Bada all’essenziale nelle sue risposte Daniela Troccoletti, con una lunga esperienza lavorativa alle spalle e con un impegno sin dal 1994 a Pistoia in Forza Italia, dove attualmente è responsabile di Azzurro Donna Provinciale, la rete femminile del partito.
1. In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale
I pilastri della nostra economia sono vivaismo e agricoltura. Per un rilancio si dovrebbe puntare sul rilancio del turismo culturale che richiederebbe una riorganizzazione delle strutture ricettive e dell’accoglienza. Valorizzare le nostre eccellenze (vivaismo, cultura, enogastronomia, terme, le nostre montagne). Per il problema lavoro (giovani e donne) è aumentato il ricorso ai contratti a termine. Occorrerebbero contratti più flessibili, un costo del lavoro più leggero, una burocrazia meno soffocante, regole certe e non interpretabili, anche dagli uffici pubblici.
2. Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. È stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?
L’area metropolitana dovrebbe comportare politiche condivise per la gestione comunitaria di infrastrutture, per il turismo e la viabilità. La condivisione sarebbe vitale per la gestione dei servizi e per lo sviluppo.
3. Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?
Lo scopo è quello di integrare i servizi (ambiente, acqua, energia) per aumentare l’efficienza e ridurre i costi aprendosi anche a investitori privati. La mia opinione è che potrebbero diventare soliti carrozzoni nei quali gli unici a non trarre beneficio sarebbero gli utenti (come sta succedendo per i consorzi).
4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente? Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide? Per non dire delel sfide per la nuova medicina territoriale.
Tutti estremamente importanti. La priorità la darei ai settori che potrebbero fare da traino agli altri.
Al primo posto metterei lavoro e formazione, incentivando i settori che riteniamo prioritari. Incentivi non a pioggia ma mirati. Se aumenta il lavoro, la gente guarda al futuro con fiducia, aumenta la produttività di conseguenza il gettito fiscale. Quando si genera benessere tutto cresce adeguatamente.
5. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)
Il patrimonio storico dovrebbe, possibilmente essere conservato. L’altro invece potrebbe essere convertito in abitazioni, in vendita o in riscatto per chi non ha la possibilità di comprare. Con il riscatto il comune rimarrebbe proprietario e rientrerebbe del costo nel tempo.. Gli immobili se non hanno la giusta manutenzione si deteriorano e comunque rappresentano sempre solo un costo.
6. Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante…
La burocrazia è il cancro di questo paese. Complessità normative, ritardi cronici. Sembra che alle aziende italiane la burocrazia costi miliardi di euro, che potrebbero essere investiti in innovazione e lavoro.
Questa burocrazia rende incerto anche l’intraprendere iniziative importanti dall’una e dall’altra parte e crea, come da manuale, inerzia e ritardi.
7. I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città?
Esercito, telecamere e pene certe e severe.
8. Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?
Questa non è accoglienza. Accogliere significa dare prospettive future. Dovremmo accogliere solo coloro che si possono gestire dignitosamente e soprattutto che sono disponibili ad integrarsi, imparando la lingua, imparando un mestiere e soprattutto rispettando le nostre tradizioni. Così sono abbandonati a se stessi e in balia della malavita. Non sarebbe sbagliato coinvolgendoli in lavori di pubblica utilità, retribuiti.
9. Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico?
La sanità, se non sbaglio, è competenza regionale. Mancano risorse, si chiudono e riducono ospedali e il personale medico scarseggia. Il comune può farsi interlocutore, ma non credo abbia grande capacità di manovra. Tomasi ha riqualificato l’area del Ceppo portando ambulatori e servizi nel centro storico, ha creato progetti interni all’ospedale e si è fatto più volte interlocutore con la Regione Toscana e USl, segnalando la carenza di personale e le lunghe liste di attesa, senza grandi risultati. Ha riqualificato l’area del Ceppo portando ambulatori e servizi nel centro storico, ha creato progetti interni all’ospedale e si è fatto più volte interlocutore con la Regione Toscana e USl, segnalando la carenza di personale e le lunghe liste di attesa.
10 Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.
Per il piano, lavoro e Sostegno alle attività commerciali e no. Per la montagna c’è l’imbarazzo della scelta, negozi chiudono i servizi diminuiscono e l’ospedale che in quanto area disagiata dovrebbe essere potenziato, in pratica viene smantellato. Erano sei le aree disagiate in Toscana e l’unico che non ha avuto il riconoscimento è il Pacini di San Marcello, un tempo fiore all’occhiello della provincia.
11. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai?
L’università a Pistoia porterebbe ad una valorizzazione del territorio e sarebbe sicuramente di stimolo all’economia locale. Sarebbe anche di stimolo per i nostri giovani ad intraprendere percorsi formativi
12. Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?
L’amministrazione Tomasi ha concentrato la sua attenzione su opere pubbliche e infrastrutture con interventi mirati alla riqualificazione di diverse aree. Molte di queste sono opere destinate a durare nel tempo.
13. Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?
Secondo me meglio un programma condiviso e poi la coalizione.
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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -2- OLIMPIA BANCI
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