Nel citato sondaggio del 30 dicembre IPSOS DOXA si mette a disposizione anche il consenso elettorale ricevuto dai diversi partiti disaggregato secondo le variabili demografiche, sociali ed economiche già utilizzate per l’analisi dell’astensionismo.
In questo articolo l’analisi è ristretta ai tre maggiori partiti, quelli che il sondaggio rileva ricevere consensi in doppia cifra dai votanti, Fratelli d’Italia (28,4%), Partito Democratico (21,3%) e Movimento Cinque Stelle (13,5%).
Si è obiettato e si obietta che le diverse forze politiche hanno avuto alle europee del 2024 ed alle più recenti regionali risultati abbastanza discordi da quello dei sondaggi, ma il riferimento da considerare e quello delle politiche del 2022, con Fratelli d’Italia al 26%, Partito Democratico al 19,0% e Movimento Cinque Stelle al 15,4%.
Ognuno può esercitarsi a verificare, per ciascuna delle 27 variabili considerate, il maggiore o minor consenso ricevuto da ognuna di queste forze politiche.

Ovviamente si tratta di un sondaggio con i consueti margini di errore che, rispetto al totale, crescono al dettagliarsi delle risposte per le singole variabili.
È stato adottato un metodo empirico per segnalare le differenze in più e in meno per ognuna di queste variabili rispetto al totale dei consensi per ogni partito: differenze in più o in meno con intervalli diversificati tra le tre forze politiche, all’incirca il 5% per Fratelli d’Italia, il 4% per il Partito Democratico, il 3% per il Movimento 5 Stelle, in qualche misura proporzionati alle diverse percentuali di consensi ricevuti.
Fratelli d’Italia appare il più “interclassista” tra i tre partiti, con la segnalazione di solo 9 variabili sulle 27 totali considerate, con differenze superiori al 5% in più (3) e in meno (6).
A premiarla sono gli elettori maturi ed anziani, dai 50 anni in su e le casalinghe: nessun altro partito riceve questo premio da una categoria sociale ignorata nella società del woke.
Andare di più a Domenica in e presidiare altri format televisivi nazionalpopolari, quelli schifati da una intellettualità autoreferenziale e dalla società dei benestanti, piuttosto che affollare talk show politici dove si ritrova sempre la stessa compagnia di giro, dovrebbe essere un imperativo per Fratelli d’Italia che dovrebbe elaborare proposte mirate per le casalinghe, sulle quali si fonda ancora oggi l’istituto familiare e che surrogano in troppi casi lo stato nelle funzioni di assistenza ad anziani e disabili.
Ogni medaglia ha il suo rovescio: Fratelli d’Italia è punita elettoralmente dagli elettori più giovani, dagli studenti e dai laureati (Trump ha vinto con l’appello ai meno istruiti) ma i consensi scarseggiano anche tra gli elettori disoccupati e inoccupati e tra quelli in condizione economica più bassa. E, territorialmente, riceve meno consensi nel sud e nelle Isole.

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Il Partito Democratico mostra una maggior polarizzazione, con 13 variabili su 27 che mostrano valori più distanti dal dato medio, 6 più alti e 7 più bassi, all’incirca del 4%.
“Pensionati benestanti di sinistra”: così anni fa un dirigente del PCI toscano sintetizzava la base dei consensi alla sinistra nella regione: il Partito Democratico ha accentuato questo profilo del proprio elettorato, con i consensi che da elettori più anziani, pensionati, donne (ma non le casalinghe) e soprattutto da che si trova in condizione economica elevata (con una segretaria ricca di famiglia..) e soprattutto fortemente radicato nel centronord, nelle mitiche regioni rosse.
Stenta invece, il Partito Democratico, tra gli uomini, non pesca abbastanza tra gli elettori più giovani (15-34) e quelli in piena maturità (35-49). Non riceve consensi dal lavoro autonomo dove vengono percepiti solo atteggiamenti e proposte punitive, ma soffre anche all’estremità inferiore delle classi sociali, tra gli operai ma soprattutto tra i disoccupati ed inattivi.
E territorialmente paga dazio al Sud e nelle isole, dove non si trasferiscono alle elezioni politiche i successi alle regionali, legati a leadership locali forti, i cacicchi, e a reti clientelari cresciute per il lungo esercizio del potere in alcune di queste.
Il Movimento 5 Stelle è polarizzato nel suo elettorato quanto il Partito Democratico, con 13 variabili su 27 che mostrano valori più distanti dal dato medio, 6 più alti e 7 più bassi, all’incirca del 3%.
È il partito degli strati bassi della società, operai e lumpenproletariat di disoccupati e inattivi, della gente in condizione economica bassa, degli elettori vicini all’età di pensionamento (50-64) e preoccupati per le loro pensioni.
È un partito soprattutto radicato nel Meridione, Centrosud e Sud e Isole.
Il Movimento non è apprezzato dagli strati più alti della società, dai laureati come dagli imprenditori liberi professionisti e dirigenti, da chi gode di una condizione economica elevata e medio-alta, da chi è in pensione e non vuol vederla messa a rischio da avventate misure populistiche (leggi reddito di cittadinanza e superbonus) e territorialmente non sfonda nel Nord Ovest come nel Nordest.
L’indice di fedeltà: ossia se si considera l’ipotesi di votare un altro partito
Lo stesso sondaggio ha chiesto agli intervistati se consideravano l’idea di votare un altro partito, oltre quello indicato come prima scelta da chi si era già pronunciato, mentre a coloro che avevano indicato l’astensione come scelta o dichiarati indecisi era chiesto se prendessero in considerazione il voto ad un partito come seconda opzione.
Era possibile indicare fino a tre scelte alternative.
In totale solo un elettore su tre (36,6%) dichiara di restar fedele alla prima scelta e di non prendere in considerazione altri partiti mentre il 63,4% indica altre scelte.
Forza Italia sarebbe la maggior beneficiaria delle seconde scelte seguita dalla Lega, mentre staccate seppur di poco risultano il Partito Democratico e Fratelli d’Italia.
Le risposte sgombrano subito il campo da illusioni sul recupero al voto degli astenuti: lo zoccolo duro, quello che non si pente della scelta di astenersi, conta per il 75% delle risposte, mentre il restante 25% si distribuisce indifferenziatamente fra tutti i partiti.

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Tra i partiti, il tasso di fedeltà più elevato è appannaggio del Movimento 5 Stelle: oltre la metà (53,8%) di coloro che li hanno indicati come prima scelta non prendono in considerazione la possibilità di votare altri partiti.
Tra coloro invece che non chiudono a scelte alternative (46,2%) la preferenza è prevalentemente verso il PD seguito da Alleanza Verdi Sinistra, ma con qualche fascinazione per i partiti del centrodestra, mentre nulla o quasi va verso i cespugli del centro riformista.
Il Partito Democratico ha uno zoccolo duro del 38,2% che esclude la possibilità di votare per altre liste: le alternative prese in considerazione dal restante 61,8% si indirizzano in ugual misura verso sinistra, verso il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra mentre solo percentuali inferiori vanno verso i cespugli dei partiti riformisti.
Tra i tre maggiori partiti, Fratelli d’Italia ha il tasso di fedeltà più basso, 33,4%: le alternative sono quasi esclusivamente interne alla coalizione di centrodestra, con Forza Italia come prima scelta seguita dalla Lega. Al di fuori del centrodestra qualche segnalazione in più va verso Azione.
Possono essere d’aiuto queste indicazioni, della configurazione della base elettorale e della esclusività della scelta del partito per costruire programmi e coalizioni vincenti? È chiedere troppo, ma qualche spunto possono offrirlo, ovviamente a chi è capace di leggere la realtà con mente sgombra da pregiudizi.
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NON CI SI LAVI LA COSCIENZA ANDANDO A LUCIDARE PIETRE D’INCIAMPO
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