La counterfactual history, un metodo storiografico che ebbe qualche fortuna negli anni Settanta del Novecento, ipotizza – come ha scritto Giuseppe Galasso – “svolgimenti del corso storico diversi da quelli reali, prospettando altri panorami storici potenziali o possibili”. Per esempio: come avrebbero conquistato il West, gli americani, se non ci fossero state le ferrovie? E, comprensibilmente, la risposta dell’analisi controfattuale serve a capire la maggiore o minore importanza del “fattore-ferrovie”.
Ebbene, se ora ci chiediamo – controfattualmente – quale sia stato, quale sia e quale sarà il ruolo del fattore-America nel conflitto ucraino, la risposta sembra inequivoca. Un ruolo imprescindibile. Con l’appoggio, sia pure cauto, di Biden, Kiev ha resistito per tre anni al gigante russo. Con l’appeasement di Trump, rischia di perdere la guerra (e l’intera Europa appare vulnerabile all’imperialismo putiniano).
Un messaggio allarmante per i governi dell’Unione, che continuano a rimandare la costruzione di un’adeguata autodifesa militare, invischiati come sono nelle loro divisioni interne. Ma un messaggio allarmante, non di meno, per quelle opinioni pubbliche europee che storicamente – dal pacifismo filosovietico della Guerra Fredda all’umanitarismo proPal dei giorni nostri – hanno spesso manifestato forti umori anti-americani.
Per intere generazioni, l’America è stata l’idolo polemico contro cui battersi. Il Leviatano geopolitico. Il gendarme imperialista. Il grande predatore delle ricchezze materiali. Il cuore dello sfruttamento capitalistico. Sarà tutto vero, non discuto, ma intanto, se si toglie dal puzzle occidentale la tessera americana, se si immagina cioè un Occidente senza America, è fin troppo facile capire come il nostro passato sarebbe stato assai diverso da com’è stato (e di certo non migliore). Ed è fin troppo facile capire come il nostro futuro, e cioè il futuro delle democrazie liberali, diventi pericolosamente fragile.
Oggi, di fronte al massacro dell’Ucraina, le opinioni pubbliche europee si voltano dall’altra parte, rinunciando a fare pressione sui propri governi e, magari, attendendo con malcelata impazienza la resa di Kiev. Ma è un errore epocale. Sarebbe invece il momento di chiamare l’America alle sue responsabilità storiche, di fare appello alla solidarietà atlantica, di riconoscere che le due sponde dell’oceano sono legate da un destino comune. Sarebbe il momento dell’americanismo. Malgrado Trump, malgrado i MAGA.
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TOSCANA: RITROVARE LA STRADA PER LA CRESCITA
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