini che abbia come scopo principale quello di realizzare la Pistoia del futuro e solo allora potremo sapere cosa serve. L’alternativa è progettare in buona fede, “obiettivi che vanno sempre bene”, che seppure importanti sono ininfluenti sulla costruzione del futuro. Ciò premesso capisco che gli interventi di manutenzione si devono fare e bene ha fatto Tomasi, per esempio, a spendere soldi negli edifici scolastici, anche se per questo ci sono i dirigenti comunali sicuramente in grado di fare quel che serve.   

Siamo stati città dell’arte, capitale della cultura e adesso del libro eppure, questi riconoscimenti non hanno lasciato traccia, forse perché non avevamo molto da mostrare ed erano poco più che occasioni per prendere un po’ di soldi? Meglio ci fossimo proclamati e avessimo realizzato i requisiti per essere Capitale dello sviluppo sostenibile?

Di certo sarebbe stata un’iniziativa in grado di valorizzare i settori principali della nostra economia, utile a coinvolgere coerentemente anche in altri settori come la gestione dei rifiuti la produzione di energia ecc…

Infine io credo che la città abbia autonomamente dimostrato una sensibilità particolare ed una capacità di gestire attività sociosanitarie attraverso strutture campioni come la MAIC, la Fondazione Turati e la Dinamo, che se diventassero “interessanti” per la politica locale potrebbero implementarsi maggiormente con la sanità pubblica e puntare ad esercitare un ruolo unico nell’area metropolitana e non solo.

5. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)

R. Non ho idee appropriate su questo aspetto.

6.  Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante… 

R. Servirebbero grandi competenze per gestire tutte le complessità relative ad opere che sarebbero oggetto di rischi importanti per l’assessore dilettante di turno. Certamente sul “Projet Financing” ci sono ormai esperienze a sufficienza per sdoganare uno strumento con grandi potenzialità per creare opere strategiche. 

7.      I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per  la sicurezza ed il decoro della città?

Penso che per risolvere qualcosa in tema di sicurezza si dovrebbe aver cura di due aspetti essenziali: regole rigide e dialogo; le prime sono l’unica strada per contenere, ad esempio, ogni irruente forma di bullismo e di delinquenze cosiddette minori, il secondo per sostenere una cultura che solo se è diffusa può essere in ogni luogo della città ed in ogni momento quando serve.

Da ricordare anche il problema dei furti nelle abitazioni che producono maggiore allarme per i cittadini soprattutto anziani.

8.      Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?

R. Non credo che a Pistoia ci sia il problema ma più in generale la sinistra non ha colpevolmente voluto tener conto dell’allarme sociale che in molte città si è creato e come capita di  solito ha finito per mettere in mano alla destra ogni soluzione comprese quelle sbagliate.

9.      Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico? 

R. Su questo aspetto come su altri si dovrebbero fare sperimentazioni guidate e monitorate per arrivare a costruire modelli che messi a punto evitino di sprecare risorse ed evitando fallimenti. Credo anche, come ho già detto, che di grande importanza sarebbe unire in un progetto unico i servizi pubblici e quelli privati compresi quelli organizzati dalle associazioni ed enti del Terzo Settore.

Gli ospedali non fanno “cure” ma diagnosi. Va bene se si organizzano le “cure” in altro modo. 

Qualche ASL Toscana ha provato ad organizzare una filiera? Ed in quella filiera gioca un ruolo la telemedicina? E il settore privato si armonizza di conseguenza a seguito di un coordinamento?

10   Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.

R.  in considerazione di quanto già detto preferisco non rispondere.

11. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai? 

R. Negativa, la vedo come la diffusione sul territorio di un problema. Meglio inserire iniziative nuove come università straniere, o private.

12.  Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?

R.  Non saprei cosa dire, questo è il passato ed io sono preoccupato per quello che Pistoia potrà fare dopo perché non si sente e si vede niente di nuove. Eppure è necessario fare cose importanti per le quali bisogna avere le idee chiare sempre non alla vigilia delle elezioni, sia che ci si trovi al comando o, a maggior ragione, quando siamo all’opposizione. Per questo sono un po’ pessimista (eufemismo).

13.   Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?

R.  Il programma non dovrebbe essere un elenco di interventi di manutenzione, ma quel progetto importante che dicevo all’inizio, adesso, ma anche se fosse stato presentato tre mesi fa, qualsiasi cosa conterrà non potrà, penso, che uscite da un cappello.

14. Le organizzazioni imprenditoriali ma anche le organizzazioni sindacali sembrano aver perso interesse ai problemi dello sviluppo locale, anche perché sono state interessate da aggregazioni territoriali che disegnano, per la provincia, il vestito di Arlecchino. Aggregazioni guidate da ragioni soprattutto di sopravvivenza economico-finanziaria ma anche per uno sfocarsi del ruolo di rappresentanza degli interessi, sicuramente? Quale la tua opinione?

R. E vero quello che dici, anche in maniera garbata, che le organizzazioni economiche “sembrano aver perso interesse ai problemi dello sviluppo economico” ed è sotto gli occhi di tutti. C’è stato un tempo in cui era chiaro che lo sviluppo economico fosse l’unica condizione imprescindibile per pagare gli stipendi ai lavoratori e gli imprenditori ed in quel tempo sono state spese ore ed ore di confronto quasi sempre sincero, almeno quanto insufficiente e d’altra parte le organizzazioni di rappresentanza non sono mai state in grado di essere adeguate dal punto di vista della “proposta”, non era questo il loro compito.

Vi è stata poi, la regina di tutti i tentativi di mettere a frutto quelle disponibilità professionali ed economiche con Pistoia Futura, un’esperienza finita malissimo nonostante gli sforzi compiuti per farla funzionare sicuramente superiori a quelli per non farla funzionare anche se a capo dei definiamoli “non convinti” c’era il Sindaco di Pistoia. Anche in questo tentativo estremo e senza precedenti, di fare sul serio, le vere insufficienze furono prima di tutte, quella politica, del non-sviluppo, che si annida ancora a destra e a manca della politica cittadina.

Non c’è niente all’orizzonte per Pistoia ma spero sinceramente di sbagliare.

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Pubblicato in : Politica

Info Sergio Giusti

Ragioniere, appassionato di musica leggera e canto, giovane promessa non mantenuta dell’atletica leggera pistoiese, iniziò a lavorare in CNA Pistoia appena diplomato nel 1974, prima come impiegato un po’ in tutta la Valdinievole dove ha iniziato anche la sua carriera e ricoperto ruoli tecnici ed organizzativi che lo hanno portato, alla fine degli anni “80, a ricoprire l’incarico Direttore della principale società dei servizi. Alla fine del millennio fa nominato Direttore Generale dell’organizzazione degli artigiani pistoiesi. È stato anche Sindaco Revisore di Uniser, e di diversi consorzi come Quarrata Qualità, CAIAP Idraulici ed Affini, CIEP elettricisti, CONSER delle revisioni, Larciano Produce oltre a consigliere di amministrazione di CRT Centro regionale per i servizi e l’informatica e di SIXTEMA società nazionale per l’informatica di CNA, consigliere della CCIAA di Pistoia.

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