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Per una nuova sinistra delle libertà

Appello di Marco Mayer e Valeria Fargion per la nascita di una sinistra moderna e al passo con i tempi, lontana dalle  nostalgie catto-comuniste e dal moderatismo del centro.

di Redazione Solo Riformisti | 23 Dicembre 2022

Ci sono alcuni tabù della sinistra che nessuno fino a oggi  ha avuto il coraggio di smantellare.  Il più importante riguarda la pace e la non violenza.

E’ grave che quasi nessuno ricordi un dato di realtà. Da 70 anni non ci sono state guerre tra stati democratici né in Europa né nel mondo.

Ciò significa che le libertà civili, la divisione dei poteri,  lo  stato di diritto e la democrazia politica servono a prevenire violenza e conflitti armati.

Il paradosso è che questa grande virtù della democrazia  è ignorata da una parte della sinistra  pacifista.  Al contrario essa tende ad  adottare  due pesi e due misure.

Quando nel 2003  gli Stati Uniti hanno invaso l’ Iraq la sinistra pacifista ha  protestato (giustamente) nelle piazze di tutte le città europee e i balconi si sono riempiti di bandiere arcobaleno.

Quando la Russia, invece,  ha invaso  l’ Ucraina il movimento pacifista non ha organizzato una mobilitazione  paragonabile né per ampiezza  né per durata.  Come se non bastasse alcuni dei loro leader  hanno incolpato  la NATO, legittimando le bugie di Putin e le sue campagne di disinformazione.

Anche Papa Francesco, pur ribadendo l’  importanza primaria di lavorare per la pace,ha valorizzato  l’ amor di patria con cui il popolo ucraino combatte per la libertà e l’ indipendenza del proprio paese.

Il  diritto di difendere la propria libertà (a livello internazionale e interno) è  fondamentale  e per  la sinistra dovrebbe essere un   tratto genetico del proprio DNA. Purtroppo non  è cosi , perché  i pregiudizi verso la NATO e gli Stati Uniti sono duri a morire.

Il mondo è cambiato in peggio  negli ultimi dieci anni perché nuove minacce autoritarie si sono  profilate all’ orizzonte.

All’ inizio del millennio nessuno aveva previsto i processi di restaurazione autoritaria che si sono  progressivamente consolidati a Mosca e Pechino.

C’ é una  domanda che tutti dovremmo porci. Perché  Finlandia e Svezia (paesi che per  decenni hanno rivendicato con orgoglio la propria neutralità)  vogliono entrare il prima possibile nell’ Alleanza Atlantica?

La sinistra deve dire cosa pensa di Russia e Cina e non deve temere  di  disturbare il manovratore. Non si puo’  ignorare la rilevanza degli  interessi geoeconomici e geopolitici,  ma tutto ha un limite.

Perché’ la sinistra italiana ed europea non si mobilita in massa per difendere le donne iraniane,  gli studiosi e gli attivisti di Memorial nella Federazione Russa , gli studenti universitari di Hong Kong, gli operai di Shangai, le donne uigure dello Xinkiang?

Oggi è  di moda affermare che la sinistra deve fare la sinistra. Fare la sinistra significa stare con Memorial o con Gazprom? Sostenere  i  ragazzi di Hong Kong o accodarsi alla Via della Seta?

Il trasformismo di Giuseppe Conte – coniugato alla cultura nostalgica di Goffredo Bettini e di Massimo D’ Alema,  ripropone una area di  matrice catto-comunista che ha fatto il suo tempo.

Sul fronte opposto, Calenda e Renzi con il Terzo Polo cercano di ricreare  un centro moderato capace di interloquire con la destra conservatrice di Giorgia Meloni.

In questo scenario e rispetto alle forze reazionarie  e della conservazione oggi in campo  è necessario costruire  una ” nuova sinistra delle libertà”. Come?

Prima di tutto occorre  riprendere la fondamentale  distinzione tra libertà da e libertà di efficacemente richiamata da Norbero Bobbio nelle pagine della Treccani:

https://www.treccani.it/enciclopedia/liberta_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/

La sinistra delle libertà deve combattere contro i tanti rischi e le tante paure  che attanagliano il  mondo, rivendicando libertà dalle carestie, dalla povertà, dalle pandemie, dai guasti del cambiamento climatico, dalla sorveglianza tecnologica di massa.

E al tempo stesso deve riaccendere i riflettori sulle discriminazioni e sulle repressioni violente che insanguinano i tanti regimi autoritari e semiautoritari che oggi dominano il mondo, facendosi paladina delle  libertà civili e dei diritti sociali per tutti e per ognuno.

La sinistra delle libertà deve prendere finalmente atto del fallimento delle presuntuose ricette neo liberiste (fallimento riconosciuto perfino dal fondatore di google, Eric Scmhidt..) e aprire un nuovo orizzonte (il binomio democrazia+welfare)  in cui  in cui la politica torni centrale.

Siamo consapevoli che quanto scriviamo appartiene alla dimensione del dover essere, ma una nuova bussola ideale ci vuole per non restare prigionieri del passato.

Ci auguriamo che gli imminenti congressi del PD e di +Europa – in nome di una nuova  sinistra delle libertà – possano consentire ai rispettivi partiti di  riprendere il ruolo culturale e politico  che hanno avuto nelle democrazie del novecento.

I partiti hanno perso da tempo  la capacità di rispondere ai bisogni concreti e alle  domande ideali.  La sfida dei congressi sarà quella di offrire nuovamente ai giovani lo stimolo a rivalutare l’ importanza cruciale della politica per poter affrontare efficacemente le sfide contemporanee.

Serve lanciare un messaggio forte che riaccenda innanzitutto nei giovani, ma non solo, la voglia di impegnarsi in  politica. Una politica intesa come passione civile disinteressata e come strumento capace di tradurre gli ideali in pratica quotidiana.

Una ultima notazione. Non basta combattere per liberare le persone, (far leva sulla  paura è la strategia costantemente  perseguita dalle destre  populiste), è la sinistra stessa che deve scrollarsi di dosso la paura della libertà.

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Commenti

  1. paolo blasi

    10 Dicembre 2022 alle 17:57

    condivido l’appello di Marco e Valeria !! e tutti gli esempi riportati
    Un caro saluto e auguri per l Santo natale
    Paolo Blasi

    Rispondi
  2. Carlo Rubini

    11 Dicembre 2022 alle 08:00

    Condivido l’appello, si chiami nuova sinistra o nuova democrazia o terzo polo o nuovo polo, la sostanza è quella indicata nel testo
    Carlo Rubini

    Rispondi

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