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Transizione digitale, pregi e difetti

E’  sbagliato considerare l’ universo digitale come se fosse “il mondo di Alice  nelle meraviglie” come hanno pensato gli inventori del Web e numerosi sociologi alla fine degli anni novanta.

di Marco Mayer | 20 Agosto 2022

Milioni  di tifosi italiani hanno protestato contro la piattaforma DAZN,  la cosidetta “Netflix del calcio”.  Questo  episodio  fa parte  del lato oscuro delle  “società digitali”  in cui siamo immersi.  Sono stato tra i primi ad usare l’espressione “società digitale” rispetto alle tradizionali definizioni  di V’ dominio nella dottrina miltare, infosfera coniata dal filosofo Luciano Floridi,   ecc. Non le giudico sbagliate, ma riduttive.

La dimensione digitale è ormai diventata  trasversale e pervasiva. Al  di là del disastro mediatico nella prima giornata di campionato  di calcio quanto è successo e’ l’ ennesima  riprova che la politica (ed in particolare la sinistra) sbagliano a  considerare la transizione  digitale solo nei suoi aspetti positivi –  peraltro molteplici (come ad esempio  la telemedicina).

È  indispensabile accendere I riflettori anche sulle grandi concentrazioni di potere  favorite dalle tecnologie digitali e tener conto delle opacità, dei rischi e delle conseguenze sulla vita delle persone (nuove dipendenze psicopatologiche comprese).

La dimensione digitale agisce come uno  specchio della società riproducendone tutti i vizi e tutte le virtù. Ma è uno.specchio speciale  che non  riflette passivamente.  Trattasi viceversa di un potente  specchio interattivo in grado di disinformare i cittadini con estrema facilità e comunque peggiorare o migliorare o deformare la realta’ sociale in cui viviamo.

Il caso  DAZN è  l’ennesimoa riprova che e’  sbagliato considerare l’ universo digitale come se fosse “il mondo di Alice  nelle meraviglie” come hanno pensato gli inventori del Web e numerosi sociologi alla fine degli anni novanta.

Nel passaggio dal secondo al terzo millennio chi  aveva colto le contraddizioni della globalizzazione digitale  e finanziaria non sono stato  certo i Clinton, i Blair o il nostro D’ Alema abbagliati dalla visione idilliaca della terza via del sociologo Anthony Giddems.

Uno dei pochi leader mondiali che  nei vertici di Washington e  di Firenze (in cui fu lanciata  la terza via) che  ha colto le enormi contraddizioni che stavano nascendo  e’ Fernando Cardoso – all’ epoca  presidente del Brasile.

Prendo spunto  dal calcio e dal caso Dazn  per  mettere in rilievo che l’ errata  comprensione  dei processi indotti  dalla  globalizzazione digitale e finanziaria ha spiazzato il centro sinistra lasciando campo libero  alla destra populista in Europa e negli Stati Uniti.

Come sostiene  da  anni  Valeria Fargion

http://fino-a-prova-contraria.blogautore.espresso.repubblica.it/2022/01/09/roma-%E2%80%9Crevisiting-eu-africa-relations-in-a-changing-world%E2%80%9D-una-intervista-alla-professoressa-valeria-fargion-universita-di-firenze-part-1/

per la sinistra e i sindacati dei paesi più avanzati “conciliare i diritti dei lavoratori dei paesi ricchi con quelli dei paesi poveri resta ancora oggi la quadratura del cerchio”.

Sui lati oscuri e le opacità della rivoluzione digitale mi limito a ricordare due  autorevoli voci  critiche. Per  le scienze sociali  Alain Tourain e per  le cosidette “hard sciences”  Isaac Ben

La reazione dei partiti politici al caso  DAZN  mi ha deluso perché nessuno ha pensato di scavare in profondità su quanto è accaduto.

Il mancato collegamento con gli stadi non rappresenta semplicemente uno dei tanti sintomi della fragilità  che caratterizza le società digitali in cui siano immersi: l’  insicurezza

In Italia  nessuno si è preoccupato di  chiamare direttamente in causa  il proprietario di DAZN, Lev Blatavnik. Non mi si dica   che (solo per fare un nome) Carlo Calenda data la sua storia manageriale con Luca Cordero di Montezemolo non lo sapesse Eppure basta cercare due minuti su Google per scoprire che a marzo  a Yale gli studenti hanno protestato per le donazioni  al loro ateneo dell’ oligarca che ha costruito la sua  fortuna con le privatizzazioni della Russia post sovietica.

Ecco il link per la curiosità di lettori e tifosi. Criticism sparks over Russia-linked billionaire Yale dono

Non so se le proteste di Yale siano pienamente giustificate.  Ne’  sono in grado di verificare se   Lev Blatavnik sia  stato (o sia ancora) uno degli sponsor di Trump,  Mendeved, Putin e di altri leader politici.

Il giornalismo investigativo italiano dovrebbe quanto meno accendere I riflettori  su DAZN come  un piccolo  segmento del grande impero mediatico, energetico e immobiliare che fa capo a Lev Blatavnik.

È chiaro che se gli italiani fossero stati  informati dai media  non avrebbero protestato  contro una sigla  anonima e impersonale,ma  con una personalita’ potente (quanto controversa ). Non c’ è dubbio che  la comunicazione del loro  disagio sarebbe stata più diretta ed efficace.

I grandi interessi quando operano in rete spesso amano mascherarsi sotto l’ egida di marchi anonimi, criptici e/o seduttivi.  Quanti utenti italiani sanno che il gestore Wind3 e’  al 100% di proprietà di una holding  cinese, idem per i cellulari di  Oppo? Per inciso probabilmente sono   serviti a compensare la crisi  di vendite degli smart phone Huwaei. Chi sa che Fastweb appartiene da anni alla telecom svizzera Swisscom?

Una delle funzioni più importanti del giornalismo di inchiesta oggi è  ( o almeno dovrebbe essere) far sapere ai cittadini chi c’ è dietro determinate sigle.

PS Dimenticavo, ho finalmente trovato una persona molto soddisfatta di #Dazn. Indovina chi? Se vuoi scoprire  perché apri questo link:

Pier Silvio Berlusconi: «Soddisfatti risultati Dazn per Publitalia»

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Pubblicato in : Apertura

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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