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GERMANIA

Una conferma di una tendenza della politica, che magari non piace ma c’è: i personaggi nuovi si consumano rapidissimamente

di Franco Bortolotti | 25 Febbraio 2025

Un primo elemento di riflessione è la definitiva crisi del tradizionale bipartitismo socialdemocratici-democristiani. Sommati i due partiti (SPD e CDU/CSU) erano a circa il 50% dei voti alle ultime elezioni, adesso sono al 45%. Troppo poco per un sistema bipartitico o anche bipolare. Non mi sembra nemmeno che ci siano molti spazi per un nuovo bipartitismo fra i due partiti arrivati in testa: anche loro, sommati, non superano il 50% dei voti, ma, nelle aree urbane, prendono solo un terzo dei voti. Certo, poi c’è l’effetto maggioritario della soglia di sbarramento, per cui SPD e CDU/CSU hanno più del 50% dei seggi (non li avrebbero se solo un altro partito avesse superato la soglia). Inoltre una sentenza della Corte costituzionale rende incombente una riforma elettorale che probabilmente dovrà imporre una revisione verso il basso della soglia del 5%. AFD e CDU occupano uno spazio troppo vicino per rimanere a lungo contrapposti; non è impossibile che AFD sia “riassorbita” dal partito rivale (o al limite accada il contrario). Di certo ci saranno pressioni da parte di Trump perché il governo scivoli nelle mani di questi due schieramenti, destra (AFD) e centrodestra (CDU-CSU)si orienti su questi due soggetti. Merz poi appartiene alla scuola di pensiero di Schauble, quella che ha imposto alla più possibilista Merkel la “terminazione” dell’esperimento greco di Tsipras-Varoufakis, e, data l’impostazione ultraliberista di AFD, il personaggio è adatto ad una “riforma” trumpiana del tradizionale quadro renano-collaborativo del capitalismo tedesco.

Possono essere fatte alcune elaborazioni a sfondo territoriale, a partire dalla tradizionale divisione Est/Ovest. Nella quale Berlino però è intrinsecamente un’area mista, o qualcosa di più. Poiché tutti parlano della contrapposizione elettorale fra metropoli e resto del paese (non solo a livello tedesco ma anche francese, britannico, italiano….), possiamo formare un aggregato fra Berlino, i due lander urbani (Brema e Amburgo), e le due municipalità di Monaco di Baviera  e Francoforte sul Meno, isolando il dato dei maggiori sistemi urbani, che d’altronde hanno caratteristiche socio-economiche comuni, indipendentemente dal loro intorno. Il resto della tradizionale Germania Ovest può essere diviso in due, separando i lander meridionali dal resto della Germania centro-nord-occidentale. Abbiamo così Baviera (senza Monaco) e Baden Wurttemberg, che sono l’epicentro dello sviluppo e della tecnologia tedesca degli ultimi quarant’anni (prima al contrario erano aree meno sviluppate e più agricole del centro-nord). Rimane il resto della Germania Ovest (anzitutto la Ruhr), con caratteristiche più “industriali tradizionali”.

Variazione in migliaia di voti 2021-2024

Le tendenze sono abbastanza omogenee, ma su un dato di partenza molto differenziato. AFD ha all’est il triplo dei voti rispetto alle metropoli, dove è solo la quarta forza. Ma nella ex DDR ha il doppio del concorrente più vicino (CDU, 36% a 19%), e si attesta poco sotto al 20% nei lander dell’ovest. La CDU-CSU, che arrivava vicino al 50% nei lander del Sud, vi è ancora forza prevalente, ma con non più del 35% (e abbiamo tolto Monaco, dove è tradizionalmente forte la Spd). Per essere forza dirigente, CDU è debole nelle metropoli (21%), dove è prima, ma in un contesto di equilibrio (a Berlino Linke è inaspettatamente il primo partito, pur avendo perso voti grazie a un “sorpasso in discesa”). SPD continua ad essere al terzo posto nelle metropoli, superata anche dai Verdi, e tallonata dalla Linke. Nella parte settentrionale della ex BRD, la SPD ha solo il 20%, ma questo è il suo punto di forza. I verdi continuano la loro tradizionale configurazione (al di fuori dei dati qui resi, hanno punti di forza nelle piccole città universitarie dell’Ovest), con un punto di riferimento nelle metropoli, dove arrivano al 19%. I liberali non hanno convinto nel loro punto di forza meridionale, e si fermano al di sotto della soglia del 5%, e anche di BSW (cui mancano 15mila voti). Quest’ultimo, nonostante le apparenze, ha avuto un buon risultato ad Ovest, non troppo distante dallo spazio che aveva la Linke nelle precedenti elezioni, e dunque ha superato lo status di partito regionale. Ma è stato “tradito” dalle regioni dell’est, dove il 10% è il risultato più alto, ma inferiore alle aspettative e, di molto, al voto europeo. I democristiani (CDU-CSU) hanno guadagnato una quota del 6% al sud, del 4% all’Ovest, poco ad est e nelle metropoli. In valori assoluti, guadagnano un milione e mezzo di voti ad Ovest e un milione a sud. I socialdemocratici perdono sopratutto a Est (-14%, quasi un milione in meno), ma anche a Ovest (quasi -10%, e quasi due milioni di voti assoluti in meno). Al sud perdono ottocentomila voti. AFD guadagna 2,5 milioni ad Ovest, quasi 1,5 a Sud e oltre 1,2 a Est. Diventa quindi un soggetto politico nazionale e non regionale di importanza primaria. I liberali perdono omogeneamente il 6%, ma l’8% nel Sud. I verdi perdono il 5% nelle metropoli e il 3% a NordOvest, ma nelle altre due aree già avevano una spazio modesto. E veniamo alla sinistra. Inaspettatamente Linke -pur avendo subito la scissione di BSW- accresce notevolmente i consensi, nonostante la concorrenza della lista di Wagenknecht (appunto BSW),che com’è noto si è fermata dello 0,03% sotto la soglia. Entrambe le forze sfondano nella Germania di NordOvest, con una crescita di poco più di un milione la Linke e di poco meno di un milione BSW. Equamente diviso anche il vantaggio di ottocentomila voti nel Sud, mentre ad Est la crescita di BSW è di ottocentomila e quella di Linke (di cui ci si aspettava un crollo, fino a due mesi fa) di oltre 300mila.

Sui flussi elettorali che hanno condotto a questo risultato, rimando ai dati specifici su DW (Deutsche Welle), ma, in breve la SPD ha ceduto 2 milioni ai democristiani, un milione alle due liste di sinistra e 700mila ad AFD. I liberali hanno perso due milioni a favore di CDU/CSU e un milione verso AFD. I Verdi hanno ceduto 700mila voti alla Linke e 500mila a CDU o AFD. La CDU/CSU ha guadagnato sì da liberali e socialdemocratici, ma ha ceduto un milione di voti all’estrema destra di AFD. C’è stato anche un certo ritorno al voto degli di astenuti: due milioni sono tornati a votare per AFD, 900mila per CDU/CSU, e fra 3 e 400mila per Linke e Bsw (un po’ di più per quest’ultima).

Dopo le elezioni europee era attesa una disfatta di Linke ed un trionfale ingresso di BSW: invece è successo il contrario. Ho l’impressione che da una parte non abbia giovato a BSW la controversa posizione sulla legge sull’immigrazione proposta da Merz che mirava ad aprire un dialogo (ostacolato dalla Merkel) con la destra di AFD; intendiamoci la legge sull’immigrazione era un ballon d’essai, tanto per posizionarsi, con poco di concreto (tipo fissare dei termini più stringenti per alcune operazioni burocratiche, o destinare maggiori forze di polizie al controllo delle frontiere: quei provvedimenti che “segnalano” agli elettori ma non portano a nulla); su un punto almeno, SW penso che abbia sbagliato, approvando gli ostacoli ai ricongiungimenti familiari (misura di integrazione) dei richiedenti asilo; ma d’altronde in Italia non credo che un richiedente possa chiedere il ricongiungimento se non è ancora stato riconosciuto profugo politico).  Osservando i post della Wagenknecht, ho notato che, dopo il respingimento della legge per cui ha manovrato la Merkel, gli ultimi giorni è andata piuttosto di sfuggita sul tema, alcuni suoi autorevoli sostenitori hanno mantenuto un silenzio tombale sull’argomento, e gruppo parlamentare di BSW si è diviso. La propaganda BSW sull’aumento delle spese militari e la diminuzione delle spese sociali non è bastato. Poi, non credo che abbia avuto gran successo il discorso teorico di SW contro il “ceto medio laureato” che fa asse sulla “politica dello stile di vita”. Qui bisognerebbe entrare in un discorso sulla struttura sociale, il suo rapporto con la politica e con i valori, che si pone in modo piuttosto differente rispetto all’Italia, ma non è la sede. Però dare l’impressione di presentarsi come il partito dei lavoratori tradizionali, dei ceti medi tradizionali e dei lavoratori dei servizi (solo se si sottraggono all’egemonia neoliberale dei laureati) non sia particolarmente produttivo di consenso. In Germania ormai il 30-40% dei giovani è laureato, meno che in Francia o Spagna, ma molto più che in Italia (fra l’altro, credo che ancora il consenso a Bsw venga ancora più dai laureati che dagli altri); la destra può orgogliosamente presentarsi come partito dei buzzurri, la sinistra non funziona. Infine una conferma di una tendenza della politica, che magari non piace ma c’è: i personaggi nuovi si consumano rapidissimamente: la Wagneknecht ha funzionato alle europee dello scorso giugno, oggi però, inopinatamente, un nuovo personaggio della Linke (una giovane tiktoker) funziona di più. Scholz funziona meno di tutti, per ora il binomio della destra AFD Waidel-Hock, una soave e pacifica lesbica e un duro sospettabile di simpatie neonazi, funziona.

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Pubblicato in : Apertura, Esteri, Politica

Info Franco Bortolotti

Pensionato, già Coordinatore scientifico di Ires Toscana (istituto di ricerche della Cgil Toscana) fino al 2020, è stato docente a contratto di Economia Urbana e Regionale presso Università di Firenze e ricercatore presso Cesvit-Agenzia per l’Alta Tecnologia di Firenze. Ha curato la pubblicazione, fra gli altri di “Il mosaico e il progetto”, FrancoAngeli, 1994, Quale innovazione nel settore pelle. FrancoAngeli, 2005 (con M. Batazzi e G. Simoni), Lavoro in Toscana: composizione ed organizzazione, Edizioni Plus, 2008, La partecipazione politica e sociale tra crisi e innovazione. (con C. Corsi), Ediesse, 2012.

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