Dopo i saccheggi del week-end scorso a Milano, opinionisti, registi, rapper, docenti di ogni ordine e grado, universitari, esibendo una postura pensosa e emozioni mal rattenute, venati dalla nostalgia per la lontana giovinezza, per gli innocenti espropri proletari, per i furti sistematici alle librerie, per i passamontagna e per i conseguenti brividi rivoluzionari lungo la schiena alla Toni Negri, ci hanno torturato con questo interrogativo: “Quale messaggio ci manda il disagio dei nostri ragazzi minorenni?”.
Il Disagio manda tre segnali a tre interlocutori.
Alle famiglie: non stanno educando i ragazzi alla responsabilità, alla legalità, alla non-violenza. È, come suggerisce Paolo Crepet, “la peggiore generazione di genitori mai avuta”?
I saccheggi degli adolescenti ci segnalano che la catena educativa è stata interrotta, in primo luogo in famiglia. Forse a questi ragazzi è stato presentato un mondo, nel quale basta gridare più forte, prendere a calci persone e vetrine per farsi strada. Un mondo, dove “chi rompe non paga”, dove “ogni pranzo è gratis”, dove la legalità è un optional. Un mondo facile, senza sacrifici e senza sudore. La colpa è dei social? Può darsi. Ma quale soluzione di continuità tra la morale violenta dei like e quella silenziosamente accettata e praticata in famiglia?
Alle Scuole e alle Università: se fai il bullo con i tuoi compagni, ti capisco, ma non ti punisco. Come se la repressione della violenza e del crimine non fosse l’altra faccia dell’educare. E’ l’arte del dire No. Le Università hanno tollerato l’intolleranza di minoranze ideologizzate così che l’esercizio energico del pensiero viene necessariamente associato alla capacità di prepotenza.
Ai Catechisti del Disagio, copyright di Caterina Giojelli su “Tempi”: che la smettano di inseguire dai loro rissosi talk-show e dall’alto di cattedre di cartapesta il mito fatuo del nuovo soggetto insurrezionalista. Marx lo aveva già liquidato come “Lumpenproletariat”. La storia degli uomini è da sempre un groviglio di contraddizioni, passioni, dolori, speranze. Ai “nostri ragazzi” occorre insegnare la pazienza di scioglierlo con le proprie dita. Solo così imparano la fatica di vivere. Solo così un Paese ha un futuro.
Da ITALIA OGGI SABATO 24 OTTOBRE 2026
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PIÙ DELL’IDEOLOGIA POTÉ IL GASOLIO
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