Il partito LIBERALDEMOCRATICO guidato attualmente da Luigi Marattin ha organizzato il 25 ottobre a Prato un incontro con la presenza di Oscar Giannino.
Proviamo a riassumere in estrema sintesi quello che ha detto il noto giornalista.

L’appartenenza ideologica contrapposta a cui assistiamo tutti i giorni è uno dei fattori che radica l’autoritarismo, questo in passato ci ha portato anche alla guerra.
Ci sono in tutti i paesi occidentali segnali preoccupanti.
La nostra destra nonostante alcuni personaggi riprovevoli è comunque molto migliore di quella presente in altri paesi europei e adesso anche negli USA.
Purtroppo questo governo e questa opposizione non sono in grado di affrontare i gravi e decennali problemi del nostro paese.
Per costruire una alternativa al bipopulismo, principale causa della bassa crescita e delle anomalie italiane, bisogna dare più rilievo ai territori.
Dobbiamo proporre una visione alternativa che però deve partire dai dati reali.
La politica deve sempre avere come base la conoscenza dei numeri e la competenza per analizzarli e immaginare una proposta nuova.
La realtà del mondo galoppa mentre noi restiamo fermi.
La produzione in Toscana nel 2024 è cresciuta meno della media nazionale, perché?
La manifattura italiana fa il 95% dell’export nonostante veniamo da 28 mesi di calo della produzione industriale.
Malgrado ciò siamo il quarto paese al mondo come esportazioni superando il Giappone.
La Toscana ha una struttura produttiva particolare, manca la diversificazione presente nelle regioni del nord.
La manifattura toscana fa il 70% del valore aggiunto in 5 province, in ordine Firenze, Prato, Pistoia, Lucca e Arezzo.
Firenze e Prato realizzano il 25% del valore nazionale della filiera della moda.
I settori che hanno perso di più valore negli ultimi due anni sono l’auto e la moda.
Il settore automotive e quelli energivori sono stati distrutti dalle folli regole imposte dall’Europa.
Una Europa incapace di rinunciare agli interessi nazionali in settori fondamentali come la finanza e la difesa.
La crisi del settore della moda incide in maniera preponderante sulla Toscana, chi amministra la regione e le altre istituzioni avrebbe dovuto far presenti ai tavoli nazionali questi problemi.
In Toscana tutti gli indicatori mostrano che esiste un problema di redditi bassi e anche di povertà che però viene calmierata da una solidarietà familiare che si basa sui redditi pregressi.
Negli ultimi 10 anni la ricchezza media delle famiglie Toscane è cresciuta del 3,5% contro una media nazionale del 13%.
La percentuale di cassa integrazione nel settore della moda in toscana è molto superiore alla media nazionale.
Tutto questo deriva da diversi fattori.
Una minore disponibilità all’acquisto soprattutto di beni costosi visto il calo disponibilità economiche delle famiglie.
Una diffusa illegalità poco contrastata.
Errori commessi dai grandi marchi nel non rinnovare la propria strategia commerciale.
Oggi, ad esempio, i giovani non sono interessati al pret a porter, comprano su piattaforma il fast fashion e l’ultra fashion.
Prato è uno dei poli principali di questo nuovo mercato solo che noi l’abbiamo regalato all’illegalità.
È necessario un controllo dei flussi dei tessuti prestampati con i quali si fanno le confezioni di abiti a basso costo, bisogna proporre un metodo efficace al governo e poi costringere l’Europa ad accettarlo.
L’incremento della normativa già in cantiere in Europa graverà moltissimo sulle imprese, soprattutto quelle piccole, ma non su quelle illegali ed extraeuropee, bisogna opporsi in modo netto.
Noi non abbiamo bisogno di più regole ma di più legalità.
I grandi gruppi industriali dovrebbero aiutare la parte bassa delle filiere.
Il sindaco di Prato dovrebbe convocare i responsabili dei primi quattro gruppi della moda non per fare un convegno ma per capire come insieme possono aiutare questo settore.
Affrontare una crisi internazionale a livello locale è difficile.
Per questo bisogna concentrare le energie e acquisire le migliori competenze.
Innanzitutto è necessario efficientare la macchina pubblica.
Prato nella classifica del benessere dei capoluoghi di provincia italiani è 34° su 107 per il 2024 ma per la giustizia e sicurezza è 81°.
Non è solo necessaria una maggiore presenza delle forze dell’ordine.
Aspettare che arrivi alla procura una notizia di reato non è sufficiente, bisogna intervenire in modo preventivo anche attraverso l’amministrazione.
Bisogna che all’amministrazione locale venga attribuito un ruolo maggiore nella gestione preventiva della legalità e sicurezza sul territorio.
Bisogna rendere accessibili al comune tutte le banche dati su imprese ed altre attività come avviene in Europa in modo che il comune abbia un quadro in tempo reale di quello che accade nel territorio a livello economico.
In una realtà con da una forte presenza di imprese gestite da stranieri di prima e seconda generazione è necessario un monitoraggio attento della situazione.
La digitalizzazione e la semplificazione burocratica potrebbero aiutare il lavoro delle imprese.
I servizi forniti da regione e comuni dovrebbero funzionare meglio a cominciare dalla mobilità.
Recuperare risorse dall’evasione fiscale per incentivare le imprese oneste.
Attualmente l’organizzazione dell’Agenzia delle Entrate non è in grado di svolgere questa funzione.
Purtroppo lo spreco dei bonus e la gestione del PRRN hanno dato uno scarso contributo alla crescita del paese.
La Toscana ha appaltato il 90% dei fondi disponibili di cui solo il 3.9 sono stati spesi.
Il problema è che buona parte degli appalti sono andati a enti pubblici o società pubbliche.
Questo limita il contributo dei privati e quindi il fattore di moltiplicazione degli investimenti.
Non riusciamo neanche a spendere i fondi di coesione.
Abbiamo un grande problema di formazione delle nuove generazioni che non sono preparate per affrontare le nuove esigenze del mercato del lavoro.
A livello locale i progetti di formazione sono obsoleti e sostanzialmente inutili.
Invece di riformare la scuola e privatizzare le agenzie di collocamento si continua a parlare di reddito di cittadinanza.
Purtroppo sono 20 anni che la politica è incapace di comprendere e affrontare le sfide di un mondo che è profondamente cambiato.
Se la Cina blocca le esportazioni delle terre rare buona parte della produzione industriale dell’occidente va in crisi.
L’interessi sul debito ci costano 80 miliardi all’anno ovvero 4 punti di PIL e secondo qualcuno dovemmo spendere ancora di più.
La buona politica dovrebbe fare proposte i cui effetti siano definiti numericamente prima della loro implementazione e verificati a posteriori.
Dobbiamo saper parlare agli italiani che stanno peggio e soprattutto ai giovani proponendo una visione che realizzi un miglioramento concreto.
Bisogna che una parte del sistema politico che crede in certi valori si unisca lasciando perdere i personalismi e offra all’elettorato una scelta credibile.
Noi chiediamo il contributo di tutti voi per portare avanti questo progetto.
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