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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -1-AGOSTINO FRAGAI

Le opinioni di alcune personalità pistoiesi: AGOSTINO FRAGAI intervistato da Luciano Pallini.

di Agostino Fragai | 11 Febbraio 2026

Con il passare degli anni la Regione Toscana sembra aver minore interesse ad una visione unitaria dell’area vasta fi-po-pt.

Nonostante gli sforzi degli operatori l’ospedale San Jacopo sta perdendo terreno rispetto agli altri presidi dell’area vasta e che senza un cambio di marcia il vaso di coccio rischia davvero di rompersi……

Da troppo tempo il pubblico ha rinunciato ad intervenire efficacemente sul tema della casa. Penso che un di più di attenzione a questo aspetto deve essere posto, soprattutto in una situazione dove i redditi in molti casi non consentono il pagamento di un affitto né tantomeno l’acquisto di una abitazione…” e tanto altro ancora nell’intervista ad Agostino Fragai, storico esponente della sinistra, dal PCI del PD.

1. In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne?

Le condizioni di vita nel nostro comune in questi anni di governo della destra non sono migliorate. Sono cresciuti i poveri, molti dei quali hanno bisogno del sostegno delle associazioni laiche e cattoliche per vivere, talvolta pur essendo occupati. Del resto, le ricerche sulla qualità della vita e del benessere ci collocano stabilmente in fondo alle classifiche regionali e anche nazionali. Sarebbe ingiusto e banale addebitare in toto all’amministrazione uscente questo stato di cose che viene da lontano, nel tempo e nello spazio. Al contrario sarebbe necessario interrogarsi davvero su cosa sta dietro questo costante declino del nostro territorio. La privatizzazione della Breda, con il passaggio alla multinazionale Hitachi della più grande e storica fabbrica pistoiese ha salvato un settore produttivo importantissimo, ma evidentemente tutto ciò non basta. Neppure il grande apporto che viene dal settore vivaistico è sufficiente a costruire i posti di lavoro e la ricchezza necessaria. A mio avviso si torna al nodo centrale rappresentato dalla scuola e dalla formazione. Il mondo è in grande cambiamento e abbiamo bisogno che i giovani si facciano tecnici ben formati ma anche imprenditori innovativi. Nessuno sa cosa di nuovo potremmo produrre ma un’intelligenza diffusa può inventare cose oggi non immaginabili. E anche sul commercio e sul turismo servono nuove idee e nuove energie, e non è detto che tutto ciò basti. Certo è che se gran parte delle migliori energie e intelligenze se ne vanno via perché qui non vedono futuro, l’orizzonte si farà ancora più scuro.

2.      Ti sei occupato, come assessore regionale, di area metropolitana, ma ormai da anni non si percepisce più né una visione unitaria di questa realtà né pare che in Regione avvertano questa mancanza.  E allora ritorna in auge il tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?

È vero, con il passare degli anni la Regione Toscana sembra aver minore interesse ad una visione unitaria dell’area vasta fi-po-pt. E invece, a mio avviso, anche per fare da “cerniera” verso Lucca e il mare bisogna avere cardini robusti e questi, si può dire qual che si vuole, sono ancorati a Firenze. In tutto questo penso abbiano influito prevalentemente due fattori: i) il tramonto di una visione compressiva nazionale di riforma del sistema istituzionale locale (si sono fatte le città metropolitane e abolite le province ma un disegno complessivo non è emerso); ii) gli scarsi risultati ottenuti nel superare una visione localistica e comunale.

Innanzitutto, Pistoia dovrebbe tornare ad essere veramente il capoluogo della provincia. Rappresentarne la parte più dinamica e aperta ai mutamenti, farsi portavoce della domanda di integrazione di tutto il territorio con la parte più ricca e dinamica della Regione. Non so quando accadrà, ma sono sicuro che un trasporto su ferro di tipo metropolitano – favorito anche dall’interramento dell’alta velocità a Firenze- sarebbe per Pistoia una rivoluzione. In quanto all’aeroporto, la soluzione individuata mi pare ragionevole e sicuramente positiva per Pistoia.

3.       Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?

Penso che il referendum per l’acqua pubblica, seppur legittimo e legittimato dal consenso maggioritario dei cittadini abbia complicato non poco le cose. Ignorarlo non è possibile e non è giusto, ma assumerne le conseguenze senza modificare le forme del finanziamento del settore idrico significa, a mio parere, limitare non poco lo sviluppo di un settore che con il cambiamento climatico diverrà ben più che strategico: vitale! Nello stesso tempo costruire una multiutiliy senza quotazione in borsa è una strada parecchio in salita. Su questo secondo aspetto non sono proprio d’accordo. Arriviamo molto tardi rispetto ad altre aree del paese e ci leghiamo le mani da soli. Questa è una scelta politica che amputa nei prossimi 6-7 anni di almeno un paio miliardi gli investimenti necessari. Rinunciamo a una significativa leva di sviluppo. Ma a destra, tutto sommato, mi pare la pensino allo stesso modo…per cui mi metto il cuore in pace.

4.      Non parliamo poi degli investimenti in opere pubbliche: a grandi risorse a disposizione dei comuni, tutti, non ha corrisposto una concreta capacità operativa, in enti dai quali fuggono i migliori tecnici ed amministrativi. Serve selezione di priorità, quali opere realizzare e quali rinviare. In questo gioco, quali terresti e quali rinvieresti a tempi migliori? E quali di nuove realizzeresti?

L’abbandono del lavoro pubblico da parte di personale di valore è un tema serio. Una volta quando si era assunti in un comune nella maggior parte dei casi si restava nell’ente o in altri simili fino al pensionamento. Oggi non è più cosi. I contratti si rinnovano dopo anni, le assunzioni sono di fatto bloccate e gli enti locali arrancano. Pistoia non fa eccezione. Difficile dire cosa fare prima. Una cosa è certa: le strade di Pistoia e alcune aree della città (penso al viale Adua) non sono degne di una città occidentale del xxi secolo. Lascerei perdere il palazzetto dello sport nell’area Pallavicini: non è grande, non è piccolo ed è posizionato male.

5.      I sindaci di fronte ai problemi dei cittadini quali la sicurezza ed il contrasto criminalità in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Quale è il tuo pensiero sul contrasto alla criminalità e agli interventi per la sicurezza ed il decoro della città?

Premesso che la materia è molto complessa, passata la stagione delle salvifiche telecamere a cui oggi si aggiungano una smisurata serie di nuovi reati e aumento delle pene, si dovrebbe tornare ad una articolazione di misure, forse minori ma non per questo inefficaci. Bisogna essere più rapidi nel prevenire il degrado, anche con l’aiuto dei cittadini, ovunque potrebbe manifestarsi, implementando solide reti sociali di contrasto all’emarginazione, dare certezza della pena più che roboanti condanne inapplicate, non ricorrendo necessariamente al carcere.

6.      Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?

Non dobbiamo rassegnarci al status quo. Quanto sta avvenendo da anni a Pistoia e in tutto il paese è paradossale: non si trovano persone per ricoprire determinati lavori ma si tengono nell’ombra migliaia di persone indispensabili alla nostra economia, spesso lasciate in balia della criminalità organizzata. La vicenda della parrocchia di Vicofaro è emblematica: l’accoglienza che vi si faceva non andava certo bene, ma come non riconoscere la latitanza dello Stato in tutte le sue espressioni? Il tema delle migrazioni è ancora inchiodato alle strumentalizzazioni della destra e alla difficoltà della sinistra di fornire risposte non solo di principio ma concretamente perseguibili e democraticamente condivise. Fino a quando le fasce popolari della popolazione si sentiranno minacciate dal fenomeno non ne usciremo. A livello locale si può operare promuovendo incontro e conoscenza, come in passato Pistoia ha saputo fare con le etnie Albanesi, Romene e magrebine, per citarne alcune.

7.      Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico? 

La sanità attraversa una profonda crisi. Il modello costruito sugli ospedali per patologie acute e il territorio come “ammortizzatore” per le cure prima e dopo il ricovero ospedaliero è ancora in gran parte da costruire. In questo pesa moltissimo la carenza di risorse e una domanda esponenziale di cura dovuta all’invecchiamento della popolazione. Questo in generale. Nel particolare, bisogna prendere atto che nonostante gli sforzi degli operatori l’ospedale San Jacopo sta perdendo terreno rispetto agli altri presidi dell’area vasta e che senza un cambio di marcia il vaso di coccio rischia davvero di rompersi. E questo è chiaramente un problema politico. La nomina dei dirigenti sanitari non spetta alla politica, ovviamente. Ma la politica non può ignorare lo stato della salute e delle cure sul proprio territorio. Quanto al terzo settore è ormai chiaro che senza non si può fare. Semmai occorre contribuire a sottrarlo definitivamente a quella immagine volontaristica e un po’ romantica a cui spesso lo associamo. Alta efficienza e no profit possono non essere in contraddizione. E qualcosa dello spirito delle società di mutuo soccorso degli inizi del secolo scorso andrebbe recuperato. Non solo Stato, che ci deve essere, ma anche autonoma iniziativa delle forze sociali.

8.      Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?

L’amministrazione guidata dal sindaco Tomasi, al pari di tutte le altre, ha potuto beneficiare di una quantità di risorse per investimenti senza eguali negli ultimi 15 anni. Non solo il PNNR (che la destra non voleva) ma anche altre risorse regionali, nazionali ed europee. Ma se guardiamo anche solamente a quanto è stata capace di progettare con il PNNR ci rendiamo conto che di aver perso una grande occasione. Siamo l’ultima città capoluogo di provincia della Toscana per entità delle risorse richieste e impegnate, e addirittura veniamo superati da comuni non capoluogo. Basti questo dato: PNNR Firenze oltre 700 milioni; PNNR Pistoia meno di 30 milioni. E, soprattutto, non hanno dato alla città il benché minimo segnale di una direzione intrapresa verso il futuro. Di tutto questo rimarrà poco più di un discutibile e disarticolato sistema di brutte piste ciclabili, che peraltro alla destra non sono mai piaciute ma se le è fatte “garbare” per prendere un po’ di soldi.

9.      Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente?  

Nessuno degli impegni richiamati nella tua domanda può essere trascurato. E dunque a ciascuno di essi occorre dare delle risposte, seppur parziali. Ma poiché la domanda ha anche un contenuto provocatorio non mi sottraggo. Da troppo tempo, forse da qualche decennio, il pubblico ha rinunciato ad intervenire efficacemente sul tema della casa. Penso che un di più di attenzione a questo aspetto deve essere posto, soprattutto in una situazione dove i redditi in molti casi non consentono il pagamento di un affitto né tantomeno l’acquisto di una abitazione. Diversamente è inutile continuare a discettare sul perché i giovani restano con i genitori fino ad un’età avanzata, se paragonata con i loro coetanei europei.

10.   Tre interventi prioritari, chiari e monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna

Per la città una cura da cavallo per il decoro urbano e la fruizione dei beni artistici e monumentali. Per le periferie la ricucitura del tessuto urbano, degli spazi verdi e la valorizzazione dei centri aggregativi, siano essi circoli ricreativi, pro- loco o oratori. Per la montagna l’integrale copertura della rete internet e un sistema decentrato, con l’ausilio dei privati, di servizi di pubblica utilità gestiti in rete.

11.   Il rapporto con i privati: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi»

A mio avviso un buon governo pubblico si distingue non solo dalla capacità di muovere verso l’interesse generale l’azione diretta dello Stato, e questo è ovvio, ma anche dalla capacità di indirizzare l’iniziativa privata affinché adempia “a una funzione sociale”, come recita l’art. 42 della Costituzione.

12.   Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?

Ritengo che le forze politiche e/o civiche abbiano il diritto-dovere di tracciare le linee essenziali del programma ma che spetti poi al candidato o alla candidata, come dice la legge, trasformare questo “brogliaccio” in un vero e proprio programma di mandato. Del resto, piaccia o meno, in misura crescente, e in particolare nelle elezioni locali, si vota la persona.

Fuori Sacco, che pensi dell’uscita del generale Vannacci dalla Lega?

L’uscita di Vannacci dalla Lega di Salvini per fondare un partito ancor più di destra – sulla scia di quanto sta avvenendo in altri paesi europei – se da un lato sembra rappresentare un punto a favore del centrosinistra per meglio competere alle prossime elezioni politiche, dall’altro non può non suscitare preoccupazione. Le pulsioni e i programmi alla base di questa nuova formazione politica incideranno anche sul resto della coalizione al governo del paese e temo che tutto ciò alla fine sposterà ancor più a destra il quadro politico italiano. Dunque, è un campanello d’allarme da tenere in debita considerazione.

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Pubblicato in : Politica

Info Agostino Fragai

Agostino Fragai, classe 1955, fino al 1984 quadro tecnico presso aziende private. Nel 1984 si impegna a tempo pieno in politica come funzionario nel Partito Comunista Italiano. Nel 1990, dopo la svolta della “Bolognina” di Occhetto, che porterà al superamento del PCI, viene eletto segretario provinciale del Partito democratico della sinistra. Sempre nel Pds nel 1995 assume la carica di segretario toscano. Partecipa attivamente alla costruzione dei DS (democratici di sinistra) e nel 2000 è eletto consigliere regionale. In questo ruolo propone una radicale riforma del sistema elettorale regionale e promuoverà una legge per svolgere le elezioni primarie per la selezione dei candidati alla presidenza della regione e al consiglio regionale. Nel 2005 viene nominato assessore regionale, carica che rivestirà fino al 2010. In questo ruolo si occuperà di area metropolitana, riforme istituzionali, servizi pubblici locali e partecipazione dei cittadini. Da questa esperienza, fra le altre cose, prenderà corpo una legge regionale sulla partecipazione che verrà replicata in altre regioni e anche all’estero. Per un breve periodo sarà professore a contratto presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Pisa. Nel 2010 lascia la politica e le istituzioni e si impiega come responsabile relazioni industriali in una azienda privata di tecnologie ambientali. Attualmente è in pensione e dal 2022 è consigliere del comune di Pistoia per il Pd.

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Massimo Breschi

    12 Febbraio 2026 alle 12:13

    Agostino ti voto

    Rispondi

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