
Daniela, chi sei e da dove nasce il progetto ALTHEA?
…
È una domanda che qualche anno fa avrei affrontato parlando del mio lavoro. Oggi credo che la risposta sia più ampia. Sono un’insegnante dal 2007, ma il mio percorso professionale non è iniziato nella scuola. Prima ho lavorato in contesti molto diversi: consulenza di direzione, marketing bancario, pianificazione finanziaria. Poi lo Stato mi ha chiamata a ricoprire il ruolo per cui avevo vinto un concorso anni prima e da allora la scuola è diventata una parte importante della mia vita.
Nel tempo ho assunto incarichi che mi hanno permesso di osservare le persone da prospettive differenti: formazione dei docenti, orientamento degli studenti, educazione civica, progettazione europea e mobilità Erasmus+. A tutto questo si è aggiunta l’attività di formatrice con Tecnica della Scuola. Attraverso webinar e corsi incontro ogni anno centinaia di insegnanti. Ed è proprio lì che ho iniziato a vedere qualcosa che mi ha fatto riflettere profondamente.
Che cosa hai visto?
Ho visto tanta competenza, tanta dedizione e tanta passione. Ma ho visto anche persone stanche. Persone che si sentono sole, sotto pressione, spesso in difficoltà nel gestire relazioni complesse, emozioni intense, conflitti e momenti di scoraggiamento.
Molti docenti mi scrivono dopo i corsi dicendomi che le mie lezioni li hanno aiutati a ritrovare energia, fiducia o nuovi strumenti per affrontare il loro lavoro. Ogni volta ne ero felice, ma dentro di me cresceva una domanda: possibile che le persone abbiano così pochi spazi per prendersi cura di sé?
È da qui che nasce il tuo interesse per il benessere?
In parte sì. In realtà è un interesse che mi accompagna da molti anni. Nel 2006 ho iniziato il percorso come Facilitatore con Pino De Sario, un’esperienza che ha cambiato il mio modo di leggere le relazioni umane.
Successivamente ho approfondito gli studi conseguendo un Master in Neuroscienze, Mindfulness e pratiche contemplative, presso l’Università di Pisa. Più studiavo e più trovavo conferma che il benessere non dipende solo dalle condizioni esterne. Dipende molto dalla qualità del rapporto che abbiamo con noi stessi, dalle nostre abitudini mentali, dalla capacità di ascoltarci e di trasformare ciò che ci fa soffrire.
C’è stato un momento decisivo?
Sì. Due anni fa ho attraversato un percorso personale che mi ha portata a sperimentare l’ipnosi. Non ne parlo come studiosa, ma come persona. Per me è stata un’esperienza profondamente trasformativa. Mi ha aiutata a sciogliere nodi che da sola non riuscivo ad affrontare, a ritrovare energia, serenità e una nuova fiducia nelle mie risorse interiori.
Anche il mio rapporto con il corpo è cambiato in modo naturale, senza imposizioni e senza lotte. Mi sono resa conto che esistono strumenti, molto più potenti di quanto immaginiamo, per favorire il cambiamento. È stata una scoperta che mi ha colpita profondamente.
È qui che entra in gioco Antonio Allegretta?
Sì. Antonio è il professionista che mi ha accompagnata in quel percorso. Quello che mi ha convinta non è stata soltanto la tecnica che usa. È stato il modo in cui lavora: l’ascolto, il rispetto dei tempi della persona, l’assenza di giudizio, la capacità di vedere le risorse presenti anche quando chi gli sta davanti fatica a riconoscerle.
Nel tempo è nata una stima profonda e una visione condivisa. Entrambi crediamo che molte persone possano stare meglio di come stanno oggi e che il benessere non possa essere un privilegio per pochi. Da questa convinzione è nata l’idea di costruire qualcosa insieme.
E quel qualcosa si chiama ALTHEA.
Esatto. ALTHEA è il tentativo di trasformare una convinzione personale in un progetto collettivo. Non volevamo creare l’ennesima associazione che organizza eventi. Vorremmo contribuire a costruire una comunità più consapevole, più dialogante e più capace di prendersi cura delle persone.
Una comunità in cui si possa parlare di emozioni senza vergogna, affrontare i conflitti senza aggressività, chiedere aiuto senza sentirsi deboli.
Una comunità che investa sulle competenze relazionali e sul benessere umano con la stessa serietà con cui investe sulla formazione professionale.
Se dovessi riassumere il sogno che c’è dietro ALTHEA?
Lasciare un seme. Non un monumento, non un’organizzazione costruita attorno a una persona.
Un seme. Qualcosa che continui a crescere nella comunità anche in futuro.
Mi piacerebbe che ALTHEA diventasse un luogo in cui le persone possano incontrarsi, sentirsi accolte e ritrovare fiducia. Un luogo dove sia possibile fermarsi, riflettere, dialogare davvero, senza la fretta di avere ragione e senza la paura di essere giudicati.
Viviamo in un tempo in cui siamo continuamente connessi, ma spesso profondamente soli. Credo che molte persone abbiano bisogno di spazi in cui poter condividere esperienze, ascoltare e ascoltarsi, comprendere meglio ciò che accade dentro di sé e nelle proprie relazioni.
Per questo ALTHEA non nasce soltanto per offrire corsi o incontri. Nasce per creare occasioni di crescita umana. Un luogo deve si può essere accompagnati a riconoscere le risorse che già possiedono.
Vorrei che chi partecipa a un nostro evento tornasse a casa con qualche strumento in più, ma soprattutto con uno sguardo nuovo. Uno sguardo più consapevole su di sé, sulle persone che ama, sui conflitti che vive, sulle possibilità che ancora non riesce a vedere.
Perché quando comprendiamo meglio le dinamiche che guidano le nostre emozioni e le nostre relazioni, spesso cambia qualcosa di profondo. Non necessariamente il mondo attorno a noi, ma il modo in cui lo abitiamo.
E quando una persona sta meglio con se stessa, quasi sempre stanno meglio anche le persone che le sono accanto. Se ALTHEA riuscirà a favorire, anche solo in piccola parte, questo processo di consapevolezza, dialogo e benessere condiviso, allora sentirò di aver fatto, per la mia comunità, qualcosa di importante.
…


IL PENSIERO CONFORME, PER UNA CRITICA COSTITUZIONALE DEL POLITICAMENTE CORRETTO
Ho conosciuto e frequentato Daniela e – come si augurava lei – sono tornato dalle occasioni di formazione con uno sguardo diverso, lento e sereno
Grazie Maurizio, il tuo commento mi dà gioia e conforto.