Un paio di settimane fa quando i primi elementi programmatici dell’incontro PD/5S hanno cominciato a filtrare da varie interviste e riportate sui social non credevo corrispondessero al vero. C’era sempre la possibilità di una serie di equivoci e fraintendimenti. In fondo, dicevo, la tradizione riformista e europeista del Partito Democratico, dalle origini all’era Schlein, alla fine prevarrà. Un partito che, fin dall’inizio, avevo aderito e fatto sostanzialmente proprio lo spirito del Rapporto Draghi del 2024, sull’idea di un’Europa competitiva e solidale, ambientalista ma industriale, non assistenzialista, non avrebbe potuto sottoscrivere le idee programmatiche del duo Grillo/Di Maio e del Conte “avvocato del popolo”. E invece è stato proprio così, ora è tutto scritto per la felice riuscita dell’esperimento toscano del Grande Campo largo.
È diffusa la convinzione che l’abilità politica del Presidente, che occorre in effetti riconoscere, alla fine riuscirà a svicolare da questi impegni e annacquare la portata delle sciocchezze contrattate. È lecito dubitare che stavolta sia così, perché ora sono scritte e saranno richiamate, al momento opportuno, dalla Taverna e i suoi, collocati, malgrado un’irrisoria forza elettorale, in posti strategici e anche perché l’attuale classe dirigente del PD regionale appare del tutto in linea con questa visione della Toscana e il suo sistema economico.
Quindi, gli elettori del PD, che come me diffidano dell’accordo, dovremo rassegnarsi e votare a ottobre su questa piattaforma che, ad un mese e mezzo dal voto, temiamo rimarrà per la gran parte tale. Ovvero. Servizi pubblici che smantelleranno la regolazione indipendente che fin qui ha prodotto egregi risultati in termini di investimenti e performance industriali, per ritornare all’ideale delle aziende municipalizzate dell’inizio del secolo scorso. Una politica regionale dei trasporti fondata su assunti smentiti dalle ricerche più recenti, come la necessaria supremazia dello scalo aeroportuale di Pisa o il raddoppio della linea ferroviaria da Firenze attraverso centri densamente abitati. Una politica industriale basata su improbabili piccole IRI pubbliche di provincia, una politica di welfare basata su sussidi (il reddito di cittadinanza, che peraltro sostanzialmente c’è già) e non su servizi alla persona ad alta tecnologia, una politica energetica chiusa, ideologica e senza sbocchi…. e questo potrebbe bastare.
Qualcuno dirà, tutto ciò è un problema tuo. Se fai lo schizzinoso ma non te la senti di votare per il Centrodestra, adeguati all’idea della “tenda riformista” entro il Campo largo, e ….accomodati nello strapuntino. Se no, sarai uno dei tanti che non voteranno. Pazienza! D’altra parte, la perdita di consenso tra noi “sfigati” è stata già contabilizzata, rispetto ai grandi benefici, dagli strateghi della svolta.
Una domanda (retorica) però mi sorge spontanea: perché i sostenitori della “tenda”, che numericamente credo non siano meno di quelli auspicati dei 5S, non hanno posto, a loro volta, un problema programmatico prima di fissare i chiodi nel terreno PD/AVS/5S? Non mi si dica che lo si farà ora perché credo sia francamente tardi dopo la risonanza dell’abbraccio (storico!) con la Taverna.
Eppure, bastava poco. Bastava richiedere di mettere al centro del programma la reindustrializzazione della Toscana con tutte le ricadute anche non immediate che comporta, in termini di crescita della produttività, dei salari e del lavoro “non povero”. E in via collaterale in termini di crescita dell’health care e della formazione regionali. Tuttavia, questa semplice richiesta avrebbe prospettato scelte di politica molto selettive e cariche di implicazioni non solo economiche. Sostenere, con le modeste risorse del bilancio regionale, il sistema delle imprese manifatturiere è meno “visibile” di un bel “reddito di cittadinanza”; i frutti in termini di consenso sono più indiretti ed elettoralmente meno paganti. Ma è con la tenuta dell’industria, da anni in quota decrescente, che si creano le condizioni per la formazione di ricchezza e soprattutto della sua crescita e resilienza nel tempo.
La capacità di cogliere le cause del declino ormai assodato dell’economia regionale e il coraggio di intervenire con proposte adeguate distinguerà le forze politiche, in particolare assegnerà al PD, destinato a mantenere con molta probabilità l’onere della guida regionale, un ruolo decisivo. Ma è alla Toscana che dovrà guardare senza farsi condizionare dall’ossessione degli equilibri politici nazionali da salvaguardare per le elezioni del 2027. Una politica finalizzata esclusivamente a “battere le destre” a livello nazionale potrebbe imporre gravi costi alla regione. E questo accadrà inevitabilmente se il PD si farà dettare, non solo in Toscana e anche solo in parte (con qualche scambio scellerato), il programma economico dai 5S, storicamente lontanissimi dai presupposti della reindustrializzazione.
Concluderei con un’altra domanda retorica, ora alla segretaria del PD. I 5S prenderanno quasi sicuramente i governatori in Calabria e Campania, condizioneranno il programma del governatore in Toscana, e nelle Marche appoggeranno il candidato PD ma solo dopo averlo sottoposto ad un lavaggio preventivo. Avranno un peso di rilievo anche nelle scelte in Puglia, dove il PD è lacerato da scontri personali di altri tempi. I 5S lavoreranno in questo periodo in stretta sinergia con AVS. È sicura la segretaria PD di essere il candidato in pectore del Campo largo alla Presidenza del Consiglio nelle elezioni del 2027? Ma comunque temo sarà una guerra tra poveri, ….. sconfitti.
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SI DEVE ACCETTARE CHE NON SI PONGANO DEI LIMITI A QUELLO CHE LA TECNOLOGIA PUÒ FARE OGGI E NEL FUTURO?
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