• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

GLI ASTENUTI: CHI SONO E COME POTREBBERO CAMBIARE LA GERARCHIA DEL VOTO

In un recente sondaggio (18 dicembre 2025) IpsosDoxa ha analizzato chi sono gli astenuti e quali potrebbero essere le loro opinioni politiche.

di Luciano Pallini | 21 Gennaio 2026

Quale che sia l’appuntamento elettorale (comunali o regionali, politiche o europee),  all’avanzare dei dati sulla affluenza crescono le lamentazioni sull’astensionismo ed il disinteresse/disincanto dei cittadini per la politica fino a raggiungere l’apice con i primi exit poll. Poi su questo tema scende il silenzio, interrotto da qualche borbottio stile “requiescant in pacem”. E comincia il gran ballo dei risultati, delle maratone  televisive ai quali tutti i partiti prendono appassionamente parte.

Ma ch sono gli astenuti? Dai dati è possibile ricostruirne il profilo? E cosa potrebbe  cambiare, nella distribuzione dei voti, se ci fosse l’obbligo di votare?

Il profilo socioeconomico degli astenuti

In un  recente sondaggio (18 dicembre 2025) IpsosDoxa ha cercato di dare risposta intanto al primo quesito: dove si annidano  gli astenuti/indecisi/voti bianchi che in quel sondaggio contavano per il 41,8% del totale dei rispondenti?

Nella tabella sottostante sono riportate le percentuali di astenuti in base a caratteristiche di genere, età, istruzione, condizione economica, condizione professionale e area geografica di residenza.

In giallo si sono evidenziate quelle variabili che evidenziavano valori superiori al 41,8%  e che delineano il profilo socioeconomico degll’astensionismo.

Sono in misura moderatamente prevalente donne (44,3%) e elettori ed elettrici anziani, ultrasesantacinquenni (48,5%), con un basso livello di istruzione, al massimo licenza media (49,7%).

Sono soprattutto le persone di modeste condizioni economiche a disertare le urne, per sfiducia, per mancanza di programmi e proposte per aiutarle (medio-bassa al 51,5%, bassa al 57,7%), con una qualche accentuazione tra gli operai (44,0%) ma con una esplosione tra disoccupati e comunque inattivi (54,9%) e tra le casalinghe (57,0%).

Centro Sud (46,1%) e Sud e Isole (47,9%) mostrano una più accentuata diffusione del’astensionimo che mostra il suo valore più basso nel centro Nord (35,2%), le tradizionali regioni rosse.

.

Il recupero degli astenuti alla attiva partecipazione alle elezioni richiede proposte specifiche per categorie sociali che sono state spinte o si sono rifugiate ai margini della società, sfiduciati da una politica che considerano monopolio di elites o peggio di una casta che tende ad autoperpetuare la propria condizione più o meno privilegiata. Ma è su questi drop out, sui meno istruiti che Donald Trump ha costruito il suo successo elettorale.

È populismo dedicare attenzione a queste categorie? Presentare proposte concrete, possibili ma che siano immeditamente percepite? Forse in questo era decisamente più bravo Silvio Berlusconi, che aveva  il difetto di non dedicarsi a mantenere le promesse fatte.

Ma pesano anche fattori culturali: questi elettori lasciati ai margini non hanno udienza nel duello culturale woke, costruito su una rivendicazione di diritti di minoranze sempre più ristrette, nell’indifferenza per le condizioni di vaste aree della società italiana.

Il voto degli astenuti: come cambierebbero i risultati se tutti fossero costretti a scegliere

In un sondaggio del 1 dicembre scorso, sempre Ipsos Doxa ha chiesto, a chi aveva dichiarato la sua volontà di astensione nel sondaggio elettorale,   quale sarebbe stato il loro voto nel caso fossero stati obbligati ad esprimerlo.

Le relative scelte sono riassunte nella colonna A: a Fratelli d’Italia andava il 20,3% delle preferenze, il 19,8% al Movimento 5 Stelle, soltanto il 13,7% al Partito Democratico.

Rispetto alle percentuali assegnate ai diversi partiti da chi aveva spontanemante fatto la sua scelta (colonna B), emerge che Fratelli d’Italia e il Partito Democratico ricevevano ben 8 punti percentuali in meno dall’universo degli astenuti (rispettivamente 20,3% rispetto a 28,0% e 13,7% rispetto a 21,6%), che invece premiavano Conte ed il suo Movimento con una crescita di 6 punti perentuali, dal 13,5% al 19,8%.

Con consapevole sprezzo per ogni cautela metodologica, si è ricostruito il quadro dei risultati che sarebbero risultati dalla somma dei voti espressi dai votanti dichiarati (erano il 58,5% degli intervistati) con quelli degli astenuti/indecisi costretti a pronunciare la propria preferenza.

.

In termini di coalizioni il risultato di queste elaborazioni mostra un apprezzabile testa-coda: il centrodestra scenderebbe dal 46,4% al 42,9% ( -3,5%), al di sotto del 45,7% del campo largo (+0,2%) che – pur quasi immobile – si colloca sopra un centro destra in discesa.

Nello specifico del centrodestra, assieme a Fratelli d’Italia (-3,2%) paga pegno la Lega, che scende dall’8,9% all’8,1% mentre un modesto premio viene assegnato a Forza Italia, dall’8,6% al 9,1%.

Come interpretare queste tendenze? Forse le posizioni più estreme (e caotiche) della Lega spostata sulle posizioni del generale Vannacci non paga, e forse anche l’elettorato di Fratelli d’Italia vorrebbe vederne accentuato il profilo moderato di Democrazia Cristiana dei nostri turbolenti anni: il progresso senza l’ombra di avventura.

Nel campo largo, se gli astenuti vogliono politiche populistiche, si rivolgono direttamente all’originale, al Movimento 5 Stelle in crescita dal 13,5% al 16,1% venendo ad insidiare da vicino la guida della coalizione rivendicata da un Partito Democratico i cui consensi calerebbero dal 21,6% al 18,3%. Anche uno spostamento verso posizione di sinistra più conclamata non paga, perché i consensi allora vanno ad AVS, in crescita dal 6,3% al 6,9%.: marginali sono i progressi dei cespugli Italia Viva e Più Europa, assolutamente ininfluenti sulla direzione di marcia del Campo largo e nel quale non si comprende quale ruolo possano avere.

Appare evidente a chi scrive che il gruppo dirigente attuale ha rinchiuso il Partito Democratico, nato per l’incontro tra culture politiche e visioni della società diverse, in una bolla identitaria dalla quale appare incapace di uscire. Servirebbe una proposta politica capace di parlare alle masse popolari, sarebbe stata la raccomandazione di un tempo che fu.

Al di fuori dei due schieramenti, e forse proprio perché ne sono al di fuori, gli astenuti premierebbero Azione, con un incremento dal 3% al 4,2%: anche qui si avverte la debolezza di proposta politica e di una leadership fortemente personalizzata: potrebbe rappresentare il nucleo attorno al quale realizzare una aggregazione riformista?

Un caveat finale: una riforma elettorale esclusivamente mirata ad assicurare la governabilità attraverso l’attribuzione del ruolo di guida delle due coalizioni opposte a Fratelli d’Italia e al Partito Democratico, sbarazzandosi dell’incomodo degli alleati, non farebbe altro che accentuare il distacco tra classe politica (meglio sarebbe dire  la casta dei politici) e gli elettori, che alla fine potrebbero presentare un conto salato per tutti, in primis per la democrazia italiana.

.

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Apertura, Politica

Info Luciano Pallini

Laureato in Economia e commercio all’università di Firenze con il massimo dei voti e la lode, Luciano Pallini è stato dal 1970 al 1975 responsabile dell’Ufficio studi del Comune di Pistoia. Qui, dal 1975 al 1988, ha ricoperto diverse cariche elettive. Già componente del consiglio di amministrazione dell’Irpet e della S.a.t. “Galileo Galilei” di Pisa, svolge da trent’anni attività di consulenza alle imprese e di ricerca economica. Attualmente svolge attività di coordinamento del Centro studi Ance Toscana e del Centro studi della Fondazione Filippo Turati. Presiede inoltre l’associazione E.s.t. (Economia società territorio) con la quale realizza progetti di sviluppo basati sulle risorse locali, in particolare i beni culturali.

Post precedente:LO STALLO IRANIANO
Post successivo:“CRAXI: RIFORMISMO, EUROPA, INGIUSTIZIA”  

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luigi Marchetti

    22 Gennaio 2026 alle 08:02

    Articolo molto interessante. Gli scenari delineati in caso di obbligo di voto andrebbero maggiormente approfonditi, si entra in un ambito ipotetico.
    L’immagine di bolla identitaria in cui è chiuso il PD è largamente condivisibile.
    Una proposta politica, da parte del PD, che parlasse alle masse popolari è aleatoria, attualmente. Le “masse popolari” sono molto diversificate, una buona parte di loro vota a destra; il PD è il partito del ceto medio e medio-alto, dovrebbe allora cambiare prospettiva, insistere meno sul mondo dei diritti individuali e tornare al mondo dei bisogni, un cambiamento molto improbabile.
    Mi è oscura la considerazione finale: “una riforma elettorale esclusivamente mirata ad assicurare la governabilità attraverso l’attribuzione del ruolo di guida delle due coalizioni opposte a Fratelli d’Italia e al Partito Democratico, sbarazzandosi dell’incomodo degli alleati, non farebbe altro che accentuare il distacco tra classe politica (meglio sarebbe dire la casta dei politici) e gli elettori, che alla fine potrebbero presentare un conto salato per tutti, in primis per la democrazia italiana.” A quale riforma elettorale si riferisce? Quale ruolo di guida delle due coalizioni si sbarazzerebbe “dell’incomodo degli alleati”?

    Rispondi
  2. luciano

    22 Gennaio 2026 alle 09:29

    Mi riferisco alle ipotesi più o meno dettagliate che tendono a incentivare la formazione di coalizioni contrapposte attraverso sostanziosi premi di maggioranza. E l’ipotesi non dispiace né a Giorgia Meloni né ad Elly Schlein.. soprattutto se sullo scheda si scegliesse di indicare il o la candidata premier. Questa soluzione metterebbe sotto scacco i partiti minori, chiaramente.
    Grazie dell’attenzione

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.