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MAGNI NOMINIS UMBRA

La Toscana, un tempo all’avanguardia nelle infrastrutture, nella struttura produttiva, esempio di buongoverno e di sviluppo economico e sociale oggi evidenzia una incapacità dei ceti dirigenti di gestire con efficacia i processi sociali ed economici.

di Riccardo Innocenti | 17 Gennaio 2026

Due notizie in questi giorni sui giornali locali raccontano bene cosa sia diventata la Toscana.

La prima riguarda la riapertura della mai sopita querelle sull’aeroporto di Firenze; la seconda la riapertura della questione della nave rigassificatrice a Piombino.

Nel primo caso, appena ci sono state una timidissima apertura da parte del Commissario del Comune di Prato (“il rumore ci sarà, ma non tanto…”), e una tempestivamente sospetta flebile voce favorevole del Sindaco di Firenze, sono fioccate le conferme degli ennesimi ricorsi da parte degli altri comunelli della piana, ai quali si è aggiunta la ferma presa di posizione dell’Università di Firenze che ha annunciato il proprio ricorso.

A questo balletto infine si è iscritto a partecipare Giani con uno sconcerto ingenuo che proprio non gli si addice. Un osservatore malizioso direbbe che siamo in presenza del classico teatrino che i “ladri di Pisa” inscenano di giorno, salvo poi reggersi il sacco a vicenda la notte. Infatti, i sospetti che il centro sinistra fiorentino, almeno da un paio d’anni a questa parte, nella lungimirante aspirazione al campo largo, abbia stretto patti elettorali (al comune di Sesto Fiorentino, alle elezioni europee, alle elezioni comunali a Firenze, alle elezioni regionali) mettendo sul piatto delle rinunce, tra le altre cose, proprio l’ampliamento dell’aeroporto, pur di assicurarsi sull’altro piatto i voti necessari al mantenimento del sistema di potere instaurato da queste parti. E, come è noto, nessuno sputa, per l’appunto, nel piatto dove mangia. La fine è scritta, e chi ancora si dimostra ottimista rischia una cocente delusione, mentre chi scrive sarebbe lietissimo di venirne fuori deluso, almeno prima di lasciare questa valle di lacrime.

Nel secondo caso, tutti i protagonisti della vicenda, sia locali, sia regionali, sapevano benissimo che anche a Piombino si sarebbe inverato il famoso detto per cui non c’è nulla di più definitivo delle cose provvisorie. Le trattative per accettare la nave, le trattative sulle opere compensative, le perentorie scadenze per il suo trasloco, tutto, a un osservatore distaccato, faceva capire che si sarebbe arrivati al punto in cui la realtà, le convenienze, le opportunità, i motivi di economicità avrebbero prevalso sulle fanfare che salutavano le grandi capacità negoziali degli strenui difensori degli interessi della Toscana.

Fanfare, certamente. Oltretutto, anche uno studente al primo anno di giurisprudenza sa che una norma è solo ordinatoria e non perentoria se non contiene sanzioni in caso di inosservanza. Quali dovrebbero essere gli interessi dei cittadini, se non quelli di assicurarsi, con le opportune cautele, un approvvigionamento energetico conveniente, stante la situazione, e notevoli opere di compensazione, sempre a favore dei cittadini, oltre a significativi livelli occupazionali in un’area incapace fino a ora di uscire dalla crisi dell’industria lì localizzata tradizionalmente? I politici ora si stracciano le vesti di fronte alla richiesta di proroga della società che gestisce l’impianto e solo gli industriali plaudono alla piega che stanno prendendo gli avvenimenti.

Di sicuro chi grida al tradimento dei patti ha in mente modelli di sviluppo in Toscana che privilegiano la pubblicizzazione a spese dei contribuenti di imprese decotte e progetti industriali che possono soddisfare solo le pervicace richiesta di assistenza di sparuti ma rumorosi gruppi di lavoratori, o che, sempre con fondi pubblici che avrebbero dovuto essere altrimenti impiegati, finanzia redditi di cittadinanza alla ribollita.

Queste due vicende, ancora in itinere, che possono quindi produrre anche danni ulteriori, sono emblematiche della magni nominis umbra della Toscana, un tempo all’avanguardia nelle infrastrutture, nella struttura produttiva sapientemente assortita di artigianato, distretti industriali, grandi imprese, esempio di buongoverno e di sviluppo economico e sociale.

Oggi, è in tutta evidenza una incapacità dei ceti dirigenti di gestire con efficacia i processi sociali ed economici, con la perdita di controllo del territorio in materia di sicurezza e la perdita di ruolo propulsivo in economia.

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Pubblicato in : Politica

Info Riccardo Innocenti

Riccardo Innocenti, nato a Firenze nel 1954. Laureato in Lettere e in Scienze politiche con tesi in Storia economica e storia dell’economia. Pensionato. Già Direttore al Comune di Firenze per la Statistica e Toponomastica, i Sistemi informativi e i Servizi Demografici. Già Presidente dell’Unione Statistica Comuni Italiani e componente del Comitato di indirizzo e coordinamento dell’informazione statistica. Blogger.

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