Un esame sereno e pacato della proposta di riforma della legge di revisione costituzionale sull’Ordinamento Giudiziario mi convince ad esprimere un Si al referendum.
Purtroppo il dibattito ha preso una brutta piega e si è spesso ridotto a slogan demagogici, a giudizi politici nei confronti del Governo da un lato e dall’altro a sguaiati attacchi alla Magistratura nel suo complesso in uno scontro ove la necessaria tenuta dei corretti rapporti istituzionali ha rischiato e rischia di venir meno.
La legge, che, come tutte, ha con sé luci ed ombre, deve essere giudicata nel merito e con un pensiero alla Storia di una idea che viene da lontano.
È tempo di indicare come necessità democratica il pieno compimento del principio costituzionale del giusto processo sancito dall’art. 111 e ciò ormai deve obbligatoriamente passare dalla separazione delle carriere fra magistrati requirenti e magistrati giudicanti.
Il processo penale è lo strumento con il quale lo Stato esercita la propria pretesa punitiva ed è strumento di “potere” inevitabilmente autoritario ed è per questo che è disciplinato da regole e presidiato dai diritti di rango costituzionale, fra i quali il diritto ad un Giudice terzo ed imparziale.
La terzietà del Giudice riguarda il presente istituzionale del Giudice ed implica la separazione delle carriere disciplinata costituzionalmente.
Non ci dimentichiamo, infatti, che da tempo abbiamo abbandonato il processo inquisitorio che si fondava sulla sostanziale concentrazione dei poteri di indagine e di decisione in un unico organo, il Giudice, privilegiando la efficienza repressiva dello Stato rispetto alle garanzie individuali.
Come si può pensare che tutto ciò possa minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura principio costituzionale altrettanto saldo e forte?
La previsione in Costituzione di due CSM separati, anzi, ne rafforza l’importanza, con il presidio del Capo dello Stato e di una robustissima struttura di supporto amministrativo (28 Magistrati addetti alla Segreteria 11 Dirigenti di prima e seconda fascia, ufficio studi, staff del Capo dello Stato con tutte le prerogative tipiche della funzione) che non viene minimamente scalfita dalla Legge di riforma.
Il ruolo deformante delle correnti della Magistratura, nella totale inerzia o peggio ancora con la complicità di certa politica ha fatto sì che centri di potere avulsi da ogni controllo, da un lato abbiano influito sulle carriere dei magistrati con ripercussioni sul servizio della Giustizia e, dall’altro, abbiano consentito una progressiva espansione del ruolo dell’Organo in questione anche al di là delle previsioni costituzionali.
In questa situazione il sorteggio è il male minore per restituire al Consiglio Superiore della Magistratura la natura di Organo di alta amministrazione i cui compiti sono sanciti dalla Costituzione: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni (ora valutazioni di professionalità) e che, ad eccezione dei procedimenti disciplinari rimangono invariati.
A proposito di questo ultimo argomento io credo che un serio e rigoroso controllo disciplinare sia garanzia per la stessa Magistratura, per la sua autorevolezza e per la sua fondamentale funzione in uno Stato democratico.
Con la proposta dell’Alta Corte si costituzionalizza il Giudice disciplinare e lo si separa dalla funzione amministrativa del CSM con maggiori garanzie di indipendenza e serietà di giudizio.
Certo rimane l’amaro in bocca che una riforma costituzionale verso un processo più giusto e degno di un Paese civile non abbia visto la mediazione e la convergenza fra le forze politiche in Parlamento, ma senza il coraggio e l’autorevolezza di tutto il Paramento ,spesso inerme di fronte alle pressioni corporative e conservatrici , non rimane che il ricorso al referendum popolare che per dirla con una grande statista Aldo Moro rimane “il momento privilegiato in cui il popolo stesso può pronunciarsi esplicitando direttamente la evoluzione della coscienza pubblica “
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Avv. CECILIA TURCO


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