Prima come Assessore, poi come Sindaco, Renzo Bardelli dette grande impulso all’apertura di scuole materne comunali e valendosi delle pedagogiste Lia Galardini e Sonia Iozzelli alla qualificazione della loro attività.
Si era negli anni 60, quelli del baby boom, e le strutture socioeducative fino allora funzionanti, non erano in grado di accogliere il crescente numero di bambini e bambine.
Si trattava soprattutto di scuole promosse in ambito cattolico, con personale appartenente a congregazioni religiose, oltre 250, sorte a questo fine dalla metà dell’800.
Soprattutto al nord e nelle grandi città c’erano oltre a scuole parrocchiali, ‘asili ‘ gestiti da Comuni e da Enti morali.
Per far fronte alla domanda indotta dall’ incremento demografico, nel !968 fu faticosamente emanata la legge n.444 del 1968, istitutiva della scuola materna statale con personale dipendente dal Ministero dell’Istruzione: i Comuni avrebbero dovuto chiederne l’Istituzione fornendo gli edifici e assumendosi l’onere del personale non docente.
La legge 444 previde anche che i Comuni potessero istituire proprie scuole con personale da essi dipendente: questo era stato richiesto soprattutto dal Partito comunista, la principale forza d’opposizione, che amministrava tanti Comuni nelle regioni cosiddette rosse. La frequenza delle scuole statali e comunali era gratuita, perché ai costi del loro funzionamento si sarebbe provveduto con denaro pubblico, cioè dei contribuenti.
Si trattava di un compromesso tra maggioranza di governo (Democrazia Cristiana ed alleati ‘laici’) e opposizione (praticamente il Partito Comunista) di entrare strutturalmente nell’ambito di un servizio connesso al soddisfacimento di un rilevantissimo bisogno sociale, con i conseguenti vantaggi di consenso elettorale e quelli derivanti dalla gestione del personale e delle risorse occorrenti al suo funzionamento e dalla estensione di influenza culturale (orientamenti pedagogici e aggiornamento professionale) attraverso esperti e strutture di riferimento delle forze politiche.
Se in fatto la legge 444 estendeva l’egemonia statale sulla scuola, attraverso le forze di governo e in particolare la Democrazia Cristiana che aveva la guida del Ministero dell’Istruzione, il ruolo programmatorio riconosciuto al Comune (titolarità della richiesta di istituzione di scuole statali e possibilità di istituirne di proprie) consegnava anche alla principale forza d’opposizione una presenza assolutamente significativa. E’ difficile negare l’idoneità di un ruolo del genere al Comune: per assegnarlo a chi? Va aggiunto che il radicale decentramento delle funzioni dello Stato alle Regioni e ai Comuni, previsto dalla legge 382/1975 e dal d.P.R 616 / 1977, assegnava al Comune la gestione degli interventi in materia di assistenza scolastica disposti da legge regionale.
La 444, per le scuole non statali e non comunali, la cui presenza quantomeno aveva consentito di non partire da zero al momento di attuare il nuovo ordinamento, prevedeva solo un contentino odioso e praticamente inutile: la possibile opposizione alla istituzione delle gratuite scuole statali. Restavano in vita solo gli irrisori sussidi previsti da leggi precedenti in caso di accoglienza gratuita di bambini indigenti, residuo di una superata concezione assistenziale.
Per quanto tempo questo assetto istituzionale di privilegio economico per le sole scuole statali e comunali sarebbe durato? I nuovi compiti assegnati dalla legge 444 e dal d.P.R. 616 al Comune gli avrebbero fatto giocato un ruolo strategico nella riforma del sistema scolastico con il superamento, anche per la scuola materna, di un assetto finora riservato solo all’iniziativa dello Stato centrale.
Ma un decisivo effetto collaterale della legge 444 per le scuole escluse da ogni sostegno economico, quasi dovessero essere punite per aver precorso i tempi, fu l’accelerazione del processo costitutivo, avviato a Brescia, Verona Trento, Reggio Emilia, di un organismo associativo a livello nazionale degli enti gestori di queste scuole, essendo del tutto insufficiente la comune ispirazione a mettere in rilievo il loro oggettivo contributo di servizio pubblico.
Nel 1974 nacque la Federazione Italiana delle scuole Materne (FISM) della quale, chi stende questa nota, fu il primo responsabile ed è tuttora presidente emerito. Lo statuto prevedeva che le scuole aderenti fossero identificate come scuole autonome, ad evidenziarne la derivazione da parte delle formazioni sociali che avevano avvertito ed avvertono il dovere – diritto riconosciuto dall’art.2 della Costituzione, di contribuire al soddisfacimento di esigenze diffuse e la capacità di provvedervi con autogestione senza fine di lucro.
La nuova associazione sollecitata dalla Conferenza Episcopale Italiana – alla quale aderirono quasi tutte le scuole, circa ottomila presenti su tutto il territorio nazionale doveva sottolineare che solo la permanente presenza delle scuole “autonome” avrebbe potuto favorire la rapida estensione di un servizio che, allora, non aveva ancora raggiunto il 40% dei bambini e bambine italiane. Era un obiettivo di grande civiltà che oggi è stato praticamente conseguito.
L’impegno iniziale di Renzo Bardelli per l’apertura di scuole materne comunali certamente interpretava la linea del suo partito per attuare la 444, ma credo si possa convenire sul fatto che fosse coerente con il suo stile di approccio alla politica, capace di leggere le situazioni nella loro interezza e dunque aperto a intercettare, nei rifiuti reali o supposti, altri aspetti del problema che stava affrontando. Ricordo che, per
metterci quella del Comune, il Sindaco propose alla direttrice della scuola parrocchiale di Piteccio di affittargli i locali. Era una suora domenicana piccina piccina, molto anziana e soprattutto irremovibile: un intero paese aveva tanti anni prima voluto costruire quella scuola, ci aveva mandato generazioni di bambini. Perché da allora in avanti avrebbe dovuto mandarli in una scuola del comune? Perché era gratis?
Renzo di fronte a quella cittadina appassionata al suo lavoro e alla sua comunità, si accorse della inconsistenza della propaganda del monopolio clericale sul sistema scolastico e che era sindaco anche per lei.
Quando si cominciò a parlare dell’intervento del Comune per le scuole FISM i parroci di Pistoia scrissero al Sindaco: “Non sembri questo nostro scriverLe indebita ingerenza e mancanza di rispetto al carattere laico (non laicista) della istituzione da Lei guidata, né sembri ricerca di privilegi e di particolare benevolenza. I valori che ci premono sono ampiamente accolti dalla Costituzione della Repubblica, patto comune della convivenza civica di cui Lei è garante. Vorremmo che il Comune stabilisse per quanto di sua spettanza lo stesso trattamento per i bambini di tutte le scuole materne, cattoliche, autonome, comunali e statali” (1)
La Regione Toscana in forza della legislazione sul decentramento aveva emanato la legge sull’ ’assistenza scolastica ’, stabilendo che i Comuni ‘ possono ’ estendere gli interventi per la mensa e il trasporto con i pulmini, anche a chi frequenta scuole ‘private’: una disposizione che avrebbe consentito una applicazione del tipo ’ prima gli italiani ’. Mi ero occupato della questione in occasione della stesura di un espostoal riguardo, dei vescovi toscani al Presidente del Consiglio Fanfani che contestava la ragionevolezza della prevista facoltatività. (2) Cosa intendeva fare il Comune di Pistoia?
Era un problema nuovo che imponeva un’invenzione giuridica, mediante la quale dimostrare l’agibilità di una lettura della legge regionale in senso non discriminatorio. In questo contesto maturò il processo sfociato nella Convenzione tra Comune di Pistoia e scuole FISM. Essa fornì, su sollecitazione della FISM, l’occasione al Comune di andare oltre il ruolo programmatorio previsto dalla legge 444 per assumere un
protagonismo strategico, nell’ambito delle funzioni recentemente assegnate alle istituzioni dello Stato locale in attuazione dell’art. 5 della Costituzione della Repubblica.
E ciò grazie al fatto che la percezione diretta e quotidiana degli amministratori locali favorisce il discernimento, precluso al lontano legislatore statale, della dinamica con creta dei problemi, oltre pregiudiziali ideologiche ingombranti e convenienze di parte poco plausibili soprattutto quando concernono elementari attese dei cittadini. L’ente locale, per sua natura, può valutare le condizioni perché possa essere considerato oggettivamente pubblico un servizio, anche se reso da soggetti privati, e agevolarne il mantenimento e/o l’estensione.
L’adesione delle forze politiche presenti in Consiglio Comunale (ricordo, tra gli altri, Gabriele Zollo per la DC, Aldo Fedi e Venturi per il PCI, Giampaolo Pagliai per il PSI, Vicenzo Lombardi per il PSDI), sollecitata dal Sindaco, a questa impostazione consentì l’invenzione giuridica della Convenzione tra Comune e scuole FISM per esprimere la comune preoccupazione per assicurare subito la scuola dell’infanzia a tutti i bambini pistoiese senza sacrificio delle esigenze educative ed economiche dei genitori in un quadro di utilizzo di tutte le energie sociali.
Così si trovarono:
• i criteri di individuazione di uno specifico servizio pubblico, riconosciuto come
svolto dalle scuole autonome;
• le modalità del sostegno necessario ai soggetti impegnati a soddisfarlo rispettandone l’identità e l’autonomia, mediante meccanismi di controllo paritetici sulla effettività della destinazione delle erogazioni disposte per il servizio di mensa e per il trasporto scolastico.
• la possibilità di iniziative comuni per la qualificazione del personale, nel comune convincimento della sua importanza.
• la partecipazione dei genitori alla gestione della scuola (3)
La Convenzione, con il relativo Regolamento di applicazione, fu approvata all’unanimità. Chi aveva vinto? Il Sindaco? I comunisti, i democristiani, i socialisti, i socialdemocratici, i genitori delle scuole FISM? Attilio Guardincerri scrisse di Una Vittoria della Ragione, sul mensile cartaceo di Tv Pistoia libera, che pubblicò le dichiarazioni degli esponenti locali dei partiti.
Oggettivamente fu una svolta che determinò l’aggiornamento a livello regionale e nazionale dei termini della questione del rapporto tra i diversi tipi di scuola materna, prima impensabile. Si posero le premesse dell’attuazione di un sistema scolastico integrato a partire dalla scuola materna, senza privilegi e senza discriminazioni sfociato nella legge di parità scolastica n.62 del 2000. (4)
Tra i tanti articoli su quotidiani, settimanali, riviste, (5) merita segnalare quello di Paese Sera, quotidiano fiancheggiatore del PCI, per il suo titolo significativo, la breccia di Pistoia. L’Osservatore Romano, sotto il titolo Una prospettiva per le scuole materne, scriveva che si potrebbe aprire la strada alle più ampie prospettive: un sintomo evidente che quando si vuole, si può costruire in armonia.
Gli organi direttivi locali, regionali e nazionali della Democrazia Cristiana espressero formale apprezzamento della delibera del Comune di Pistoia. Il consigliere regionale Luciano Stanghellini propose una interrogazione all’assessore regionale della Pubblica Istruzione Luigi Tassinari perché in sede di revisione della legge regionale si provvedesse alla eliminazione di ogni norma discriminatoria.
L’Avanti, dopo aver positivamente commentato la Convenzione il 27 gennaio 1978 collegandola alle posizioni espresse dal Lelio Lagorio, responsabile PSI degli Enti Locali della Toscana, interveniva duramente con una nota della Commissione scuola nazionale del PSI il 1° febbraio 1978, invitando i quadri locali del partito ad operare “affinché le convenzioni non abbiano luogo, e ove queste siano già state attuate, ad impegnarsi perché non siano rinnovate alla scadenza”.
L’assessore comunista Famigli del Comune di Modena parlò di un “cedimento” della Giunta comunale di Pistoia. Malaguzzi, direttore delle scuole comunali di Reggio Emilia accusò il sindaco di Pistoia di una “personale e insidiosa” interpretazione della Costituzione. Va detto che un anno prima, in occasione di una tavola rotonda al secondo congresso nazionale della FISM, la senatrice Marisa Cinciari Rodano, responsabile dell’Ufficio scuole materne del PC, aveva convenuto che nell’interpretare il “senza oneri per lo Stato” dell’art.33 della Costituzione si sarebbe dovuto distinguere tra iniziative a fine di lucro e non.
Questa pluralità di posizioni, allora inconsueta nel Pci, portò ad una presa di posizione ufficiale espressa dal senatore Armando Cossutta, responsabile Enti Locali del PC:
“la linea del Comune di Pistoia è la nostra linea”. Nel testo si esprimeva “apprezzamento reale per il ruolo che hanno esercitato o possono esercitare nelle istituzioni pubbliche e nelle proprie istituzioni le forza cattoliche … So perfettamente che per il mondo cattolico esercitare opera di assistenza è considerato come un proprio dovere. Il mondo cattolico ha diritto di esercitare questo dovere. Deve averlo.” (6)
Possiamo dunque dire che Renzo Bardelli, dalla posizione di disciplinato attuato re della linea del Partito Comunista, era riuscito a far diventare la linea del Comune di Pistoia l’orientamento del suo partito, ma soprattutto aveva dato modo al nostro Comune di assumere un ruolo sollecitatore della modernizzazione del sistema scolastico italiano.
1. La lettera dei parroci e la risposta del Sindaco, insieme al testo della Convenzione, furono
pubblicate per ampi stralci su L’Osservatore Romano del 26 gennaio 1977 e sul Bollettino Diocesano
organo ufficiale della Diocesi di Pistoia, Anno LXIX aprile 1978 n.3-4.
2. Vedi E. Cheli in “Una vicenda da meditare”, Città e Regione, giugno 1976.
3. Il testo della Convenzione non ha alcun cenno di carattere confessionale. Il che ne consente l’utilizzazione per qualsiasi scuola. Tanto è vero che la Fondazione Turati chiese ed ottenne dal Comune
di poter aderire alla Convenzione FISM per un proprio “asilo “in via Melani a Pistoia (delibera n.487
del 22 aprile 1980 votata all’unanimità).
4. Per il percorso dell’ordinamento successivo alla Convenzione vedi due miei contributi su Aggiornamenti Sociali (“La scuola materna cattolica oggi in Italia”, n. 6 giugno 1984 e “Parità della scuola
non statale – prospettive ed attuazioni parziali “, n. 6 giugno 1989).
5. Segnaliamo tra gli altri: Il Corriere della Sera del 15 2 1978, Unità, Avvenire, Il Popolo, Paese
Sera, L’Avanti, Tutto Scuola, La Vita Cattolica, La Nazione, Il Regno, il settimanale Dc La Discussione, L’Amico del Clero.
6. bollettino della Sezione Regioni e Autonomie locali del Comitato Centrale del PC n.2/1978 pag.53.
CON PICCOLE VARIANTI SI PUBBLICA L’INTERVENTO DI GIUSEPPE TOTARO AGLI ATTI DEL CONVEGNO DEDICATO AL SINDACO RENZO BARDELLI DALLA FONDAZIONE TURATI
DEL 19 OTTOBRE 2018


IL FINANZIAMENTO PUBBLICO E (È) LA CRISI DEL CINEMA ITALIANO
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