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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -2- OLIMPIA BANCI

Le opinioni di alcune personalità pistoiesi: OLIMPIA BANCI intervistata da Luciano Pallini.

di Olimpia Banci | 12 Febbraio 2026

Olimpia Banci è tra le promotrici del movimento civico “Pistoia – La terza Via” (novembre 2025), un movimento civico con una missione semplice: dare voce ai cittadini e trasformare le buone idee in stimoli concreti per l’amministrazione e per tutta la comunità. Una intervista che è quasi un programma di governo.

1.In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale.

Il nostro Comune riflette purtroppo una condizione che è ormai strutturale nel Paese: una stagnazione economica che dura da anni e che non accenna a invertirsi. I dati di Confindustria Toscana Nord Lucca Pistoia Prato (2025) confermano come già dal 2022 il settore industriale registri una flessione significativa sia dei margini sia degli ordini. Anche comparti storicamente resilienti come il vivaismo mostrano segnali di rallentamento: su questo pesano in modo evidente l’instabilità geopolitica e l’incertezza legata agli scambi internazionali.

Alla crisi dei settori produttivi – industria, manifatturiero, artigianato e comparto agrivivaistico – si sommano criticità di carattere demografico e strutturale: l’invecchiamento progressivo della popolazione, una natalità ai minimi storici (attestata, anche a Pistoia, dal drastico calo delle iscrizioni alla prima elementare per il prossimo anno scolastico…) e, soprattutto, la carenza o il forte ritardo degli investimenti pubblici in infrastrutture strategiche, in particolare quelle energetiche, indispensabili per uno sviluppo sostenibile e di lungo periodo.

In un contesto così complesso, occorre puntare su una industrializzazione più specializzata, favorire l’avvio di startup e creare un ecosistema che renda il territorio attrattivo per chi investe e produce valore. Qui il ruolo del Comune e degli enti pubblici è decisivo: semplificare e rendere realmente celeri i procedimenti autorizzativi, garantire infrastrutture adeguate – dalle strade percorribili dai mezzi pesanti agli impianti energetici – e promuovere soluzioni come il teleriscaldamento.

Queste azioni servono a permettere alle imprese di crescere e, soprattutto, di creare lavoro stabile e qualificato. Perché il vero nodo, soprattutto per i giovani, è questo. Il principale motivo per restare o tornare a vivere in una città è la possibilità di lavorare. Solo un tessuto produttivo sano consente ai giovani – e in particolare alle donne – di costruire un progetto di vita sul territorio.

In questo scenario, l’intelligenza artificiale non va letta come una minaccia, ma come una grande opportunità. Per un Comune può diventare uno strumento fondamentale per accelerare i processi amministrativi, migliorare l’efficienza della macchina pubblica e offrire servizi più rapidi e di qualità ai cittadini,

2. Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. È stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una? 

Sebbene sia collocata in un’area strategica della regione, Pistoia, negli ultimi anni, non è stata sufficientemente proattiva né nelle proposte né nelle scelte determinanti. È un errore: bisogna tornare con decisione a ragionare in termini di area metropolitana Firenze–Prato–Pistoia e rivendicare un ruolo di primo piano all’interno di questo sistema.

Il primo terreno su cui agire è quello della mobilità. È fondamentale aumentare il numero dei treni di collegamento lungo l’asse Firenze–Prato–Pistoia–Lucca–Pisa, introducendo collegamenti diretti da Pistoia verso le principali città. Serve un rapporto strutturato e continuo con Ferrovie dello Stato per costruire una vera rete di scambio di persone e merci, all’altezza delle esigenze produttive e sociali del territorio. In questo quadro va ripensato anche l’utilizzo della linea Porrettana. Le stazioni oggi soppresse – pensiamo a Capostrada o San Felice – se benservite, potrebbero tornare a svolgere una funzione importante al servizio delle aree industriali e manifatturiere periferiche, consentendo al tempo stesso un collegamento nord-sud della città. Sarebbe un modo concreto per ridurre l’uso del mezzo privato e migliorare la qualità della mobilità urbana.

Parallelamente, l’urbanistica deve fare una scelta chiara: privilegiare il trasporto pubblico e collettivo rispetto a quello individuale. Più corsie preferenziali per i bus, più incentivi all’uso di mezzi ecologici – biciclette, mobilità elettrica – e un intervento serio sulla segnaletica, oggi carente, per migliorare la convivenza tra tutti i mezzi.

Sul tema dell’aeroporto occorre essere realistici. L’area di Firenze-Peretola è densamente urbanizzata e ha margini di espansione limitati. Al contrario, l’aeroporto di Pisa avrebbe avuto maggiori potenzialità di sviluppo. Il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Peretola avrebbe potuto rappresentare un’occasione importante per Pistoia, se fosse stato accompagnato da un collegamento ferroviario veloce, anche di superficie. Ma questa partita andava giocata prima. Oggi la tramvia è prevista fino al Pecci e non a Pistoia. La domanda è semplice: perché? Perché, evidentemente, abbiamo dimostrato poco peso specifico. È paradossale che a Pistoia si costruiscano i treni e che la città sia rimasta fuori dai collegamenti ferroviari veloci.

Concludendo, quindi, servono urgentemente e in ogni ambito (dai trasporti, alla gestione dei servizi, dalle politiche culturali alla promozione turistica…) piani intercomunali strategici e di pianificazione: dalla mobilità alle infrastrutture, come il secondo casello autostradale.

Il vero nodo politico, dunque, è questo: quanto e come Pistoia incide davvero nelle scelte strategiche regionali? Senza una risposta chiara a questa domanda, il rischio è continuare a restare ai margini di un’area che invece potrebbe essere una straordinaria opportunità di sviluppoInizio moduloFine modulo

3.       Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi? 

Sul tema della Multiutility abbiamo adottato questo metodo: studio dei dati, confronto con le esperienze regionali e nazionali e verifica dei risultati ottenuti da soggetti analoghi in termini di qualità dei servizi e livelli tariffari.

Per noi, l’adesione alla Multiutility era ed è una scelta necessaria fin dall’inizio. La creazione di un soggetto industriale di dimensione adeguata rappresenta un passaggio strategico per migliorare qualità ed efficienza dei servizi, attrarre investimenti, creare opportunità occupazionali e sviluppare ricerca, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Alternative basate su un ritorno alla gestione diretta o all’house providing, spesso proposte per ragioni ideologiche, rischierebbero invece di avere impatti significativi sulle tariffe, di ridurre la qualità dei servizi e di limitare fortemente la capacità di investimento, con conseguenze pesanti nel tempo, ad esempio sulla manutenzione delle reti.

La partecipazione e l’informazione dei cittadini devono essere costanti e garantite, e la logica del profitto non può prevalere su quella del servizio pubblico, della tutela delle tariffe e degli investimenti necessari. È per questo che guardiamo con forte cautela alla quotazione in borsa

Il timore è che una spinta eccessiva verso la redditività possa avere ricadute negative proprio su ciò che più incide sulla vita dei cittadini, a partire dalle tariffe, in particolare la TARI. Pistoia è già oggi tra le tre città con i costi più elevati a livello nazionale. Questo apre un tema più ampio, legato anche alla dotazione impiantistica e alle responsabilità politiche che hanno condotto a una gestione frammentata e inefficace, soprattutto nel settore dei rifiuti.

4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente?  Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide?  Per non dire delle sfide per la nuova medicina territoriale. 

La domanda propone una contrapposizione tra temi che, a nostro avviso, non possono e non devono essere messi in alternativa secca tra loro. Una buona amministrazione deve saper tenere insieme bisogni diversi, stabilendo però delle priorità chiare, sia nel breve che nel medio-lungo periodo. 

Da questo punto di vista distinguerei due livelli di intervento. 

Il primo riguarda l’ordinaria amministrazione, che è la base indispensabile per qualsiasi progetto politico credibile. Sotto questo profilo, le priorità sono concrete e immediate: la manutenzione delle strade e degli spazi pubblici, il trasporto pubblico locale e il piano del traffico, la raccolta dei rifiuti, il decoro urbano inteso non solo come arredi ma anche come pulizia e cura quotidiana.

Il secondo livello riguarda invece le politiche strutturali e di visione, quelle capaci di incidere davvero sulla reputazione della città nonché sulla qualità della vita e sul futuro dei cittadini. Qui la priorità da porre al centro è il lavoro, in particolare per i giovani e per le donne (l’occupazione femminile è al 54,5%, al di sotto della media regionale), perché senza opportunità di lavoro una città perde energie, competenze e prospettiva. Crediamo molto nel coordinamento tra politiche economiche, culturali e giovanili e nel coinvolgimento delle tante realtà associative, spesso composte anche da anziani, che rappresentano una risorsa preziosa di esperienza e coesione sociale. 

Scuola, cultura, politiche sociali, ambiente e rilancio del centro storico non sono compartimenti stagni. Il Comune, pur con competenze specifiche soprattutto su nidi e strutture scolastiche, deve investire dove è responsabile direttamente e, allo stesso tempo, svolgere un ruolo attivo di coordinamento e di stimolo nei confronti degli altri enti, facilitando interventi e infrastrutture necessarie ad affrontare le nuove sfide, dalla formazione alla medicina territoriale. 

5. Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di

coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico.

Nel contesto della maxi ASL Toscana Centro, Pistoia rischia di avere un ruolo marginale, con minore

peso   decisionale   e   capacità   di   attrarre   risorse: non   è   solo   una   questione   economica,   ma   di rappresentanza e tutela dei servizi locali.

La medicina territoriale è un modello valido: punta a portare l’assistenza vicino ai cittadini, soprattutto nelle fasi pre e post ospedaliere, o croniche, attraverso un lavoro integrato e in rete tra medici di famiglia, pediatri, infermieri e specialisti. Tuttavia, senza personale e finanziamenti stabili, il nodo non è la progettazione ma la sostenibilità nel tempo.

Funzionano il numero unico 116117 per i bisogni non urgenti e indifferibili, attivo soprattutto nei notturni e festivi, e la crescente diffusione di studi associati di medici di famiglia che ampliano la copertura oraria. Va invece potenziato il sistema delle Case della Salute, dove operano in sinergia medici, pediatri, infermieri e specialisti per garantire prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione di primo livello. Il modello emiliano dei CAU (Centri di Assistenza Urgenza), diffusi con oltre 40 sedi, potrebbe contribuire a decongestionare il pronto soccorso di Pistoia.

Resta centrale il problema della carenza di personale e dei turni gravosi, che incidono sulla qualità e sull’umanizzazione delle cure. La Toscana rimane comunque tra le regioni più attrattive per mobilità sanitaria e con tempi di attesa inferiori alla media nazionale. L’appartenenza a una ASL più ampia ha inoltre favorito l’accesso a esami anche nei territori limitrofi.

Infine, il ruolo del privato e del terzo settore può essere rafforzato attraverso accreditamenti più rapidi e una maggiore collaborazione con la ASL, soprattutto nell’assistenza domiciliare. Non come sostituti del pubblico, ma come partner nella coprogettazione e co-programmazione dei servizi, capaci di offrire competenze e radicamento territoriale.

 6. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)  

La domanda abitativa è cambiata, ma gli strumenti pubblici sono rimasti quelli di vent’anni fa. Non fa eccezione la nostra città. Eppure, proprio perché il Comune possiede immobili importanti ma oggi sottoutilizzati, Pistoia potrebbe diventare un vero laboratorio di politiche innovative, evitando la svendita del patrimonio e trasformandolo in leva di sviluppo urbano. Il tema dell’abitare richiede un cambio di paradigma: non basta parlare di emergenza, serve una strategia strutturale che valorizzi il patrimonio pubblico senza svenderlo o comunque disperderne il valore. Il Comune dispone di immobili storici e di recente donazione che non riesce a ristrutturare con risorse proprie. Per questo è necessario attivare strumenti moderni di collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore.

Una strada concreta è il partenariato pubblico-privato, attraverso concessioni pluriennali che permettano ai soggetti privati – profit e non profit – di investire nella riqualificazione degli immobili comunali, utilizzandoli per un periodo definito e restituendoli poi alla città completamente riqualificati. Fondazioni bancarie e istituti di credito possono sostenere questi interventi con fondi dedicati e linee di finanziamento agevolate, orientate a progetti di social housing, cohousing o residenze per giovani e anziani.

In sintesi, non si tratta di alienare, ma di valorizzare. L’obiettivo è trasformare un problema in un’opportunità di rigenerazione urbana, mantenendo la proprietà pubblica e attivando energie private per rispondere ai bisogni contemporanei della città.

7.  Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante…  

L’area ex Breda è da anni una spina nel cuore della città, così come l’area ex Banci e le Ville Sbertoli. Contesti diversi, ma accomunati da un destino simile: enormi opportunità di rigenerazione urbana bloccate da un immobilismo protratto per troppo tempo. 

Nel caso dell’ex Breda parliamo di un’area strategica, che – se finalmente completata – potrebbe diventare il perno di un vero rilancio urbano: università, biblioteca, servizi pubblici e ricettivi, connessioni e sinergie con l’industria ferroviaria che storicamente connota la nostra città. Un potenziale enorme, oggi espresso solo parzialmente. 

Qui si misura, in modo molto concreto, il rapporto tra pubblico e privati negli investimenti. Si invoca il partenariato, ma poi lo si rende impraticabile imponendo ai soggetti privati obblighi, tempi e adempimenti pensati per l’amministrazione pubblica, oltre a far scattare regolarmente pregiudiziali ideologiche. 

Per far decollare davvero i processi di recupero e riqualificazione urbana servono innanzitutto regole semplici e certe: piani urbanistici chiari e stabili nel tempo; accordi di programma ben costruiti, che prevedano una visione unitaria e un mix funzionale equilibrato (residenziale, servizi, lavoro, cultura, verde), standard qualitativi elevati per edifici e spazi pubblici e un cronoprogramma certo, con meccanismi di controllo e penali in caso di inadempienza. 

Accanto ai vincoli, servono incentivi intelligenti, come premialità urbanistiche o procedurali per chi investe in rigenerazione urbana, efficienza energetica, qualità architettonica e cura degli spazi pubblici, e tempi più rapidi per chi rispetta gli impegni e porta risultati concreti. Allo stesso tempo, è fondamentale evitare gli errori che in passato hanno paralizzato molte operazioni, privilegiando una visione complessiva dell’area, evitando la frammentazione proprietaria e progettuale, coinvolgendo fin dall’inizio soggetti con reale capacità finanziaria e gestionale, e garantendo un monitoraggio pubblico e trasparente dell’avanzamento dei progetti.

 8.      I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città? 

La criminalità è in crescita anche nei centri medio-piccoli. E il caso di Pistoia non fa eccezione.

Un segnale che riguarda la sicurezza quotidiana, il lavoro, la scuola e le attività di tutti i giorni. Ma a nostro avviso il punto non è solo reprimere: il problema è strutturale. 

Abbiamo carceri sovraffollate e un tasso di recidiva altissimo (60–69%), con percorsi di reinserimento spesso assenti o insufficienti. Invece, dove ci sono lavoro, formazione e programmi post-detenzione, la recidiva crolla. In alcuni casi, è quasi azzerata. 

E allora la risposta non può essere solo: più pattuglie e più celle. Serve un approccio integrato: giustizia, servizi sociali, sanità, politiche del lavoro e abitazione che lavorino insieme.  

È necessario intervenire con programmi dedicati agli adolescenti fuoriusciti dal sistema scolastico, offrendo loro attività e percorsi che facilitino l’ingresso nel mondo del lavoro e rendendo le aziende parte attiva nel processo formativo. 

Ciò che abbiamo riscontrato dal confronto con i ragazzi sotto i vent’anni — e in particolare con le ragazze — è una forte sensazione di insicurezza.

A questo proposito, ricordiamo che nel dicembre 2017 Tomasi annunciò l’impiego di poliziotti e carabinieri in congedo, insieme ad altri volontari, “per monitorare giardini, aree pubbliche e il mercato”, sotto il coordinamento della polizia municipale. Non abbiamo avuto la percezione che questo progetto abbia visto la luce o sia andato avanti ma all’epoca ritenemmo quella proposta un’ottima idea: non risolutiva, certo, ma sicuramente utile come deterrente e, quantomeno, capace di restituire ai cittadini la percezione di un territorio presidiato. 

 9   Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna. 

  1. Per la città: definire in modo veloce e strategico l’area ex Ceppo e realizzare un parcheggio interrato attiguo al centro;
  2. Per le periferie: possono essere rilanciate conferendo a ciascuna zona una vocazione chiara e riconoscibile. Per esempio, alcune aree potrebbero diventare centri per l’artigianato e le botteghe locali, altre dedicate a spazi verdi, sport e tempo libero, creando parchi urbani attrezzati e percorsi ciclopedonali. Potrebbero nascere poli culturali o comunitari, con biblioteche di quartiere, laboratori artistici e spazi per giovani e anziani, favorendo la socialità e la partecipazione. Incentivi per attività commerciali e start-up locali, insieme a piccoli interventi di riqualificazione edilizia, contribuirebbero a rendere le periferie più vivibili e attrattive, evitando la marginalizzazione.
  3. Per la montagna: la priorità è garantire collegamenti sicuri e funzionali, sia stradali sia attraverso trasporti pubblici efficienti, per evitare isolamento e favorire la mobilità dei residenti nonché il ripopolamento. È fondamentale mantenere e rafforzare la presenza dei servizi essenziali, come scuole, sanità di base e strutture per giovani e anziani. Per quanto riguarda il turismo, serve un rilancio strategico, con offerte costanti e diversificate: percorsi naturalistici, sport all’aperto, eventi culturali e attività dedicate ai giovani. Si possono sviluppare progetti di turismo sostenibile, che uniscano natura, cultura e enogastronomia, creando occasioni di lavoro per i residenti e stimolando un legame più forte tra città e montagna.

10. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai?  

Pensiamo a un’occasione mancata per lungo tempo. Tra i primi provvedimenti dell’amministrazione Tomasi, già nel settembre 2017, si registra l’uscita del Comune di Pistoia da Uniser, la società partecipata insieme alla Fondazione Caript.

Uniser avrebbe potuto essere riformata e rilanciata, aggiornando l’offerta formativa in base all’evoluzione del tessuto produttivo pistoiese — dall’innovazione tecnologica alla sostenibilità ambientale.

Non a caso, ancora cinque anni dopo, uno dei temi centrali della campagna elettorale del 2022 è stata la mancanza di ITS sul territorio: il primo è stato inaugurato soltanto nel 2025.  

Oggi è stato finalmente avviato un nuovo percorso che va nella direzione giusta, ma restano gli effetti di anni di discontinuità, con ricadute concrete sullo sviluppo del territorio e sulle prospettive delle nuove generazioni. 

La strada da seguire, a nostro avviso, non è quella di replicare un campus universitario “in miniatura”, ma di creare poli decentrati di atenei già esistenti, fortemente specializzati in settori in cui Pistoia può avere un reale vantaggio competitivo: dalla vivaistica e dal paesaggio, alla sanità territoriale e ai servizi alla persona, fino alle tecnologie per la mobilità e il settore ferroviario, in sinergia con il tessuto industriale locale. 

A questo va affiancato un sistema di residenze per studenti inserite in progetti di rigenerazione urbana e, soprattutto, una forte integrazione con imprese e servizi del territorio. È la sinergia la condizione imprescindibile per fare della formazione universitaria un vero motore di sviluppo per Pistoia. 

11.  Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?  

La percezione generale è che la qualità della vita dei pistoiesi sia in peggioramento e che molte questioni strutturali, dopo nove anni, siano rimaste sostanzialmente irrisolte. Non si può ignorare che Tomasi abbia amministrato con risorse straordinarie del PNRR, senza precedenti per la città o che forse si erano viste solo negli anni Ottanta, ma vincolate a progetti che non sempre rispondevano alle reali priorità dei cittadini. 

Così, ad esempio, sono nate piste ciclabili e aiuole non sempre necessarie e in alcuni casi poco funzionali, mentre iniziative più urgenti, come corsie preferenziali per i bus o manutenzioni importanti, sarebbero state più utili. 

Sul fronte delle infrastrutture scolastiche, l’amministrazione ha investito molto e bene sull’edilizia di proprietà, ovvero fino alle scuole medie, ma ha mostrato meno capacità di collaborazione per gli altri ordini scolastici. Buoni interventi sono stati realizzati anche sul recupero di beni architettonici — come il Parterre o San Lorenzo — ma in molti casi gli edifici restano chiusi o in cantiere, senza una chiara strategia e senza aver coinvolto cittadini e ordini professionali nella progettazione. In generale, le strategie comunicative di questa amministrazione sono state poco efficaci. Alcune aree critiche, come l’ex ospedale e viale Matteotti, rimangono senza una destinazione definita, così come resta da risolvere il nodo della chiusura del collegamento viario tra viale Marini e viale Sestini.  

Sul fronte culturale, il progetto per il Teatro Manzoni e la saletta Gramsci vanno nella giusta direzione, ma il vero banco di prova sarà renderli davvero accessibili e frequentati dalla cittadinanza. I dati confermano queste ed altre criticità.

Una valutazione particolarmente amara riguarda la spesa culturale: Pistoia è 104ª su 107 per investimenti pro capite e 89ª per offerta culturale, con soli 4 euro a testa contro una media nazionale di 11. È un’occasione mancata, se si pensa che il 2017 era l’anno di Pistoia Capitale Italiana della Cultura

Queste carenze hanno avuto un effetto domino anche sul turismo, che continua a essere debole e privo di un’identità riconoscibile a livello nazionale e internazionale. 

In sintesi, se vogliamo semplificare, Tomasi ha dato risultati decisamente positivi nel settore dell’edilizia scolastica, ma ha mostrato gravi lacune nella manutenzione stradale, nella sicurezza, nella gestione del traffico e nella cultura ma anche nel turismo, con iniziative spesso mediocri e prive di visione organica

Il giudizio complessivo è dunque sostanzialmente scarso, come sancito dal risultato alle regionali ottenuto da Tomasi nel Comune, con interventi efficaci in alcuni settori, ma molte occasioni perse che condizionano la qualità della vita dei cittadini. 

12.   Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco? 

Prima un programma con misure essenziali e priorità non calate dall’alto o che niente hanno a che vedere con le esigenze dei cittadini.  

Su questo devono convergere eventuali anime della coalizione. Poi un candidato sindaco che sia espressione di quella visione, non solo di un equilibrio tra sigle. 

L’unica ricetta valida è avere le idee chiare su un progetto e trovare il modo di finanziarlo con le risorse esistenti.  È evidente che chi governerà nei prossimi anni non potrà più contare sulle opportunità straordinarie del PNRR, ormai in scadenza.

Proprio per questo sarà ancora più importante saper utilizzare bene i fondi disponibili, senza sprecarle, indirizzandole dove servono davvero.

L’obiettivo deve essere semplice e ambizioso insieme: un Comune che funziona e che fa stare bene i suoi cittadini. 

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Pubblicato in : Politica

Info Olimpia Banci

Maturità classica conseguita presso Liceo N. Forteguerri di Pistoia, laurea in Economia presso Università degli Studi di Firenze. Dottore commercialista e revisore legale dal 2004. Dal 2012 al 2015 membro del collegio dei revisori del Comune di Pistoia. Dal 2022 al 2025 vicepresidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Pistoia. Fino al dicembre 2025 presidente del Consiglio d’Istituto del Liceo N. Forteguerri di Pistoia. Membro dell’Associazione Amici del Forteguerri, attualmente con la carica di presidente. Membro dell’Agesci – Associazione Guide e Scout Italiani. Promotrice, con Carlotta Bartolini e Irene Pagnini, del movimento civico “Pistoia – La terza Via” (novembre 2025), un movimento civico con una missione semplice: dare voce ai cittadini e trasformare le buone idee in stimoli concreti per l’amministrazione e per tutta la comunità, riconoscendo in modo oggettivo e non fazioso meriti e demeriti, col solo intento di promuovere un’idea di città inclusiva, dinamica e propositiva da riprogettare, prendendo le mosse dal suo patrimonio storico, tradizionale e culturale.

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