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PERCHÉ NON DECOLLA IL NUOVO SOGGETTO RIFORMISTA

Con la nostalgia di PCI/PDS/DS il centro sinistra non va da nessuna parte.

di Marco Mayer | 9 Maggio 2026

Una parte del PD vedrebbe con favore l’uscita dal partito delle sue componenti riformiste e liberaldemocratiche cattoliche.

Per esempio, l’ex Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi scrive oggi su Il Riformista che il passaggio di Marianna Madia dal Pd al gruppo di Italia Viva, come indipendente, può essere l’inizio di un fenomeno più vasto; un processo politico che potrebbe portare a far nascere un polo riformista, una sorta di “nuova Margherita” autonoma, ma solidamente alleata con il PD e che un ruolo particolare potrebbe essere svolto da Graziano Del Rio.

Non pochi nel PD, alla base e ai vertici provano nostalgia per il passato. Mi riferisco al processo che ha portato il PCI a trasformarsi prima nel PDS e successivamente nei DS. Con la nostalgia non si va da nessuna parte perché i cittadini quando votano guardano al futuro.   

Ciascuno (come Elisabetta Gualmini e Marianna Madia) ha tutta la libertà di compiere le sue scelte. Tuttavia, a ad un anno dalle elezioni una scissione del PD non sarebbe apprezzata dagli elettori di centro sinistra perché a 20 anni dalla sua nascita apparirebbe come un grande salto all’indietro.

Probabilmente verrebbero meno le sue stesse basi costitutive fondate sul pluralismo delle idee, su primarie di grande successo e soprattutto su 12.092.998 voti pari al 33,17% raggiunti nel 2008.Naturalmente molto dipenderà dal comportamento di Elly Schlein.

Non so se avrà la volontà e la capacità di contrastare con coerenza di comportamenti le spinte nostalgiche e faziose che hanno preso il sopravvento all’interno del partito. Ma c’è un’altra ragione per non augurarsi una scissione. Il nuovo polo riformista non ha bisogno di afflussi del PD, ma della capacità di mettersi in contatto con le migliori energie della società italiana che da anni si sono allontanate dalla politica.

Perché ciò si realizzi   i leader dei piccoli partiti (+Europa, dei socialisti, dei repubblicani di Italia viva, ecc.)  dovrebbero mettersi d’accordo e fare un piccolo passo indietro. Nei prossimi tre mesi occorre creare uno spazio per i tanti che avrebbero voglia di impegnarsi, ma non lo fanno perché sono scoraggiati dalla frammentazione, dagli steccati e dai litigi che dividono i leader dei piccoli partiti.

Se permangono queste divisioni è difficile creare un’alternativa a chi non vota più, anzi l’astensionismo è destinato a punire il centro sinistra. E se proprio si vuole dare un qualche spazio alla nostalgia del passato un riferimento positivo è l’esperienza dei comitati Prodi e poi Comitati dell’Ulivo che suscitarono grande interesse tra i cittadini in tutti – anche nei più piccoli – comuni italiani.

Finché Renzi organizza le “sue” primarie delle idee (una buona idea coordinata peraltro da una persona seria come Tommaso Nannicini), sinché le liti interne a +Europa non si placano, sinché Carlo Calenda in solitario continua strumentalmente a corteggiare Silvia Salis il centrosinistra – PD o non PD – non va da nessuna parte.

Peccato perché promuovendo tra i cittadini in modo unitario un equilibrato mix (di partecipazione fisica e di presenza in una piattaforma digitale) la creazione di un polo riformista sarebbe a portata di mano. 

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Pubblicato in : Politica

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Sergio Giusti

    9 Maggio 2026 alle 18:12

    Ottima riflessione. Tuttavia bisogna ammettere che non solo i leader del centro riformista ma anche i loro elettori sono faziosi. Molti, provenienti dai vari e numerosi percorsi individuali, hanno un cultura minoritaria e di testimonianza, un po’ come i radicali. Non sono interessati a governare.
    Viceversa chi proviene dalla sinistra o dalla democrazia cristiana ha la disponibilità a considerare il peso del loro pensiero riformista utile e disponibile ad alleanze pur necessarie.
    Per questi motivi credo che se Renzi punta ad un progetto che di dare casa ai riformisti di governo, abbia o possa avere ragione, anche nell’interesse della coalizione.

    Rispondi

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