Ci voleva la morte dichiarata del “woke”, oltre Oceano, per bocca della deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, per far scoprire ai mass-media italiani che era esistito. Prima hanno chiuso più di un occhio. Eppure l’intero “Campo largo” ne è stato a lungo ispirato, almeno fino alla recente furbesca abiura di Giuseppe Conte. Oggi l’altra metà non ha ancora abiurato. Nessuno se n’era accorto? No. Anzi, chi ne denunciava la natura e le aberrazioni era accusato di maschilismo, colonialismo, razzismo, omotransfobia, islamofobia e, per concludere, di collusione con la Meloni. Eppure ha provocato ingenti danni, innanzitutto negli Usa, il più grande dei quali è Trump medesimo. I danni in Italia? Ha distrutto le basi sociali e la cultura politica della sinistra comunista e socialista.
“Woke”, che cos’era dunque? Che significò da un certo punto in avanti, grosso modo dal 2014, anno del Black Lives Matter? Da allora “sveglio” si allargò dall’autocoscienza rispetto alle ingiustizie di origine razziale a quella per le ingiustizie dovute a sessismo, diritti LGBT, identità di genere, disuguaglianze sociali e ogni altra possibile forma di discriminazione.
Il punto di partenza è quello della dignità assoluta della persona umana. Nulla di più autenticamente liberale. Ma il teorema, che sta alla base dell’intera vicenda politico-filosofica dell’Occidente, è stato subito declinato in termini di individualismo assoluto identitario.
Una persona è definita originariamente dalle particolarità che la rendono unica, irrepetibile, assoluta. Le particolarità? Il genere, l’etnia, l’orientamento sessuale, abitare in centro o in periferia, in pianura o in montagna, preferire la lirica o il jazz… La persona non è più definibile come “rationalis naturae individua substantia” universale, come suggerivano san Tommaso nella sua famosa Summa e, dopo di lui, tutti i pensatori liberali moderni, perché questa sostanza la farebbe assomigliare troppo a qualsiasi altra. No, è definita dai suoi accidenti. Sono questi che conferiscono l’identità e il sigillo originale all’individuo. Fissata così l’antropologia filosofica di fondo, scatta il combattimento all’arma bianca di ciascuno contro ogni altro per il proprio riconoscimento. Hobbes e Hegel insegnano. Ciascuno rivendica diritti totali e in perenne espansione. Si formano così comunità che condividono le stesse pretese: gli LGBTQ+, le donne, i neri, i latinos ecc…
L’idea di fondo è quella di “una società di minoranze” e dei diritti come “risarcimento” per pregresse storiche ingiustizie. I diritti non sono conseguenza di una sostanza uguale per tutti, ma di accidenti diversi per ciascuno. L’acme è stato raggiunto con la cosiddetta “l’intersezionalità”: se sei di genere femminile, possibilmente nera, possibilmente trans, possibilmente povera, allora tutti i disagi/esclusioni si accumulano fino a conferirti tutto il diritto di stare in cima ad ogni graduatoria degli “aventi diritto”, nell’Accademia, nell’Amministrazione pubblica, nell’azienda. L’onni-dirittismo ha sostituito l’etica pubblica. Il bene/male e la virtù/vizio hanno cessato di fondare i comportamenti e i giudizi di valore. Le conseguenze sociali/relazionali sono state devastanti in tutti e tre i settori sopra ricordati. Potevi essere una brillante promessa nel campo della Fisica teorica, ma se eri bianco, eterosessuale, di ceto medio, la strada ti era preclusa.
Il movimento woke, partito con l’attraente idea dell’inclusione universale (vocabolo ormai infestante, letto persino in autostrada su un camion di logistica) è approdato all’esclusione, in nome del principio di minoranza. Il lamento di Calimero, il “pulcino piccolo e nero” del Carosello degli anni ’60, è diventato un eroico grido di battaglia. A farne le spese è stata soprattutto l’autocoscienza storica dell’Occidente. E’ tristemente noto l’abbattimento della statua di Cristoforo Colombo e quello minacciato di Jefferson e di Churchill. Ma, soprattutto, la pretesa di purgare i Classici, da Platone, a Dante, a Shakespeare… accusati di sessismo, di razzismo. Mancano, per ora, i falò alla Savonarola e la Polizia morale. I nostri wokisti hanno dimenticato che l’Inquisizione, le Burschenschaften studentesche dell’800 e il Comunismo e il Nazismo nel ‘900 hanno ferocemente praticato le purghe. Heinrich Heine aveva già messo in guardia: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”.
Ora, pare che i Democratici americani stiano capendo la dura lezione della storia. Hanno dovuto vedere ben due rielezioni di Trump alla Presidenza per rendersi conto di essere usciti dai binari del liberalismo storico. Resta il dubbio che “i neo-socialisti” alla Sanders e alla Mamdani stiano piegando il legno storto del wokismo in uno ancora più stortignacolo dal lato opposto.
Quanto all’Italia, a parte il triplo salto carpiato di Conte, non si avverte nessuna resipiscenza a sinistra. Il mix di antipolitica populista, di moralismo elitario, di omni-dirittismo è diventato la piattaforma ideologica della segreteria Schlein. Come potrebbe smontarla in pochi mesi, dopo che ha distrutto le basi sociali e la cultura politica della sinistra storica in Italia? Uscire da quella gabbia – così l’ha definita Ezio Mauro su Repubblica – pare essere impresa disperata.
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RIPENSARE LO SVILUPPO
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