Si sa, non è mai bello sparare sulla Croce Rossa. Già durante la Grande Guerra gli inglesi usavano “to shoot at the Red Cross” per dire di un comportamento sleale. Ma è difficile salvarsi dalla tentazione, di fronte alle sabbie mobili in cui sta affogando la sinistra italiana. Dovendo, a termini costituzionali, interpretare il ruolo dell’opposizione e proporre un’alternativa, il “campo largo” sembra fare di tutto per restringersi. Come un pullover di cashmere messo ad asciugare al sole.
Oggi una sinistra di estrazione socialdemocratica avrebbe molto da capire e quindi molto da fare, dato un contesto disorientante al cui interno si mischiano i nuovi lavori indotti dall’AI con i vecchi lavori minacciati dall’AI, le mansioni dequalificate occupate dai migranti con le mansioni qualificate che non trovano offerta, i problemi della grande impresa globalizzata con quelli della piccola impresa a vocazione esportativa o invece orientata al mercato interno, il grande buco nero della formazione e dell’istruzione, eccetera. Oggi cioè la sinistra dovrebbe capire dove va il mondo, come trovare un proprio posto all’interno di un simile “contesto disorientante”, come muoversi rispetto alle coordinate che storicamente ne hanno costituito le radici sociali: produzione, produttività, mercato del lavoro, rivendicazioni normative e salariali. Dovrebbe misurarsi con la fine conclamata dei modelli classisti otto-novecenteschi. Dovrebbe dare risposte ideali alla nuova società e fare proposte concrete agli elettori.
Ebbene, nulla di tutto ciò sembra preoccupare la Croce Rossa. Approdata alla guida del Pd per ammodernarne la cultura politica di matrice comunista e popolare, Elly Schlein ha optato, com’è noto, per una torsione progressista, imbarcando nel “campo largo” i populisti del M5s, gli arcaici rosso-verdi, gli spaesati della Cgil. Con la conseguenza che, mentre erano in cantiere scadenze elettorali amministrative e mentre è in cantiere il varo della legge di bilancio, la suddetta compagnia di giro ha pensato bene di concentrarsi sulla celebre flottiglia, sui bambini di Gaza, sul caso Ranucci, sulle “minacce” meloniane alla libertà di parola, ecc. Preparandosi, come fosse l’Armageddon, al referendum sulla riforma Nordio. Un’agenda politica sorda alle trasformazioni sociali e culturali in atto. Una sorta di scimmiottamento del radicalismo ideologico che incendia le minoranze militanti dell’Ivy League. Un futuro sterile.
VA PENSIERO di Paolo Macry
Nagorà 26 ottobre 2025
https://www.nagora.org/capire-dove-va-il-mondo
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OSCAR A PRATO
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