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LA TOSCANA, LA SUA ECONOMIA, LA POLITICA, I CORPI INTERMEDI [9]

La straordinarietà del momento richiede un nuovo Patto fra le forze produttive, i cittadini e le istituzioni.

di Agostino Fragai | 1 Agosto 2026

Lo sguardo corto è la maledizione dei nostri tempi: bisogna abbassare il “tasso di sconto politico”. Non si riforma il modello di crescita senza un partenariato avanzato fra corpi intermedi (attori economici e sociali, associazioni) e attori istituzionali.

Lo sguardo corto è la maledizione dei nostri tempi: bisogna abbassare il “tasso di sconto politico”. Non si riforma il modello di crescita senza un partenariato avanzato fra corpi intermedi (attori economici e sociali, associazioni) e attori istituzionali.

È a partire da questa frase, posta a conclusione del manifesto “reindustrializzare la Toscana” promosso lo scorso anno da tre studiosi che conoscono bene la nostra Regione, che faccio alcune considerazioni sulle prospettive della nostra industria e più in generale sul futuro della Toscana.

A l riguardo parlo di quello che conosco meglio, e probabilmente in maniera comunque insufficiente.

Tralascio dunque le considerazioni macro e microeconomiche in senso stretto, per concentrare queste poche righe sul fattore “tasso di sconto politico”.

Solo due righe di inquadramento.

Negli ultimi decenni – mai come in questo momento – è risultato evidente al cittadino comune (qui e altrove in Europa e nel mondo) quanto la politica mondiale, la geopolitica, infili le mani nelle tasche di ciascuno di noi. Guerre cominciate senza apparenti vie di uscita, chiusura dei mercati e dazi, prove di forza e fendenti alle autorità internazionali, non solo a quelle politiche come l’Onu ma anche a strutture di regolazione economica come il WTO.

Il prezzo che la politica mondiale sta facendo pagare ai suoi cittadini è immenso. E se alle spalle, con tutti i suoi limiti, abbiamo una globalizzazione che ha sottratto dalla miseria centinaia di milioni di persone e forse parzialmente attenuato il fenomeno migratorio, il futuro appare segnato da grande incertezza e corsa al riarmo.

Qui dentro sta ovviamente anche la Toscana, la sua economia. Qui agiscono le istituzioni, la politica, i corpi intermedi.

Ed è proprio la straordinarietà del momento a richiedere un nuovo Patto fra le forze produttive, i cittadini e le istituzioni. Non sono i Patti ad essere logori, talvolta è la loro pochezza di contenuti e talaltra l’incapacità di portali a compimento.

Se negli anni 80, in Italia, con i rendimenti a due cifre dei titoli di stato, l’economia di carta si mangiava l’economia reale oggi è l’economia a basso valore aggiunto, con lavori precari e scarsa professionalità a mettere a rischio di deragliamento la nostra economia.

A metà degli anni 90 sono stato segretario Toscano del partito democratico della sinistra, poi DS.

Facemmo un tour molto interessante nelle imprese da Massa carrara a Grosseto, toccando ogni provincia e ogni distretto produttivo, e ovviamente l’area metropolitana Firenze Prato Pistoia. L’esperienza fu ricca e interessante e ispirò il programma di governo della regione negli anni successivi.

Di quella vicenda però a distanza di anni ho un solo ricordo particolare. Alle acciaierie di Piombino, che già allora vedevano in cassa integrazione 5000 persone (ma potrei ricordare male), un delegato sindacale obiettando alle considerazioni di un consigliere comunale precedentemente intervenuto su un possibile futuro turistico di quel territorio disse: “Ma quanti ombrelloni da mare bisogna affittare per avere l’equivalente di 5000 posti di lavoro industriale?”.

Oggi se volessimo attualizzare la domanda potremmo parlare di camere in affitto, pizzerie e, purtroppo, lavori sociali e di servizio alle persone tanto utili quanto poco pagati.

Chi può se ne va. E in circolo vizioso si intensifica.

Bisogna che la politica ad ogni livello e le forze sociali e produttive migliori acquisiscano consapevolezza maggiore che non tutto ma qualcosa si può davvero fare.

Si potrebbe cominciare con buttare via la ridondanza di atti e parole inconcludenti.

La dimensione.

Siamo da sempre alle prese con dimensione delle cose: dei territori governati, delle imprese (piccole), delle associazioni di categoria, dei centri di ricerca. E della relazione reciproca fra tutti questi soggetti.

Partiamo dal cuore della Toscana; la sua area metropolitana, una fetta enorme del suo PIL.

Dov’è un governo comune di quest’area? Si, nel corso degli anni le organizzazioni industriali e sindacali si sono strutturate su scala interprovinciale ma, diciamoci la verità, lo hanno fatto più per le loro economie interne piuttosto che per una visione nuova della realtà.

E le istituzioni locali? Dopo un gran fermento negli anni 2000, anche collegato ad un nuovo assetto istituzionale complessivo solo parzialmente realizzato, sono refluite a fare quello che sanno fare meglio: occuparsi del territorio interno alle loro mura, disinteressandosi di fatto del vicino.

Dunque, per concludere; serve certamente un partenariato avanzato fra corpi intermedi (attori economici e sociali, associazioni) e attori istituzionali.

Una grande rivoluzione tecnologica è non alle porte ma già in corso. Il mondo balla quotidianamente sui campi di battaglia e sui prezzi dell’energia. Si stanno ridisegnando equilibri nazionali e internazionali invariati da decenni.

Ricordo una proposta di Bobbio, all’indomani della caduta del muro di Berlino, che diceva più o meno cosi: prendiamo i migliori pensatori in ogni disciplina e mettiamoli da qualche parte a riflettere insieme sul nuovo mondo che si apre…

Perché il bisogno di giustizia e di eguaglianza rimane. Aggiungeva.

Forse non sono le parole esatte ma il senso era questo.

Per fare un Patto all’altezza bisogna prima di tutto avere consapevolezza della straordinarietà del momento. E forse si potrebbe cominciare, ciascuno per la propria parte (mondo delle imprese, dei sindacati, della politica e ovviamente delle istituzioni) proprio sviluppando la sensibilità e la conoscenza necessaria.

…

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Pubblicato in : Apertura, Economia, Politica

Info Agostino Fragai

Agostino Fragai, classe 1955, fino al 1984 quadro tecnico presso aziende private. Nel 1984 si impegna a tempo pieno in politica come funzionario nel Partito Comunista Italiano. Nel 1990, dopo la svolta della “Bolognina” di Occhetto, che porterà al superamento del PCI, viene eletto segretario provinciale del Partito democratico della sinistra. Sempre nel Pds nel 1995 assume la carica di segretario toscano. Partecipa attivamente alla costruzione dei DS (democratici di sinistra) e nel 2000 è eletto consigliere regionale. In questo ruolo propone una radicale riforma del sistema elettorale regionale e promuoverà una legge per svolgere le elezioni primarie per la selezione dei candidati alla presidenza della regione e al consiglio regionale. Nel 2005 viene nominato assessore regionale, carica che rivestirà fino al 2010. In questo ruolo si occuperà di area metropolitana, riforme istituzionali, servizi pubblici locali e partecipazione dei cittadini. Da questa esperienza, fra le altre cose, prenderà corpo una legge regionale sulla partecipazione che verrà replicata in altre regioni e anche all’estero. Per un breve periodo sarà professore a contratto presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Pisa. Nel 2010 lascia la politica e le istituzioni e si impiega come responsabile relazioni industriali in una azienda privata di tecnologie ambientali. Attualmente è in pensione e dal 2022 è consigliere del comune di Pistoia per il Pd.

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