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Bonus o investimenti

All’Italia servono investimenti pubblici per evitare i tanti disastri indotti dai cambiamenti climatici. Non mancano i soldi manca la volontà politica. Si preferisce infatti  puntare sui bonus teorizzati dal nuovo “leader naturale” della sinistra.

di Mauro Grassi | 21 Ottobre 2022

Quest’anno il 2022 è stato particolarmente critico dal punto di vista degli “eventi estremi” naturali. Due sole immagini bastano per il tutto. Il Po ridotto a torrentello in secca per la siccità. Il Misa, nelle Marche a Sinigallia, che diventa in poche ore un “diluvio universale” con morti e danni alla città.

Nulla di nuovo, nulla di imprevedibile. Sono anni che vado in giro per l’Italia, con diversi ruoli e assieme a pochi altri “missionari” dei cambiamenti climatici, a parlare di queste cose. E a dire che ci vuole un Piano acqua per il paese che apra cantieri per opere nuove, aumenti la conoscenza dei fenomeni, intensifichi la manutenzione delle opere e dei territori. Niente. L’opera del Misa costava 35 milioni.

Ci vorrebbero i soldi dicono in molti. Secondo me i soldi sono il problema minore. Ci vuole volontà politica, Governance del Piano (con un “centro intelligente di regia” a Roma) e qualche aggiustamento nell’apertura dei cantieri. Tutto fattibile.

Ma veniamo ai soldi. Un piano serio per l’acqua richiede dai 3 ai 5 miliardi in più per trenta anni. Sembra tanto ma non è così. Se prendiamo l’intero sistema economico dal 2010 al 2019 abbiamo fatto investimenti per 41.5 miliardi all’anno. Nel 2020/2021 la media si è alzata a 46.6 miliardi. Basta pensare che se portassimo gli investimenti fissi al 3,5% del Pil (la quota “giusta” per un paese con un certo ritardo infrastrutturale) l’investimento potrebbe salire a 62 miliardi. Quindi lo “spazio” economico finanziario nel paese c’è.

Ma vediamo invece, sempre in tema di investimenti, dove è “battuto il cuore” dei nostri governanti. La voce “altre spese in conto corrente” considera trasferimenti dello stato a imprese e famiglie per loro investimenti privati. Legittimi e anche utili. Ma privati. Vi vengono in mente i bonus? Ci siete!

Bene in media dal 2010 al 2019 questa spesa ha raggiunto i 20, 5 miliardi. Negli anni 2020 e 2021 questa media è balzata a 51,1 miliardi. Oltre 30 miliardi in più. Cioè lo Stato ha speso per favorire “investimenti privati” 51,1 miliardi e per investimenti pubblici 46,5 miliardi. Ed intanto il PO andava in secca e il Misa mieteva vittime.

Ovviamente la “mente politica” di questo “scempio” è oggi considerato, da sé stesso e da una quota, a mio avviso eccessiva, di italiani, il “leader naturale” della sinistra. “O tempora, o mores”.

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Pubblicato in : Politica

Info Mauro Grassi

Mauro Grassi. Nato e residente a Firenze. Laureato in statistica e in economia a pieni voti. E’ stato Direttore di ricerca all’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana) fino al 2000. Quindi Direttore Generale della Regione Toscana fino al 2011. Dopo una breve esperienza di Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica al Comune di Livorno ha svolto dal 2013 incarichi di direzione presso il Ministero delle Infrastrutture e la Presidenza del Consiglio (Direttore di #Italiasicura). Attualmente svolge attività di Consulenza in campo ambientale.

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