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Le due Leghe

Sempre più evidente, all’interno della Lega, la contrapposizione fra Giorgetti, esponente di punta del vecchio partito bossiano, e Matteo Salvini che privilegia l’asse con Di Maio. Al segretario leghista l’aiuto, insperato, dei NO-TAV.

di Daniele Marchetti | 26 Luglio 2019

Non c’è dubbio: i NO TAV, i contestatori anarchici dell’alta velocità Torino-Lione (e non solo), lavorano per Salvini.

Anche l’ultimo episodio accaduto l’altra notte presso Firenze con l’incendio di alcune cabine di comando all’altezza della stazione ferroviaria di Rovezzano ed attribuite alle frange “anarchico-insurrezionalistiche” costituisce un forte aiuto (insperato ma alquanto prezioso) per l’azione politica del Ministro dell’Interno, non tanto nella sua veste di tutore dell’ordine pubblico, quanto, piuttosto, nella sua -più scomoda- azione di leader del Carroccio.

Negli ultimi tempi, con una crescente ed ingombrante visibilità, è apparsa nella Lega una linea politica chiaramente alternativa al “nuovo Carroccio”. Non sensibilità politiche diverse, come si addice ad un grande partito (secondo i sondaggi il primo in Italia), bensì, interessi diversi, obiettivi diversi. Mete e strategie politiche decisamente alternative rispetto alla linea “governativa” incarnata dall’inquilino del Viminale.

Non una corrente delle tante che albergano nei partiti italiani, ma l’emergere di una volontà che a più riprese ha evidenziato la sua diversità: sui “mini-bot” (trovata del salviniano Borghi liquidata con una battuta al veleno da Giorgetti), sul prosieguo della legislatura (dopo il successo alle amministrative e alle europee) ed adesso sull’autonomia regionale.

Una volontà che ormai non fa più mistero di se stessa e che anzi, attraverso il suo “portavoce” Giancarlo Giorgetti, ha addirittura aperto un canale di confronto diretto con il Quirinale.

L’inconsueta quanto fantasiosa salita al Colle del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (e numero due della Lega) per comunicare -si è detto- la rinuncia alla candidatura per la Commissione europea è parsa subito sospetta in via Bellerio.

Certe rinunce -si fa notare non senza rancore- solitamente si vergano in note ufficiali oppure si comunicano privatamente concordando, nel caso, una strategia comunicativa specifica. A meno che non si voglia impartire un chiaro segnale politico.

E l’idea di Giancarlo Giorgetti di conferire direttamente e riservatamente con il Presidente della Repubblica assieme alla successiva ed altrettanto tempestiva (il tutto si è svolto nel giro di una serata) rinuncia di Matteo Salvini a salire al Quirinale, appaiono non dei semplici segnali ma veri e propri “avvisi” politici contrapposti.

Da un lato la “Lega nord” sostenuta dai Governatori di Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e guidata dal camaleontico (bossiano, poi maroniano quindi salvianiano e adesso zaiano) ed abile Sottosegretario di Palazzo Chigi e dall’altro il combattivo “capitano” Ministro dell’Interno assediato come non mai dall’interno e dall’esterno.

Un quadro magmatico che gli attentati No Tav rischiano di stabilizzare più di ogni altro elemento imponendo come priorità l’ordine pubblico e lo sblocco delle opere (ecco perché Salvini negli ultimi giorni è tornato a chiedere un cambio del Ministro delle Infrastrutture che prima o poi arriverà) e relegando in secondo piano l’autonomia differenziata. Tema che Lega “a vocazione nazionale” non può permettersi e che potrebbe rappresentate per Salvini, sul fronte esterno, un pericoloso tallone d’Achille per facili campagne denigratorie e, sul fronte interno, la vittoria per i suoi competitor.

Alternative che ben valgono l’asse con Di Maio, la prosecuzione -senza colpo ferire (è di queste ore la notizia che la Lega è disposta a rinunciare anche “a qualche poltrona importante” ovvero al candidato alla Commissione europea)- dell’esperimento Conte e l’isolamento del fronte nordista.

 

 

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Pubblicato in : Politica

Info Daniele Marchetti

Daniele Marchetti (Lucca, 1965) risiede a Firenze. Laureato in scienze biologiche, specializzato in epistemologia nell’Università di Pisa e perfezionato in bioetica e biotecnologie nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana. Già ricercatore nell’Università di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del ministero degli Esteri, nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di dirigente, una segreteria istituzionale. Dal 2010 è stato responsabile dell’ufficio stampa di un gruppo consiliare.

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