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Il “fenomeno” Zaia

Per non morire leghisti le domande da farsi sono anche quelle relative a come contrapporsi alle défaillance di Zaia. Molta concretezza e chiarezza nelle proposte e credibilità. Una proposta “controcorrente”.

di Franco Vianello Moro | 1 Ottobre 2020

Zaia ovvero la bulimia del consenso. Mai nella storia repubblicana un esponente di prima fila aveva messo assieme una quantità di preferenze come quelle che si ritrova il Presidente della Regione Veneto.

I pronostici già lo davano proiettato attorno al 70% ma il risultato finale 76,7% (un plebiscito!) certifica il gradimento dell’elettore nordestino.

Su cui si inserisce pure il risultato di lista. Quella intestata al Presidente raggiunge il 45%, che è la percentuale che si portava a casa la vecchia DC veneta negli anni d’oro. E relega la lista del Capitano ad un miserevole 16,8%. Che qualcosa dovrà pur dire.

Perciò non è che sia un compito facile “fare le pulci” a questo così largo consenso, ma qualcosa bisogna pur cercare di capire delle ragioni di fondo che vanno ben al di là del risultato numerico in sé.

L’uomo, che comunque è al terzo mandato (non è che come l’oligarca russo di riferimento stia puntando alla democratura?), viaggiava, ante pandemia, attorno ad un 50% alto, come direbbero i cronisti delle gare di motomondiale, e già questo sarebbe stato un exploit.

Poi ci si è messo pure il Covid-19 con tutte le paure, con tutte le preoccupazioni, con tutta la buona pratica medico-scientifica della sanità pubblica che il Nostro ha governato con maestria e con gran senso della comunicazione.

E allora booom! Siamo al risultato odierno.

Che appunto è frutto di questo clima, di questa contingenza, di questa sapienza.

E che regredirà, inevitabilmente. Come tutti i boom registrati in occasioni precedenti in cui l’unica certezza incontrovertibile è la parossistica mobilità dell’elettorato. Sempre alla ricerca dell’uomo forte.

Succederà col passare del tempo e con il degradare dell’emergenza sanitaria perché cure, terapie e vaccini sono infatti in una fase di veloce work in progress, e allora anche questa pandemia sarà messa nel dimenticatoio, sicuramente almeno sul fronte mediatico.

Come è nelle cose della storia dell’umanità.

Che se fosse per i millenaristi, per i molti variegati terroristi della paura, per i talebani della salute, per gli ansiogeni e gli a-scientifici cosa sarebbe dovuto succedere in altri momenti storici della vita dell’uomo, quante altre volte la razza umana avrebbe dovuto estinguersi?

Eppure non solo siamo ormai più di 7 Miliardi su questo pianeta, ma abbiamo a disposizione uno sviluppo sia economico che medico-scientifico che garantisce sufficientemente oltre ogni umana paura.

Siamo tanti anche perché dall’introduzione del WTO più di 1 Miliardo di persone è uscito dalla fame e dall’indigenza, perché in questi ultimi 100 anni sono stati fatti tali e tanti progressi scientifici da debellare malattie prima endemiche e mortali, soprattutto per la popolazione infantile. E anche perché la natalità in molti paesi poveri non viene controllata in nessun modo efficace.

Nonostante tutto questo però l’immortalità non è ancora garantita!

Perdonate la digressione ma è solo per dire che in questo frangente, con questo umore diffuso, una gestione oculata, prudente ma soprattutto supportata da validi medici, virologi, immunologi, igienisti appartenenti alla sanità pubblica veneta, che oltretutto ha un tasso di diffusione territoriale più che accettabile, ha fatto la differenza fra tutto quello che c’era fra il 50% e il risultato di questo 20-21 settembre.

A riprova c’è il risultato di De Luca in Campania, spinto in su anche lui dalla sua prorompente presenza televisiva.

Ma allora il tema è comunque ragionare sul come e sul perché un politico, che indiscutibilmente appartiene alla “Casta”, ora proiettato anche sullo scenario nazionale, sia così popolare ma soprattutto come è possibile che il partito a cui appartiene, fin da quando aveva appena smesso le sue avventure giovanili di “discotecaro”- la tanto mitizzata Lega (Liga Veneta) – riesca a raccogliere un così ampio consenso in questa terra di imprenditoria diffusa.

Libri, trattati, tesi universitarie, pamphlet se ne sono occupati diffusamente, con scarsi risultati di apprendimento da parte dei diversi schieramenti e dei diversi “leader” che si sono cimentati nelle numerose tornate elettorali in contrapposizione a quello che oggi è il più vecchio partito nel panorama politico nazionale.

Qualcuno dice persino che la Lega sia l’unico partito leninista del XXI secolo!

Eppure….

Il consumo del territorio nel Veneto ha pochi paragoni in Italia.

L’annuale rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) sul consumo di suolo nel nostro Paese conferma i (tristi) primati del Veneto nell’utilizzo e nella impermeabilizzazione del suolo e mette in evidenza i mutamenti avvenuti nel corso del 2019.

Il Veneto, con +785 ettari, è la regione che nel 2019 consuma più suolo (anche se meno del 2017 e del 2018), seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404)

Il suolo consumato in Veneto era pari a 227.368 ettari, il 12, 40% del totale, contro una media nazionale del 7,64%.

Eppure ad ogni “pisciata dal cielo” che sia appena sopra la media Zaia è lì ad invocare lo “stato di calamità” e a reclamare aiuti dal fondo nazionale. Senza mettere mano alle vere ragioni dei disastri annunciati.

Vogliamo parlare del sistema economico regionale che è uno dei più dinamici d’Italia?

Anche se sconta, come in poche altre realtà, il mito del “piccolo è bello” che con la globalizzazione diffusa a livello planetario, paga pegno con difficoltà enormi di sopravvivenza.

Legate agli investimenti, alla formazione del capitale umano, alla debolezza finanziaria. E persino al cambio generazionale.

Nel 2019 il sistema economico veneto ha esportato 64,5 Miliardi di euro, il 13,5% del totale nazionale, con un incremento del 1,3% rispetto all’anno precedente. Con 25.762 imprese esportatrici. (Fonte Sistema statistico regionale).

Queste imprese sono correlate al sistema Euro, sono legate in gran parte al sistema produttivo europeo.

Eppure i loro imprenditori, in larghissima parte, votano e sostengono la Lega (e Zaia) che è quanto di più antieuropeista e anti euro si possa trovare in circolazione (anche se il Covid-19 gli ha messo una strizza che… quasi quasi quei soldi e quelle provvidenze europee…).

Valli a capire!

Vogliamo parlare della vicenda del sistema bancario regionale che è andato fallito?

Persino il Consiglio Regionale Veneto ha prodotto una RELAZIONE FINALE, IN ESECUZIONE DEL MANDATO CONFERITO ALLA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI GRAVI FATTI RIGUARDANTI IL SISTEMA BANCARIO IN VENETO con questa premessa:

L’allarme sociale provocato dallo sconvolgimento del mercato bancario in Veneto, per le gravi vicende che hanno coinvolto le così dette “banche del territorio”, ha indotto il Consiglio regionale – in forza dell’articolo 45 della legge statutaria n. 1 del 2012 prevedente il potere d’istituire commissioni speciali d’inchiesta con compiti conoscitivi, fra l’altro, su “fatti e situazioni di rilevante interesse regionale” – a dar vita, con deliberazione n. 17 del 19 gennaio 2016, alla Commissione d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto.

Se n’è occupata anche la Banca d’Italia

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-var-2017/barbagallo-audizione-02112017.pdf

Il risultato, al di là dei “balletti” e delle chiacchiere è che alla fine le vertenze non hanno portato praticamente a nulla per quelli che erano i tanto attesi e promessi ristorni per i risparmiatori.

E molto poco anche sul fronte delle ricadute legali in rapporto ai danni arrecati.

Salvini e Di Maio (quando erano al Governo assieme) a Vicenza in un’assemblea osannante si erano profusi in promesse. Vane e false come un soldo bucato.

Figurarsi poi se non c’era un filo di relazione, anche solo politico, tra la Regione Veneto e i vertici di Banca di Vicenza e Veneto Banca, oltre che con il Governo Giallo-Verde!

Eppure con Zaia ha prevalso la logica delle tre scimmiette

Vogliamo parlare del MOSE?

La cui vicenda giudiziaria ha affossato la giunta di Venezia per le accuse di un reato legato al finanziamento pubblico dei partiti (con quei fondi il Sindaco Orsoni avrebbe finanziato la sua campagna elettorale).

Ma di Galan che si è “imboscato” – si è messo in tasca – svariate decine di Milioni di euro di cui il Nostro è stato Vicepresidente per 5 anni vogliamo dire qualcosa?

Senza che i loro partiti pagassero più che tanto dazio.

Anche qui le tre scimmiette devono aver fatto le veci di Zaia durante tutti quei 5 anni.

E il popolo veneto continua a votarlo, in massa: “che bravo ch’el xe!”

Eppure gli amministratori di Centrosinistra sono in genere dei bravi e competenti amministratori oltre che profondamente legati ai valori della democrazia e della Costituzione.

Deve essere per la paura di tornare a fare la fame come fino a tutto il secondo dopoguerra, o per la paura dei comunisti, che non ci sono più.

Neanche nella Russia di quel campione di democrazia che è Vladimir Putin, elevato pur sempre a punto di riferimento dal Capitano leghista. Il suo (di Zaia) capo indiscusso.

Ai tempi della DC era uguale, ma lì almeno c’era un progetto politico e una ostentata contrapposizione ideologica, da ambo le parti. E c’era ancora il Muro di Berlino.

Qui ed ora rimane un mistero fitto.

Una domanda su tutte per cercare di capire questo atteggiamento.

Che tipo di società è quella che ha votato Zaia e con lui la Lega, e che cosa vuole “sto Veneto”?

E’ sicuramente una società pensante sia che venga rappresentata dall’agricoltore sul trattore, dal piccolo artigiano, dall’operaio della piccola impresa che lavora in sub-appalto, ma è sicuramente rappresentata anche dal docente universitario di Fisica, per non dire di Medicina – e magari sono proprio i tanti professori pensanti a dargli il valore aggiunto.

Per non morire leghisti, come un tempo non si voleva morire democristiani – e in parte ci siamo riusciti – le domande da farsi sono anche quelle relative a come contrapporsi alle défaillance di Zaia sui molti temi fra cui quelli ricordati prima e che si legano al modo dell’agire politico.

Molta concretezza, molta chiarezza nelle proposte, molta credibilità, nettezza negli atteggiamenti. La scienza e la tecnica di supporto. Ma lontani mille miglia dal massimalismo dei “Comitati per il NO a prescindere”.

Che ce n’è in ogni landa e per ogni problema. Con la propensione a uscire perennemente sconfitti.

Da qui all’eternità.

Poi tanto per provocare (ma per favore non sparate sul tastierista!) e per provare a sviluppare un qualche ragionamento di scenario politico, vi pongo la questione che segue.

Suscitano l’orticaria per molti di quelli che la nostra parte (il centrosinistra o meglio ancora la liberal-democrazia) considera disvalori, ma se si governa con il M5S che non è certo un benchmark di riferimento – nonostante tutti gli sforzi degli Zingaretti, dei Franceschini, dei Bettini e compagnia svendendo – perché non considerare alleanze di carattere amministrativo locale con i leghisti (quelli di Zaia almeno)?

Sono pur sempre, in moltissimi comuni del nostro Veneto, dei buoni amministratori. Sicuramente migliori degli “scappati di casa” pentastellati. Con i quali si sta seduti al Governo nazionale!

Domande da districare e da affidare alla politica vera e non ai mercanteggiamenti.

Anche perché nel corso dei lustri ci hanno provato in tanti ad affrancarsi e a batterli, sempre con esiti infausti.

Ed erano persone di assoluto valore intellettuale, imprenditoriale, morale: Cacciari, Carraro, Bortolussi. I più rimarchevoli.

A Zaia piace vincere facile: di fronte oggi c’era l’onestissimo Lorenzoni.

 

 

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Pubblicato in : Redazionale

Info Franco Vianello Moro

Veneziano con i piedi nell’acqua dalla nascita, e anche da prima. Ha lavorato in aziende internazionali e guidato una joint venture italo-tedesca. Parallelamente, nel pieno spirito del volontariato, ha servito per molti anni come Presidente del Centro Universitario Sportivo (CUS Venezia), Alle elezioni regionali del 23-24 novembre 2025 è candidato nella lista Uniti per Manildo che raggruppa i partiti di centro.

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