Dopo molti mesi torno a scrivere qualcosa per questa pagina FB. Mi scuso con tutti gli amici. Il fatto si è che dopo tanto tempo ho maturato un notevole scetticismo su certi temi che pure mi han visto impegnato per decenni.
Soprattutto mi è passata la voglia di investire il mio tempo quando certe ipotesi e proposte sono troppo lontane da qualsiasi esito. Ma effettivamente ora della legge elettorale proposta e approvata alla Camera dalla destra al governo merita discutere. Al Senato potrebbe essere migliorata in maniera da renderla accettabile. Riprendo perciò in questa sede l’articolo scritto oggi sul tema cruciale del ballottaggio.
Grazie della pazienza.
«L’appello di Libertà Eguale e Magna Carta (in pratica i riformisti di sinistra e i riformisti di destra) per l’introduzione del ballottaggio nella riforma elettorale in esame al Senato sta avendo un grande successo: non è una sorpresa.
Perché la legge elettorale proposta dalla maggioranza di destra ha un solo preteso merito: in un sistema politico polarizzato evitare pasticci post-elettorali che l’elettorato ha clamorosamente mostrato di non gradire. La lezione del 2022 non può essere dimenticata col trionfo dell’unico partito, in pratica, che si era opposto al governo Draghi, che decuplicò i suoi voti proiettando Meloni alla guida del paese.
Il problema è che, allo stato dell’arte, la legge elettorale varata dalla Camera dei deputati rischia di non mantenere ciò che promette. Non ripeto cose che sanno tutti coloro che si appassionano al tema “legge elettorale, forma di governo, governabilità”.
Il ballottaggio che l’appello LibertàEguale/Magna Carta invita il Senato (in primis la maggioranza, ovviamente) a introdurre serve a ridurre drasticamente l’eventualità che nel 2027 la nuova legge elettorale si traduca in un fiasco clamoroso: i dati attuali dei consensi alle due coalizioni intorno a Fratelli d’Italia da una parte, al Pd dall’altra rendono un esito del genere possibilità concreta.
Alcuni osservatori hanno messo in evidenza peraltro che, anche col ballottaggio, non c’è la certezza che una delle due coalizioni vinca, si veda assegnare il premio e abbia i seggi per governare la successiva legislatura (o fintanto la coalizione regge). Hanno ragione e torto allo stesso tempo.
Dicono: deve essere prevista una soglia minima anche per la seconda coalizione ammessa al ballottaggio, e si è addirittura ipotizzato il 35-38%. Ma se è vero che la giurisprudenza della Corte ha mostrato di non considerare legittimo un premio “eccessivo”, essa non ha mai quantificato questa asserzione; inoltre si è pronunciata dopo un caso limite, quello del 2018, quando la coalizione guidata da Bersani ottenne alla Camera il premio con il 25% dei voti.
Dicono anche: cosa succede se al secondo turno le forze escluse dal ballottaggio (ma potrebbero essere previste alleanze fra un turno e l’altro) indicano ai propri elettori di votare una coalizione alla Camera e l’altra al Senato, allo scopo precipuo di produrre un risultato difforme (impedendo al premio di scattare con conseguente esito proporzionale). Ma questo è un machiavellismo di quelli pensati apposta per non essere seguiti se non da una irrilevante minoranza di aficionados del partitino di turno!
Noi dobbiamo chiarirci le idee una volta per tutte. A costituzione vigente, in particolare in considerazione del bicameralismo indifferenziato che ci coccoliamo stolidamente da 80 anni, non esiste barba di legge elettorale che possa garantire sempre e comunque un voto “decisivo”. Tanto più dovendosi rispettare una assai discutibile giurisprudenza della Corte. La formazione e la stabilità del governo passano per l’elezione di due Camere oggi pressoché identiche ma pur sempre distinte. Punto.
Se questo è vero, ed è purtroppo vero, ciò che ci si può attendere da una decente legge elettorale è che – tenuto conto del sistema politico effettivamente in essere – essa massimizzi l’eventualità di un esito decisivo del voto e minimizzi l’eventualità dell’esito contrario (che tornerebbe ad affidare alle trattative fra gruppi parlamentari vita e morte dei governi: garanzia di quella instabilità di cui abbiamo fatto per decenni esperienza). Tutto qui.
Allora ai critici del ballottaggio occorre rispondere serenamente che, sì, anche col ballottaggio è possibile che il voto non risulti decisivo (per esempio per esito difforme fra le due camere in un contesto di risultati sul filo del rasoio): ma che il ballottaggio ridà la parola agli elettori e riduce drasticamente (ripeto: drasticamente) l’eventualità di un esito del genere. Per il resto, ad impossibilia nemo tenetur (nessuno può essere obbligato a fare l’impossibile): agli uomini e alle donne che tengono alle loro istituzioni si deve chiedere di fare il possibile. Il ballottaggio invocato da Libertà Eguale e Magna Carta, è esattamente quel possibile.
1° agosto 2026
…


LA TOSCANA, LA SUA ECONOMIA, LA POLITICA, I CORPI INTERMEDI [9]
Lascia un commento