Dopo settimane e mesi, in particolare tra maggio e settembre 2025, in cui la parola genocidio è stata usata ed abusata con una frequenza inedita sui social italiani, le cose si sono andate placando improvvisamente.
È molto curioso questo dato. Da un lato c’è la conferma di come i rimbalzi nostrani di certe onde, siano determinati da spinte che arrivano da media un tempo laterali nello scenario. In particolare il ruolo di Al Jazeera è diventato centrale nella narrazione delle vicende mediorientali e più in generale delle vicende che riguardano gli scenari del mondo arabo, che abbracciano anche buona parte dell’Africa.
La capacità di generare flusso di informazione e di farlo orientando e indirizzando il dibattito è sempre più evidente.
Il Qatar si è così conquistato un’arma importante nel definire il proprio ruolo regionale, ma non è di questo che ragionavo stamani.
Quello che mi sorprende è come i nostri mezzi di informazione prima e i nostri social poi, siano totalmente incapaci di generare in proprio attenzione originale verso il mondo che ci circonda.
Sul caso del genocidio a Gaza si è imbastito un tribunale del Popolo permanente, animato da inflessibili e instancabili perlustratori del web alla ricerca di chi dissentiva dall’unica lettura possibile.
E lì, forse, era il caso di un parossismo tipico in particolare di Facebook, dove gli utenti medi sono piuttosto in là con l’età, dove farsi scappare di mano un uso misurato di questi cosi è piuttosto facile e insomma … ci sono anche dati strutturali che non si possono sottovalutare.
Ma al netto delle esagerazioni (connaturate anche al tema specifico Israele-Palestina), credo non possa non sorprendere come il verificarsi di uno sterminio di massa, su base etnica, il compiersi di crimini di guerra in diretta social, la dimensione apocalittica di una catastrofe umanitaria come quella sudanese non trovi alcun tipo di riscontro nel nostro panorama mediatico.
Non sui media e men che meno su quei social in cui la retorica dell’essere “dalla parte giusta della storia” ha segnato la grammatica dell’indignazione per settimane e mesi.
Una parte giusta della storia che evidentemente è stata archiviata rapidamente. Compresa l’interpretazione razziale del genocidio. Compreso il quotidiano ribadire l’aritmetica dell’eccidio e le dispute su dati e fonti. Compreso tutto l’armamentario retorico che conoscete come e meglio di me.
Tutto archiviato. Ora che il flusso d’informazioni dal Qatar, per opera di Trump (che ha chiuso la guerra lì prima che sul campo per chi non se ne fosse accorto) ha deciso che è più conveniente orientarsi su altre vicende.
Tra queste vicende non rientrano quelle sudanesi.
Ed il fatto che in Sudan stia avvenendo un genocidio di larghissima scala, in fondo, non è degno di racconto, men che meno di indignazione (e ci sarebbe da parlare anche del Congo, del Sahel, della Nigeria …).
A conferma di come siamo ormai un paese che non riesce nemmeno più ad avere una opinione pubblica ed uno scenario mediatico degno di essere considerato tale.
Siamo un riflesso.
Un po’ provinciale.
Come quel ricercatore salernitano in scienza delle merendine che un po’ di tempo fa, quando un amico rilanciò una cosa che avevo scritto su un episodio tragico di migranti uccisi, scrisse che si trattava di “whataboutism”.
Whataboutism.
Il ricercatore salernitano di scienza delle merendine.
Ma questo siamo.
Probabilmente me compreso.
E in fondo ai sudanesi che vengono massacrati ogni giorno dalle truppe finanziate dagli Emirati Arabi, alle donne che vengono stuprate, ai bambini uccisi insieme alle madri e ad altre vittime di orrori che potremmo facilmente trovare su canali che non guardiamo … alla fine non farà gran differenza che io, tu, noi, il ricercatore salernitano in scienza delle merendine dedichiamo loro attenzione o meno.
Il Qatar non parla molto di Sudan, dove il genocidio è rivolto ai sudanesi non arabi.
Nessun Sudafrica chiede che si indaghi per genocidio. Nessuno dice nulla. Nessuno in cerca di Premi Nobel. Nessuno che rilanci ogni giorno notizie. Nessun censore che circola sui social.
Ogni tanto il Papa gli scappa detto qualcosa.
And that’s it.
Amen.
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